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Da 35 anni lottiamo contro le dipendenze da sostanze e per l'inserimento sociale delle persone
Aggiornato: 6 giorni 7 ore fa

Cnca: rivolte in carcere, attivare subito le misure alternative. L’emergenza coronavirus ha aggiunto ulteriore pressione in una situazione già oltre il limite del sopportabile

Mar, 10/03/2020 - 17:21
Riccardo De Facci, presidente: “predisporre metodi di comunicazione tra detenuti e familiari diversi dalla presenza fisica, utilizzando gli strumenti offerti da internet o che non comportano rischi di contagio”.

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), al quale aderisce la Cooperativa Sociale Cento Fiori, esprime forte preoccupazione per le rivolte che stanno avendo luogo in diversi istituti di pena italiani. “L’emergenza coronavirus ha aggiunto ulteriore pressione in una situazione già oltre il limite del sopportabile, a causa di un sovraffollamento pesante e continuo”, dichiara Riccardo De Facci, presidente del Cnca, “Alle rivolte di questi giorni bisogna rispondere non solo con la repressione, ma attivando misure alternative alla detenzione per un numero congruo di detenuti. E predisponendo modi di comunicazione tra detenuti e familiari diversi dalla presenza fisica, utilizzando gli strumenti offerti da internet o altri che non comportano rischi di contagio. Quello che è accaduto a Modena, poi, con le morti per overdose, rende evidente che negli istituti di pena devono essere presenti strumenti per intervenire in caso di overdose, superando l’ipocrisia che vuole il carcere libero dalle sostanze psicoattive.”

“I fatti di questi giorni”, conclude De Facci, “sono un’ulteriore conferma di una situazione esplosiva, che va affrontata – al di là delle rivolte di questi giorni – prevedendo un uso esteso e sistematico delle misure alternative alla detenzione (messa alla prova, detenzione domiciliare…) e cancellando alcune normative ‘carcerogene’ come l’attuale legislazione sulle droghe. Sono richieste che avanziamo da tempo e che continuano a restare senza risposta.”

La Cooperativa Sociale Cento Fiori gestisce attualmente il progetto Se.A.T.T. Andromeda: Sezione a custodia attenuata Trattamento Tossicodipendenti della Casa Circondariale di Rimini. Il progetto ha la finalità d’individuare e sostenere il percorso più idoneo al reinserimento sociale dei detenuti tossicodipendenti, coinvolgendo direttamente in prima persona il singolo utente e l’équipe di trattamento.

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Cnca: «Droghe, anche il governo in carica pensa di conquistare consenso colpendo i consumatori»?

Ven, 21/02/2020 - 16:29
Sconcerto e contrarietà del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza, del quale fa parte la Cooperativa Sociale Cento Fiori, per l’intenzione del ministro Lamorgese di prevedere l’arresto e il carcere per chi, recidivo, è trovato in possesso di quantitativi di droghe di lieve entità.

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) esprime sconcerto e contrarietà rispetto all’intenzione del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese di proporre una modifica all’attuale testo unico sulle droghe, prevedendo l’arresto immediato con custodia in carcere per coloro che sono trovati in possesso di piccoli quantitativi di droga, se recidivi.

“Qualora si arrivasse a una modifica di legge come quella prospettata dal ministro Lamorgese”, dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA, “la conseguenza inevitabile sarebbe l’ulteriore incremento dei detenuti per reati connessi alle droghe, che andrebbero a sovraffollare le carceri già al collasso. Il problema resterebbe invece immutato, come dimostrano gli ultimi 30 anni di una guerra alla droga che è stata fallimentare. Ed è evidente che una norma siffatta non colpirebbe solo gli spacciatori, come viene dichiarato, bensì anche molti consumatori. Ancora una volta il penale e il carcere verrebbero utilizzati per affrontare questioni sociali, sanitarie ed educative. Dall’esecutivo ci aspettiamo, piuttosto, un serio ragionamento sulla depenalizzazione del possesso di piccoli quantitativi di sostanze e un rafforzamento di tutti quegli interventi innovativi che permettono un reale e più efficace lavoro educativo, di prevenzione e di riduzione del danno e dei rischi”.

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Adolescenza e integrazione, in scena allo Spazio Tondelli di Riccione “Poesia Azione e Musica”: liceali & migranti Cento Fiori a tempo di rap.

Mer, 19/02/2020 - 13:34
Spettacolo lunedì 24 Febbraio ore 21 con alcuni ospiti di strutture gestite da CAD e Cento Fiori insieme a studenti superiori di Rimini e Riccione, coinvolti in laboratori con il rapper KD-ONE. E’ il via alla XII edizione della rassegna: “Da qualche parte tra Musica e Psicoanalisi”, progetto SPI (società psicoanalitica italiana) e SIPsA (Società italiana di psicodramma analitico).

La Rassegna: “Da qualche parte tra Musica e Psicoanalisi” apre quest’anno la sua XII° Edizione con: “Poesia Azione e Musica”, lunedì 24 Febbraio ore 21.00 presso Spazio Tondelli di Riccione. La serata vedrà sul palco alcuni allievi dei licei di Riccione e Rimini che si esibiranno a conclusione di un percorso laboratoriale.

Da alcuni anni SPI (società psicoanalitica italiana) e SIPsA (Società italiana di psicodramma analitico), insieme all’Associazione Arcobaleno, hanno una collaborazione su progetti che prendono in considerazione i bisogni di adolescenti e migranti, con l’obiettivo di dare un riconoscimento alla sofferenza nel percorso adolescenziale e stimolare il senso di solidarietà e l’integrazione per prevenire il disagio che comporta l’essere lasciati soli e non compresi nei vari percorsi e passaggi di vita.

I giovani, nelle loro diversità, stanno vivendo insieme un’importante esperienza allo scopo di favorire lo scambio culturale e sperimentarsi in una espressione creativa fatta di musica, pensiero e parole. La musica e la poesia consentono di esprimersi come soggetti in uno spazio accogliente che facilita la crescita affettiva e mentale dei ragazzi. Il sapere psicoanalitico e antropologico conflui­scono in un registro poetico-esistenziale.

Presenta la serata Stefania Fabbri psicoterapeuta SIPsA-Coirag, intervengono Lucia Santolini antropologa dell’Associazione Margaret.

I ragazzi si sono messi alla prova per esprimere attraverso musica e ritmo i propri pensieri sotto la direzione artistica del rapper Lorenzo Cappadone in arte KD-ONE. Parole poetiche in rima e in musica Rap, racconto in rima da condividere in gruppo e ritmare insieme, ricerca del suono e ricerca di senso con adolescenti e migranti espressione del Sé interiore e della relazione con l’Altro.

