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Lo straniero di carta

Non era una sensazione, era una certezza. Lo capivamo da come la stampa parlava id loro, dalla difficoltà che i giornalisti trovavano nel definirli, chiamandoli in tali e tanti modi da far sorridere della loro fantasia. Sulle colonne dei giornali gli immigrati sono diventati “vù cumprà”, utilizzando uno scimmiottio verbale a metà tra il napoletano e la macchietta del nero che parla, o “coloured”, “color”, “vù lavà”, quando alcuni hanno cominciato a lavare i vetri delle auto agli incroci, “vù giocà” quando i senegalesi hano fondato una squadra di calcio.

L'immigrato sul pianerottolo

Il mio nome è Roberto, cuoco di professione e, per qualche anno, operatore del centro di prima accoglienza per extracomunitari di Rimini. Un cuoco prestato al mondo dell'immigrazione. Un mondo complesso, pieno di problemi, con il quale, assieme a don Luigi Tiberti, a tanti amici della Gioventù Operai Cristiana (Gioc) e altre persone che via via si sono unite a noi, abbiamo cercato id misurarci e confrontarci. Cercando anche di portare delle soluzioni ai mille problemi, spesso drammatici, del pianeta immigrazione.

Introduzione

Chi, attirato dal titolo, si accosta a questo libro ed è saturo, suo malgrado, di tanti anni di italiana retorica sul “problema immigrazione”, vi troverà un salutare disintossicante.

Si tratta infatti del resoconto in prima persona della esperienza di Roberto, operatore per molti anni e sin dall'origine del centro di prima accoglienza per immigrati di Rimini.

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