Durante i primi mesi (circa due) si sono coinvolti gli studenti per classi ed incontri con ragazzi richiedenti asilo. Attraverso poesie di azione individuali e civili, poesia come opposizione all’ingiustizia, alla discriminazione e violenza contro le diversità, ma anche poesia narrazione in rima e con ricerca del suono e della musica, una sorta di Slam e Rap cioè poesia musicata.

Il progetto, promosso da SPI (società psicoanalitica italiana) e SIPsA (Società italiana di psicodramma analitico) vede la collaborazione di diverse scuole superiori – Einaudi, Scienze Umane, Liceo classico e scientifico di Rimini e Riccione – le cooperative sociali Cad e Cento Fiori e associazioni del territorio quali Arcobaleno, Margaret, Istituto Scienze dell’Uomo. Hanno collaborato al progetto: Cinzia Carnevali, Laura Ravaioli, Gabriella Vandi Psicoanaliste SPI del gruppo nazionale PER (Psicoanalisti europei per i rifugiati). Sonia Saponi, Silvia Cicchetti, Stefania Fabbri, Belpassi Rita Arianna, Roberta Savioli, Roberta Secchiaroli Psicoterapeute SIPsA, Giorgia Guenci Villa Antropologa Associazione Margaret, Monica Ciavatta (Coop. Cento Fiori), Daniela Balducci (Coop. CAD), Valentina Di Cesare, Erika Romagnoli coordinatrici progetti Associazione Arcobaleno, Giovanni Ceccarelli e Carlo Pantaleo, rispettivamente presidente e coordinatore di progetti sociali e alternanza Scuola Lavoro Istituto Scienze dell’Uomo-Progetto Interazioni. Sandra Villa, Paride Principi Dirigenti Scolastici.

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Alla Cento Fiori “sbocciano” nuovi cooperatori: Werther Mussoni li tiene a battesimo narrando, in una giornata di formazione, gli anni della nascita

Mer, 12/02/2020 - 18:05
Le belle storie si raccontano a tavola: pranzo formativo al Lago Arcobaleno per ascoltare i primi passi della Cento Fiori, la nascita della Comunità Terapeutica di Vallecchio in un prefabbricato del terremoto del Friuli. Visita alle tante attività che caratterizzano l’oggi.

Le belle storie si raccontano a tavola. Così viene interpretata la formazione per i nuovi soci della Cooperativa Sociale Cento Fiori: con un momento conviviale, alcuni narratori d’eccezione e un tour nelle strutture che la compongono. Poche e piacevoli ore nelle quali alcuni dei nuovi soci lavoratori hanno appreso da chi ha vissuto il passato e da chi gestisce il presente della realtà di cui fanno ora parte integrante: il fondatore Werther Mussoni e l’attuale presidente Cristian Tamagnini. Non solo: nel tour che dalla sede centrale si è dipanato in tutti i luoghi di lavoro, sono stati gli stessi soci ad essere, di volta in volta, spettatori e anfitrioni dei colleghi, fino al momento finale a La Serra Cento Fiori, il vivaio nel cuore di Rimini.

Eterogeneo il drappello dei cooperatori: Raffaele Caserta, Chiara Gentili, Simona Longo, Lorenzo Rizzo, Enrico Rotelli, Lorenzo Valeri, che si sono dati appuntamento in via Portogallo 10, mentre con rammarico non sono potuti essere presenti i quattro nuovi soci che operano al Centro Osservazione e Diagnosi l’Airone di Argenta. Ma per loro ci sarà modo di riservare un’altra calda occasione di benvenuto per la seconda giornata di formazione, quando incontreranno Federica Protti, responsabile per le cooperative sociali di Legacoop Romagna, che li formerà sul tema della governance e della partecipazione cooperativa. Cristian Tamagnini ha avviato la giornata raccontando l’attuale assetto della cooperativa sociale, che ricordiamo è di tipo A e B. «Il tipo A presuppone i servizi alle persone, con la Comunità Terapeutica e il Centro di Osservazione e diagnosi (Cod) di Vallecchio, il Cod di Argenta, il Centro Diurno e i tre gruppi appartamento di Rimini. La tipologia B riguarda invece gli inserimenti lavorativi delle persone diversamente abili o provenienti dalle aree dello svantaggio, e quindi le attività come La Serra Cento Fiori, il centro stampa Rimini Stampa, la Scuderia Cento Fiori, il cantiere nautico di Rimini e il Lago Arcobaleno. Attività che sono nate e che continuano ad affiancare i percorsi terapeutici delle nostre strutture di accoglienza».

Il tour è iniziato con il Centro Diurno, struttura che nel 2019 ha ospitato 21 utenti, per poi passare alla sottostante tipografia digitale, dove il timone di guida “turistica” è stato preso da Lorenzo Valeri, responsabile del settore tipografico. Poi tutti in auto verso l’appuntamento clou: la storia della cooperativa sociale Cento Fiori e della sua Comunità terapeutica di Vallecchio narrata Werther Mussoni, che le ha create insieme a tanti altri amici – Leonardo Montecchi, Massimo Ferrari, William Raffaeli solo per citarne alcuni – e lo scomparso Sergio Semprini Cesari. Intorno alla tavola imbandita da Ilaria Bartolini nel chiosco del Lago Arcobaleno, si sono intrecciate la storia della cooperativa con quella di Rimini, gli strozzapreti al ragù con il prosciutto tagliato a mano e la piada, l’evoluzione degli interventi terapeutici e dell’utenza nel corso dei decenni, la porchetta con le patate. Quando si dice la formazione professionale…

Lasciato il Lago Arcobaleno, una ex cava di argilla a San Lorenzo di Riccione trasformata dalla cooperativa in oasi naturale prima e in meta del turismo della pesca sportiva no kill poi, i neo cooperatori hanno raggiunto Vallecchio, il cuore pulsante di tutta l’attività sociale. Werther racconta come il paesaggio sia cambiato, mostra il primo edificio della comunità, un prefabbricato di Gemona aveva dato ospitalità ai terremotati del terribile terremoto del Friuli del 1976. Prefabbricato smontato, trasportato su un camion e rimontato a Vallecchio tra l’83 e l’84 dai primi ospiti della comunità, nove riminesi. Nucleo del futuro polo terapeutico Cento Fiori, costruito sul terreno messo a disposizione dall’Ospedale Fantini di Montescudo. In quasi quarant’anni è l’ultima vestigia di un’epoca pionieristica, insieme allo spirito che spinge l’incessante ricerca terapeutica nel campo in continua evoluzione delle dipendenze. «Ecco, forse il senso vero di essere soci di questa cooperativa – ha detto qualcuno del drappello dei neo cooperatori – è di fare parte di una lunga storia, nata a Rimini ma che continua a evolversi nella ricerca italiana».

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CNCA: solidali con Maria Grazia Mazzola, la giornalista Rai aggredita a Bari due anni fa. Domani l’udienza preliminare.

Mer, 15/01/2020 - 16:04

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e il CNCA Puglia aderiscono al sit -in di solidarietà per l’inviata del Tg1 Maria Grazia Mazzola, vittima di una brutale aggressione da parte della moglie di un boss mafioso avvenuta nel quartiere Libertà del capoluogo pugliese due anni fa, mentre svolgeva il suo lavoro di giornalista.

Il CNCA domani mattina sarà vicino a Maria Grazia Mazzola in occasione dell’udienza preliminare di rinvio a giudizio che si terrà al tribunale di Bari, alla quale la giornalista partecipa in qualità di parte offesa.

“Bari non dimentica”, dichiarano Riccardo De Facci, presidente del CNCA, e Vito Mariella, presidente del CNCA Puglia. “L’aggressione subita da Mazzola ribadisce la necessità di mantenere alta l’attenzione sui fenomeni mafiosi presenti in città. Si combatte la criminalità organizzata con il duro lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura in stretta sinergia con le associazioni e i cittadini che ogni giorno si adoperano per un cambiamento culturale e sociale. Ed esponenti della stampa come Mazzola, che svolgono un ruolo prezioso nel documentare le realtà di mafia, devono contare sull’appoggio delle istituzioni e della società civile”.

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Cnca: «Non in mio nome. Salvini sulla cannabis light non ci rappresenta. Il leader della Lega non cerchi di farci passare per suoi complici in una “guerra alla droga” fallimentare e dannosa».

Mer, 18/12/2019 - 10:10
De Facci, presidente del Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA): «Questioni aggravate nel periodo in cui Salvini ha fatto parte del governo: l’aumento del consumo di eroina, delle morti per overdose e le decine di nuove sostanze che hanno inondato il mercato».

Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA), la più grande rete di comunità di accoglienza e di recupero dalle dipendenze del terzo settore italiano, alla quale ha aderito anche la Cooperativa Sociale Cento Fiori, non si sente in alcun modo rappresentato dall’ex ministro Salvini e dalle sue posizioni sulla cannabis light.

“Sono ben altri i problemi che il sistema dei servizi deve affrontare,” dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA, “questioni che si sono aggravate durante il periodo in cui Salvini ha fatto parte del governo: l’aumento del consumo di eroina, delle morti per overdose e le decine di nuove sostanze che hanno inondato il mercato. Noi crediamo in una politica sulle droghe radicalmente diversa da quella espressa dal leader della Lega. Non cerchi di farci passare per suoi complici in una ‘guerra alla droga’ fallimentare e dannosa.”

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“Connessioni Invisibili”: dal 12 dicembre libri, musica, cibo, cinema e teatro svelano i legami nascosti tra le persone

Mar, 10/12/2019 - 14:00
La rassegna Connessioni invisibili, a ingresso gratuito, in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani, dopo la presentazionedel libro “Un amore costoso”, prosegue con un concerto di percussioni alla spazio Saigi, due film al Supercinema (tutti a Santarcangelo) e un evento tatrale a Verucchio.

Santarcangelo / Verucchio – “Connessioni Invisibili” è il titolo della rassegna gratuita che a partire da giovedì 12 dicembre propone presentazioni di libri, musica, cibo, film e teatro come linguaggi comuni per svelare i legami nascosti tra persone e culture. Promossa da SPRAR Valmarecchia, Servizi sociali dell’Unione di Comuni Valmarecchia e le cooperative sociali Il Millepiedi e Cento Fiori, l’iniziativa è realizzata per celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti Umani, che ricorre il 10 dicembre, e per vivere le festività natalizie all’insegna della solidarietà.

Giovedì 12 dicembre alle ore 21 in biblioteca Gando Diallo presenta il suo libro autobiografico “Un amore costoso” che racconta la sua storia – dalla nascita in Guinea fino alla sua vita in Italia – in un dialogo con Federica Soglia, operatrice SPRAR-SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per i minori stranieri non accompagnati). L’attore Francesco Montanari leggerà alcuni brani tratti dal libro.

“Connessioni Invisibili” prosegue sabato 14 allo Spazio Saigi (via de Garattoni, 5, Santarcangelo) dove, a partire dalle ore 19,30 è in programma una serata all’insegna della contaminazione con musica, cibo e danze da tutto il mondo. I musicisti Kalifa Kone che suona i djembé, tamà, kamalen n’goni, il flautista Fabio Mina, che suonerà anche in bass sint e al dan moi, e infine Marco Zanotti alla batteria preparata, tambora, pandeiro, batà. I quali si cimenteranno in alcune improvvisazioni dimostrando come la musica sia un linguaggio universale che non conosce barriere linguistiche, spaziali e temporali ma che, anzi, migliora e si completa con la contaminazione di stili e culture differenti. La serata proseguirà poi con il dj set di Goldstone con musica reggae e afrobeat dal SeneGambia e con un ricco buffet con piatti provenienti da tutto il mondo a cura dei ragazzi del progetto SPRAR-SIPROIMI.

Due film proseguono la rassegna: lunedì 16 dicembre alle ore 21 al Supercinema di Santarcamgelo è in programma la proiezione del film “Fuocoammare” con il quale il regista Gianfranco Rosi ha vinto l’Orso d’oro al Festival di Berlino. Lunedì 23 dicembre, sempre alle ore 21 al Supercinema, sarà la volta della commedia “L’ospite inatteso” di Tom McCarthy.

La rassegna si conclude venerdì 20 dicembre presso la Sala Romagna Mia in via Casale (Marecchiese) 103, Villa Verucchio alle 19.45 ricco buffet, in attesa alle 20.30 dello spettacolo di PlayBack Theatre “ARRIVI E PARTENZE” della compagnia C’erac’è. Il Playback Theatre è una forma originale di improvvisazione teatrale che si esprime attraverso una speciale collaborazione tra performer e pubblico: gli stimoli raccolti al momento prendono forma immediatamente attraverso una rappresentazione scenica e musicale curata dagli attori. Sarà l’occasione per il pubblico di vedere in scena sensazioni, emozioni, aneddoti e brevi storie legate al titolo della serata e di scoprire connessioni invisibili.

“Abbiamo ideato la rassegna ‘Connessioni Invisibili’ in occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani” con il prezioso apporto di SPRAR-SIPROIMI e le cooperative Il Millepiedi e Cento Fiori, afferma Danilo Rinaldi, assessore ai Servizi Sociali e ai rapporti con l’Unione di Comuni del Comune di Santarcangelo. “L’intento è quello di utilizzare linguaggi universali come la musica, la cultura, la cucina e l’arte in generale per svelare i legami nascosti tra le persone, le connessioni invisibili appunto, come già abbiamo fatto in passato con altre iniziative come Azdòura Remix e Ingranaggi Musicali”.

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Voci di stra/ordinaria umanità: il viaggio di adolescenti e migranti diventano letture sceniche al Teatro degli Atti

Mer, 04/12/2019 - 11:49
Dai laboratori condotti dagli attori Maria Costantini e Francesco Montanari nei licei riminesi e riccionesi alla messa in scena il 9 dicembre alle 21: un progetto regionale che ha coinvolto cooperative sociali, psicoanaliste, psicoterapeute, antropologhe, insegnanti ed educatori.

Rimini – Il viaggio come comunanza tra migranti e giovani studenti: i primi attraverso la loro migrazione, i secondi attraverso il loro percorso di trasformazione – e quindi viaggio – verso l’età adulta. Questa comunanza diventerà spettacolo al Teatro degli Atti attraverso le letture sceniche del 9 dicembre 2019 alle ore 21 (ingresso libero). E’ “Voci di stra/ordinaria umanità”, spettacolo patrocinato dal Comune di Rimini che rappresenta l’esito di diversi laboratori creativi condotti dagli attori Maria Costantini e Francesco Montanari. I quali hanno coinvolto studenti del liceo classico e di scienze umane Giulio Cesare – Manara Valgimigli di Rimini e del liceo scientifico e artistico Alessandro Volta – Federico Fellini di Riccione. I ragazzi, nel corso dell’anno scolastico 2018/19, sono stati impegnati in laboratori di scrittura e di lettura scenica, insieme ad un gruppo coetanei migranti ospiti delle cooperative sociali Cento Fiori e CAD di Rimini.

Il lavoro è parte del Progetto Regionale di Accoglienza e integrazione: “Racconti senza confini, un progetto di scambio e inclusione attraverso la narrazione” (capofila Cooperativa Sociale Cento Fiori). Alla realizzazione del progetto molto articolato, partito nel 2018 e che comprende diverse iniziative, hanno partecipato Psicoanaliste SPI, Psicoterapeute SIPsA – COIRAG, Antropologhe, Insegnanti ed Educatori. A partire da un pensiero psicologico e sociale, è stata sviluppata la possibilità di prendere parola rispetto al particolare momento storico che stiamo vivendo. Si è raggiunto l’obiettivo di collaborare con gli altri per riconoscere il disagio nel cambiamento adolescenziale, imparare a prendersi cura di sé e dell’altro, sensibilizzare ed educare alla cittadinanza attiva, promuovendo conoscenze e comportamenti adeguati per una convivenza civile e interculturale.

Hanno collaborato al progetto: Cinzia Carnevali, Laura Ravaioli, Gabriella Vandi Psicoanaliste SPI del gruppo nazionale PER (Psicoanalisti europei per i rifugiati). Sonia Saponi, Silvia Cicchetti, Stefania Fabbri, Rita Arianna Belpassi, Roberta Savioli, Roberta Secchiaroli Psicoterapeute SIPsA – COIRAG, Giorgia Guenci Villa Antropologa Associazione Margaret, Sandra Villa, dirigente scolastico liceo Giulio Cesare – Manara Valgimigli Rimini, Paride Principi dirigente scolastico liceo Alessandro Volta – Federico Fellini Riccione, Monica Ciavatta (Coop. Cento Fiori), Daniela Balducci (Coop. CAD), Valentina Di Cesare, Erika Romagnoli coordinatrici progetti Associazione Arcobaleno, Giovanni Ceccarelli e Carlo Pantaleo, rispettivamente presidente e coordinatore di progetti sociali e alternanza Scuola Lavoro Istituto Scienze dell’Uomo – Progetto Interazioni.

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Odissee anonime: Roberto Mercadini il 13 novembre mette in scena il monologo sull’integrazione al teatro Pazzini di Verucchio

Mar, 05/11/2019 - 13:01
Due storie vere di migranti, nate dai colloqui dell’attore cesenate con ragazzi ospiti del Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (Siproimi) dell’Unione di Comuni Valmarecchia, gestito dalle cooperative sociali Cento Fiori e Il Millepiedi.

L’attore cesenate Roberto Mercadini torna al teatro civile e affronta, in uno spettacolo inedito, uno dei temi più complessi della modernità: le migrazioni. Condurrà lo spettatore lungo il percorso, intimo e collettivo, di coloro che scappano da guerre, carestie e violenze e arrivano a incontrare la realtà italiana. “Odissee anonime” tratta di storie vere di due migranti i cui nomi non vengono rivelati: uno nato in Afghanistan, l’altro in Costa D’Avorio; dal loro paese alla destinazione di un primo viaggio, da lì ad un paese che si affaccia sul Mediterraneo, da lì all’Italia. 

Dal viaggio per la salvezza si passerà a quello, non meno caotico, nella rete di accoglienza del nostro Paese: un sentiero spesso tortuoso in cui migranti (e autoctoni) si aspetterebbero di trovare risposte e organizzazione ma in cui, molto spesso, regnano burocrazia e caos, un mix che la vena ironica dell’autore romagnolo non mancherà di porre in evidenza.

Lo spettacolo, proposto nell’ambito del progetto di accoglienza Siproimi (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) dell’Unione di Comuni Valmarecchia, gestito dalle cooperative sociali Cento Fiori e Il Millepiedi, è stato ideato con il contributo di alcuni ragazzi accolti nel progetto Siproimi, verrà realizzato il 13 novembre 2019, presso il Teatro Pazzini di Verucchio, ore 21.00, ingresso libero (senza prenotazione).

Per informazioni: sprar1@cooperativailmillepiedi.org

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#IoAccolgo: Cento Fiori tra i fondatori del comitato di Rimini, insieme a organizzazioni no profit e sindacati, per abrogare i due decreti sicurezza e gli accordi con la Libia.

Ven, 18/10/2019 - 14:39
Simbolo della campagna nazionale #Io Accolgo: la coperta termica che i soccorritori danno ai migranti. I promotori riminesi: Arci, Ardea, Anolf, Anpi, Caritas, Cgil, Cooperativa Sociale Cento Fiori, Legambiente, Libera, Libertà e Giustizia, Papa Giovanni XXIII, Uil, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Vite in Transito.

Rimini – Si è costituito anche a Rimini il comitato locale della campagna nazionale #IO ACCOLGO, l’appello che si prefigge l’abrogazione dei due decreti sicurezza e l’annullamento degli accordi con la Libia. Lanciata presentando l’appello al Governo il 24 settembre e a papa Francesco nella Giornata del migrante il 29 settembre, la campagna a Rimini comprende nel comitato promotore Arci, Ardea, Anolf, Anpi, Caritas, Cgil, Cooperativa Sociale Cento Fiori, Legambiente, Libera, Libertà e Giustizia, Papa Giovanni XXIII, Uil, Unione degli Studenti, Unione degli Universitari, Vite in Transito. Ma il comitato è aperto anche ai singoli individui del nostro territorio.

L’impegno delle associazioni e di chi aderirà è di riaprire il dibattito nella società per modificare il sentire comune e le norme che negli ultimi anni stanno producendo effetti devastanti, in termini di violazioni dei diritti umani e di esclusione sociale dei richiedenti asilo e titolari di protezione, ed in termini di solidarietà e considerazione del prossimo nella vita quotidiana.

Il comitato locale #IO ACCOLGO di Rimini invita tutte le associazioni ed i cittadini del nostro territorio ad aderire alla campagna e sottoscrivere l’appello, online sul sito http://ioaccolgo.it o fisicamente presso le sedi locali delle associazioni del comitato locale di Rimini.

La campagna è facilmente riconoscibile dal simbolo adottato, che da oggi trovate esposto in tutte le sedi delle associazioni locali: la coperta termica dorata, la stessa che viene data dai soccorritori ai richiedenti asilo al loro arrivo.

Nei giorni scorsi #IO ACCOLGO RIMINI ha invitato tutti i Comuni della nostra provincia ad aderire alla campagna, attraverso una lettera inviata ai Sindaci che chiede di sottoscrivere l’appello e di esporre la coperta termica.

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La Bora, i delfini e i branchi di tonni: le piccole avventure in Adriatico per i pazienti del progetto Ulisse della Cooperativa Sociale Cento Fiori

Mar, 24/09/2019 - 17:00
Ultima crociera in Croazia dell’anno per i pazienti, questa volta del Centro di Osservazione e Diagnosi di Vallecchio. La barca sorpresa da venti a circa 40 km all’ora. Sulla via del ritorno lo spettacolo tragico della natura: branchi di tonni mangiavano altri pesci intrappolati in una rete.

Due giorni di bora, certo non inaspettati ma pur sempre impegnativi, hanno segnato l’ultima crociera terapeutica in barca a vela per i pazienti del Centro Osservazione e Diagnosi di Vallecchio, della Cooperativa Sociale Cento Fiori. Il maltempo lungo la costa croata ha raggiunto la barca del progetto Ulisse, timonata dall’educatore Andrea Ambrosani, vicino all’isola di Ist. Due giorni al riparo nel porto per i sette pazienti e l’equipaggio, per questo viaggio formato dall’educatore Eugenio Pari e dal fondatore del progetto Ulisse (e della cooperativa sociale), Werther Mussoni. Che con l’inseparabile fisarmonica e la sua proverbiale bonomia è riuscito a far risuonare le note di Bella ciao anche nei ristoranti della terra degli Ustascia.

«E’ stato un viaggio un poco più impegnativo del precedente qui in Croazia, con diversi imprevisti che per i ragazzi hanno però assunto il forte sapore dell’avventura – ha detto lo skipper Andrea Ambrosani al ritorno – Ci aspettavamo la bora e abbiamo affrontato i 20 e passa nodi di vento (circa 40 km all’ora) senza problemi riparando a Ist. Per i pazienti c’è stato il problema dell’acqua: a Ist scarseggiava e abbiamo dovuto fronteggiare il razionamento, una situazione inusuale per tutti, figuriamoci in spazi angusti come una barca. Ma i ragazzi l’hanno superata. Anche a Sman, altra isola visitata, non è stato facile rifornirsi di acqua, tutti problemi superati a Bozava».

Se il tempo a tratti non è stato clemente, l’Adriatico in compenso ha offerto degli spettacoli inusuali. L’incontro con i delfini o con una tartaruga ha animato il viaggio. Ma sopratutto un branco di tonni ha attirato l’attenzione dell’equipaggio del progetto Ulisse. Nella traversata di ritorno la barca è passata vicino a una grande rete da posta strappata via probabilmente dal maltempo che, aggrovigliata, in parte gialleggiava e in parte colava a picco per oltre una decina di metri verso il fondo. «Impossibile per noi da recuperare, vista l’estensione e il peso: le reti da posta hanno dei galleggianti nella parte superiore ma anche dei pesi nella parte inferiore e si estendono per decine di metri. Ebbene, questo groviglio di reti e pesci intrappolati è diventata un enorme “pastura”, cioè attirava i predatori che accorrevano a mangiare i pesci intrappolati. E tra questi predatori c’era un branco di tonni che schiumavano le acque, affannandosi a mangiare».

Foto di copertina gentilmente concessa da Giuseppe Marzi.

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Insieme a Marinando è partita la seconda crociera terapeutica Cento Fiori, con gli utenti del Centro Diurno

Mar, 17/09/2019 - 16:17
Un fine settimana al Conero per sette utenti del Centro Diurno della Cooperativa Sociale Cento Fiori: è stata la seconda crociera terapeutica del 2019 a bordo della barca a vela Fiona, messa a disposizione dall’associazione onlus Marinando.

Un fine settimana al largo del Conero per sette utenti del Centro Diurno della Cooperativa Sociale Cento Fiori: è stata la seconda crociera terapeutica del 2019 quella partita giovedì da Rimini, con a bordo della barca a vela Fiona l’educatrice Fabiola Gomez. La barca ospitante è stata messa a disposizione dell’associazione Marinando, la onlus che si occupa di «programmi di recupero rivolti a categorie sociali disagiate o a rischio di devianze e di progetti didattici per le scuole attraverso la vita in mare e la pratica della navigazione a vela», come scrive l’associazione sul suo sito.

Quattro giorni in mare diventati si un periodo di vacanza, ma anche una sfida per gli utenti del Centro Diurno, diversi dei quali non avevano mai fatto una esperienza in barca. Non una semplice passeggiata, quindi. Infatti, è vero che vivono già un’esperienza di tipo comunitario – nel Centro c’è chi cucina, chi provvede a pulire gli ambienti comuni, si mangia insieme – ed insieme fruiscono dei servizi di tipo socio-sanitario, in una struttura semiresidenziale, destinati ad utenti con situazioni di dipendenza patologica che necessitano di intervento psicoterapico o a un’utenza che proviene da altri programmi terapeutici e che necessitano di una fase di accompagnamento, prima del reinserimento.

E’ anche vero però che i sette si sono confrontati con gli spazi decisamente angusti di una barca, che rendono l’escursione una esperienza decisamente più impegnativa. Impegno che diventa però percorso educativo. Spiega infatti Laura Grossi, responsabile del Centro Diurno: «La differenza tra attività ludica e l’attività educativa, è nell’elaborazione dell’esperienza. Tutti gli utenti sono chiamati a scrivere il proprio Diario di bordo, dove annotano ciò che accade, le loro sensazioni e come vivono l’esperienza. Tutto materiale che viene poi discusso in un gruppo terapeutico, nel qual esi ragiona insieme sulle cose emerse».

«Il capitano Gianfranco Rossi è stato un elemento importante per la riuscita di questa esperienza. – dice Fabiola Gomez – I ragazzi del Centro Diurno si sono confrontati con una figura esterna stabilendo un’ottima relazione. Tutti ci siamo divertiti e ci siamo conosciuti meglio in questi quattro giorni di convivenza così ristretta. Abbiamo anche imparato tanto della vita in mare grazie al nostro capitano».

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Cento Fiori sostiene Humus_Altro Festival, il 13 e 14 settembre a Rimini

Mar, 03/09/2019 - 12:44
Humus_Altro Festival: due giorni organizzati da Pacha Mama presso Casa dell’editore, Via Covignano 302/a. I temi: ” abitare se stessi”, “abitare la propria casa “, “abitare il proprio Stato “, “abitare il mondo”. Mostra, Musica, Intrattenimento, Cibo, Dibattito.

Rimini – Cento Fiori sostiene Humus_Altro Festival, il contributo che i giovani dell’associazione Pacha Mama offrono alla scena culturale della nostra città. Il festival è intimamente legato al luogo in cui si svolge il giardino della Casa dell’Editore un accogliente “Book and Breakfast” sul bellissimo colle di Covignano, a 10 minuti dal centro di Rimini.

Venerdì 13 e sabato 14 settembre concerti, tavoli di approfondimento, presentazioni di libri e monologhi teatrali animeranno la campagna riminese creando una meravigliosa cornice a ciò che sarà al centro della manifestazione: un percorso fotografico ed esperienziale su quattro importanti temi ” abitare se stessi“, “abitare la propria casa “, “abitare il proprio Stato “, “abitare il mondo “, 4 temi attuali inquadrati da un punto di vista alternativo, trasgressivo e disobbediente.

Chi c’è dietro questo progetto? Pacha Mama è un’associazione di volontariato che opera dal 1992 nella provincia di Rimini per promuovere, insieme all’omonima cooperativa il commercio equo e solidale e i valori di trasparenza, dialogo e rispetto. “Pacha Mama“ significa “madre terra” in lingua quechua e da solo riesce a veicolare due importanti valori che ci hanno ispirato: il forte legame con il terreno e il rispetto per il mondo in cui viviamo, mentre la lingua sudamericana esprime una forte propensione all’internazionalità e una spiccata curiosità per il diverso.

Molti degli attuali attivisti dell’associazione non erano nemmeno nati quando questa cominciava a diventare parte integrante del tessuto sociale di Rimini, eppure la domanda che muove l’azione collettiva degli associati è sempre la stessa: “come costruire un mondo equo sostenibile dove le culture popolari, le conoscenze, le competenze, i progetti e le ambizioni possono essere condivise dentro un’unica cultura del rispetto reciproco?”. Questa è, decisamente, una domanda troppo grande per una piccola associazione. Ma non è una domanda impossibile!

Pacha Mama ha pensato a “Humus” come ad una etichetta, e le sue iniziative sono la risposta del sincero impegno dei suoi volontari. Sono l’occasione che l’associazione offre per incontrarsi e lavorare insieme sul proprio senso di appartenenza alla dimensione pubblica cittadina.

Programma

Il festival è nato e si è sviluppato grazie alle forze dei circa 40 volontari che sono stati coinvolti nell’organizzazione, nella progettazione e nella comunicazione delle attività del festival. Humus si sviluppa su due giornate e ci sarà la possibilità di dissetarsi e mangiare.

Venerdì 13 settembre:

16.00 apertura festival
18.00 spettacolo teatrale di Margherita e Damiano Tercon
20.00 concerti: the Urgonauts, Camillas, Espana Circo Este
23.30 dj set di H.1

Sabato 14 settembre:

11.00 apertura festival e giardino, possibilità di ristorazione.

15.30 inizio attività divulgative con quattro tavoli di approfondimento: Abitare se stessi – Margherita e Damiano TerconAbitare la propria casa – Dijana Pavlovic, Giorgio Beretta, Casa Madiba NetworkAbitare il proprio stato – Libera Rimini, Mario Galasso, Corridoi Umanitari Papa Giovanni XXIIIAbitare il mondo – Fridays for future Rimini, Extintion Rebellion Bologna, Banca Etica, Pacha Mama.

19.00 concerto acustico: Nel Caso
20.00 presentazione del libro degli Zen Circus (con gli Zen Circus!!)
21.30 concerti: band del Circo Paniko, Falafel Fazz Familia
23.30 dj set di Savignao-oh

PROGRAMMA IN EVOLUZIONE RESTA AGGIORNATO>>: https://www.facebook.com/events/523331768503815/

SOSTIENI HUMUS DAL BASSO CON UNA DONAZIONE>> (o anticipa la tua quota di iscrizione min di 5 euro) https://www.produzionidalbasso.com/project/humus-altro-festival

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Scomparso Sergio Semprini Cesari, pioniere della lotta alla droga riminese e della sussidiarietà, fu tra i fondatori del modello Comunità Terapeutica di Vallecchio.

Mer, 14/08/2019 - 16:33
Oltre quarant’anni di impegno sanitario, politico, sociale che ha permeato profondamente la storia di Rimini. Sergio Semprini Cesari con il gruppo del Cmas, influenzò le politiche regionali di gestione delle comunità terapeutiche.

Il mondo riminese della lotta alle dipendenze, e con esso la Cooperativa Sociale Cento Fiori, è in lutto: è spirato questa mattina Sergio Semprini Cesari, uno dei perni intorno ai quali si sono create tutte le politiche di prevenzione e di lotta alla droga dalla fine degli anni ‘70 ad oggi. Sociologo, dirigente del Cmas, prima denominazione del Servizio Tossicodipendenza dell’allora Azienda Usl Rimini Nord, ha portato il suo attivismo fuori dall’ambito sanitario per farlo approdare nella cosiddetta società civile. Gettando le basi per la nascita della Cooperativa Sociale Cento Fiori prima e della Comunità terapeutica di Vallecchio poi. Una storia lunga circa quarant’anni di impegno sanitario, politico, sociale che ha permeato profondamente la storia di Rimini, per lasciarla ora sgomenta nel dolore. «Cara Caterina – hanno scritto gli operatori della Cooperativa Sociale Cento Fiori alla moglie – in questo triste momento siamo vicini a te e famiglia nel dolore per la scomparsa del caro Sergio». Mentre la famiglia invita «chi volesse passare a fare un saluto, le esequie ci saranno venerdì dalle 16 alle 17 alla camera ardente del Cimitero di Rimini. Buona vita a tutti».

Il suo impegno sociale viene dal 1968. Leonardo Montecchi, psichiatra del Sert e collega da decenni, lo ricorda come «una persona molto attiva e passionale, appassionato di musica, di tendenze giovanili, appassionato al lavoro che faceva: ci credeva pienamente. E nel Movimento si era ritagliato un suo ruolo. Dopo la riforma sanitaria si è occupato sia del Consultorio sia del servizio dipendenze, che si chiamava Cmas. Con la sua spinta è riuscito a creare un clima di interesse, per cui le persone venivano, sentivano che c’era questa volontà di cambiamento e di fare, percepivano un agire completamente antiburocratico».

Montecchi ricorda che Semprini Cesari «era un esponente importante del Pci della sezione Nicolò – Tre Martiri. Organizzò un Festival dell’Unità a Marina centro con un concerto memorabile del jazzista di fama mondiale Don Cherry. Riusciva a cogliere aspetti culturali e politici e faceva le sue battaglie, per avere un partito più vicino ai movimenti, a quel tempo. Non era certamente un burocrate, come struttura intellettuale: era un uomo d’azione ma anche di pensiero. Ricordo i libri che abbiamo fatto insieme, il primo è Rimini una città contro la droga, e poi Cambiare. Il modello operativo del Sert di Rimini, con Massimo Ferrari».

Nel 1980 non si parlava ancora di Sussidiarietà. Il tema della droga si giocava su due ambiti separati. Da una parte i servizi pubblici, dall’altra le comunità terapeutiche. Questo modello però viene messo in discussione proprio a Rimini, con il Cmas di Sergio Semprini Cesari in prima fila. Ricorda Werther Mussoni, fondatore della Cooperativa Sociale Cento Fiori e della Comunità Terapeutica di Vallecchio: «la collaborazione tra pubblico e privato è stata la prima in Italia, tant’è che è diventata un modello. Prima fra tutte per la Regione Emilia Romagna, che l’ha preso come modo di gestire le comunità terapeutiche, definendole come “enti ausiliari”. Quindi un ruolo attivo».

Ma quale era la situazione riminese nell’ambito delle dipendenze? Un quadro viene da un volantino firmato dagli operatori del Cmas, da giovani e dalle famiglie di tossicodipendenti di Rimini, chiamando a raccolta per una manifestazione cittadina contro la droga: «“Esistono due tipi di assuefazione all’eroina: l’assuefazione del tossicomane e l’assuefazione dell’opinione pubblica. Un’efficace attività preventiva deve combattere questo secondo tipo di abitudine. L’eroina a Rimini nel giro di tre anni ha assunto dimensioni preoccupanti. I tossicomani che si sono rivolti al C.M.A.S (Centro Medico di Assistenza Sociale) per disintossicarsi sono in continuo aumento. L’incremento nel periodo 30/9/1979-30/4/1980 è stato del 187% di eroinomani al di sotto dei 20 anni, del 9.5% tra i 20 e i 24 anni e del 51% al di sopra dei 25 anni. Da questi dati si può notare che il mercato punti decisamente sugli adolescenti e di come questi caschino nella rete. […] A Rimini e circondario esistono circa 600 tossicomani, comperano in media 50mila lire di eroina al giorno. Con una semplice operazione scopriamo che il mercato è di 30 milioni al giorno, 900 milioni al mese, circa 12 miliardi all’anno”.

«Avevamo capito che Rimini non si rendeva conto di cosa stava succedendo – ricorda Leonardo Montecchi, psichiatra all’epoca in forza al Cmas insieme a Sergio Semprini Cesari e Massimo Ferrari, ora al Sert – alla fine degli anni ’70 arrivava al Centro per curarsi un sacco di gente, eravamo pochi e con pochi mezzi». «C’era un movimento di massa che spingeva per trovare soluzioni al problema droga diverse da quelle esistenti – dice Werther Mussoni – per i non credenti la comunità della Papa Giovanni XXIII poteva non essere adatta. Così come non lo era una comunità come San Patrignano dove una figura carismatica sostituiva il Cristo, ovvero il Santone, convinti come eravamo che per aggredire il problema della droga ognuno doveva trovare le risposte dentro di sé».

Il Cmas, con Sergio Semprini Cesari e il gruppo di lavoro che si era formato intorno a lui, per tenere sotto controllo il fenomeno e per arginare l’eroina accentra su di sé la distribuzione del metadone, distribuendolo come terapia. Nel centro di via Bonsi non si distribuisce solo metadone. Si fa attività di Centro Diurno con i pazienti, le loro famiglie. Il comitato genitori, l’assemblea degli utenti e gli operatori stampano volantini, pubblicano la rivista «Giù la maschera» e il giornale «Centolire».Per completare questo modello riminese, all’ambulatorio e al centro diurno manca la terza struttura, la comunità. È attraverso quella che si può completare il lavoro sui pazienti, distogliendoli dal richiamo della «piazza». Dentro al Cmas nasce la cooperativa Sociale Cento Fiori, primo presidente il dottor William Raffaeli, pochi mesi dopo prende il suo posto Werther Mussoni. Ma «una cooperativa non poteva essere una risposta – dice Mussoni – sì, c’era qualche attività artigianale, ma avevamo bisogno di una struttura che “troncasse” con la piazza».

Sergio Semprini Cesari cercò tra i terreni pubblici e trovò il podere Fonte a Vallecchio, che era dell’ospedale Fantini di Montescudo. Cominciammo un’operazione per mettere d’accordo tutti, Circondario (l’equivalente istituzionale della Provincia di oggi) e Comuni volevano una comunità di tipo pubblico, gestita da un privato cooperativo. Occorreva convincere Montescudo a «mollare» e lo fece in cambio di un servizio di trasporto scolastico e una nuova destinazione per l’ospedale. «E mentre la trattativa tra le istituzioni procedeva – ricorda Mussoni – per stimolare enti locali e burocrazia occupammo il podere e iniziammo i lavori». Il 23 maggio del 1984 firmarono la convenzione i Comuni di Montescudo, Rimini e la cooperativa. «Tutta questa voglia di fare ha realizzato qualcosa perché le Amministrazioni locali non ne volevano sapere di una nuova comunità organizzata come un Principato, con proprie frontiere e regole. Pubblico e privato volevano qualcosa di trasparente, con metodi conosciuti, condivisi, democratici, dove chiunque poteva entrare e vedere cosa stesse accadendo dentro. Creammo per la prima volta ciò che oggi chiamano «sussidiarietà». Ciascuno dava il meglio di quello che aveva: l’Ausl il Cmas, la cooperativa spirito di avventura, voglia di fare e le capacità imprenditoriale e di adeguarsi».

«Era un grande appassionato di mare – ricorda Montecchi – si è battuto per la nascita del progetto Ulisse, per restaurare la goletta Catholica e per farne un progetto che potesse coinvolgere le persone che stavano in comunità, evidenziando come un gruppo nella barca potesse essere uno strumento terapeutico». Un progetto che continua tutt’ora con le crociere terapeutiche – catalogate in ambito universitario come esperienze di “outdoor education” – anche se con altre tipologie di barche. Ma andava anche oltre il progetto Ulisse: «aveva creato un equipaggio con i ragazzi della comunità terapeutica di Vallecchio – ricorda Mussoni – e con loro sul Chicaboba II aveva fatto la regata Rimini Corfù Rimini, organizzata dal Circolo Velico Riminese». «Lui era così – dice Montecchi – questo spirito di libertà che trasferiva alla persone. Penso che c’era una identificazione nel nome che aveva dato al progetto, Ulisse, con il suo personaggio».

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Match Fishing Italia sceglie il lago Arcobaleno Riccione per ambientare un videotutorial su diverse tecniche di carpfishing

Mar, 13/08/2019 - 18:28
Scrive la seguitissima rivista di settore: «una piccola oasi luogo ideale per trascorrere qualche ora di pesca e relax insieme a tutta la famiglia»: della struttura gestita dalla cooperativa sociale Cento Fiori gestisce insieme alla Lago Arcobaleno ASD

«A pochi passi dalla splendida cittadina romagnola di Riccione c’è una piccola oasi luogo ideale per trascorrere qualche ora di pesca e relax insieme a tutta la famiglia, è il “Lago Arcobaleno” un impianto di pesca sportiva immerso nel verde dotato di ogni comfort, all’interno della struttura troverete un parco giochi per i più piccoli, un bar dove è possibile degustare le tante specialità della cucina romagnola, e soprattutto un angolo fornitissimo di attrezzature da pesca». E’ il lusinghiero “attacco” dell’articolo che la rivista Match Fishing Italia, una delle più seguite riviste on line di settore, dedica al lago Arcobaleno, la struttura di pesca sportiva che la cooperativa sociale Cento Fiori gestisce con l’omonima ASD.

Nei giorni scorsi l’articolista Giuseppe Trani, insieme a «Damiano Bottegoni alfiere del GPS Mondolfo nonché Rappresentante di zona della Tubertini e il presidentissimo del Team Romagna Cesare Genchini» sono scesi al lago Arcobaleno. Scrive Trani: «occasione ghiottissima per carpire qualche segreto della pesca alla Carpa in laghetto, che sarà oggetto di un video tutorial che pubblicheremo a breve sui nostri canali social, e dal quale abbiamo estrapolato qualche fermo immagine». Fermi immagine che potete guardare nell’articolo pubblicato dalla popolare rivista on line.

«Damiano e Cesare hanno affrontato questo specchio d’acqua, popolato di carpe e amur veramente cattive e combattive, con due approcci differenti, Damiano ha optato per la pesca sottosponda sul fondo, innescando i pellet forniti dai gestori del lago». Alla fine della sessione di pesca e della documentazione, foto di gruppo con i due pescatori e i nostri Ilaria Bartolini e Marco Samuelli.

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«Il mondo della solidarietà sotto attacco. Contro la deriva autoritaria in atto in Italia», incontro con il prof. Stefano Zamagni

Dom, 11/08/2019 - 17:21
L’economista, presidente della Pontificia accademia delle Scienze sociali, invitato a Viserba dalla parrocchia di Santa Maria al mare lunedì 12 agosto alle ore 21 in piazza Pascoli a Viserba (ingresso gratuito).

Rimini (comunicato stampa) – Dalla chiusura dei porti alla criminalizzazione delle Ong, dal disprezzo dei poveri all’attacco frontale al mondo del no profit e del volontariato accusato di buonismo, se non di aperta inutilità.

Non c’era bisogno dell’ultimo decreto “Sicurezza bis,” che introduce nel nostro ordinamento il nuovo reato di umanità (salvare vite umane è diventato un crimine), per comprendere la deriva autoritaria su cui si sta avviando il nostro paese. Nell’indifferenza, o peggio con il favore di larghe fette di popolazione, anche dentro i confini della Chiesa, affascinati dal leader forte a contatto diretto col popolo…

A parlare di questa specie di mutazione antropologica oggi in atto in Italia sarà il prof. Stefano Zamagni, economista riminese conosciutissimo per i suoi studi in materia di economia sociale e, dal marzo scorso, presidente della Pontificia accademia delle Scienze sociali.

Invitato a Viserba dalla parrocchia di Santa Maria al Mare nell’ambito del ciclo di incontri estivi del lunedì sera, Zamagni spiegherà il disegno che sempre più chiaramente sta prendendo forma nel nostro paese: “Quello di una società civile che si vuole sempre più schiacciata tra le forze dello Stato e del mercato, con l’obiettivo non dichiarato di mettere sotto tutela gli enti del terzo settore, in termini sia di fondi da utilizzare (sempre di meno) che di progetti da realizzare”. Per questo, come ha spiegato in una recente intervista, “è necessario che i cattolici, a cui è legato in termini ideali il 70% delle organizzazioni attualmente presenti nella società civile e nel volontariato, non si tirino più indietro, si assumano le loro responsabilità e comincino a fare massa critica per poter incidere sulle scelte che davvero contano. Non farlo sarebbe peccato di omissione”.

L’appuntamento con il prof. Stefano Zamagni è in programma Lunedì 12 agosto alle ore 21 in Piazza Pascoli a Viserba (ingresso gratuito). Al termine, il relatore sarà disponibile per le domande del pubblico.

Per info: Don Aldo Fonti, Parroco di Santa Maria a mare, Viserba (RN)

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Quale può essere la nostra di resistenza?

Ven, 09/08/2019 - 12:41
L’intervento di Nicoletta Russo, della cooperativa sociale Cento Fiori, alla manifestazione di Rimini “Dalle radici alle stelle. Marcia per i diritti contro lo sfruttamento”.

C’è un antropologa che a Palermo da anni si occupa di cercare di dare un nome a tutte le vittime del mediterraneo. E’ un lavoro difficile e meticoloso. Si chiama Giorgia Mirto ed è questa la sua resistenza: rendere umano ciò che si vorrebbe disumanizzare, anche nella morte.

Come operatrice dell’accoglienza mi sono chiesta tante volte quale potesse essere la nostra di resistenza, in un sistema che ci vorrebbe vedere gestire numeri e non persone; che ci vorrebbe carrarmati, in grado di passare sui corpi umani che incontriamo con indifferenza; un sistema dove le lacrime sono considerate deboli e poco professionali; dove ogni atto violento e razzista subito è etichettato come bravata o fatto di poco conto.

Come rendere umano tutto questo disumano?

Una risposta l’ho trovata negli occhi di Alagie un anno fa, il giorno in cui siamo arrivate [l’autrice e due colleghe della cooperativa, Federica Soglia e Camilla Pacassoni ndr] a trovarlo a Foggia dopo l’incidente.

Quando siamo entrate nella sua stanza, si è tolto la maschera dell’ossigeno che lo aiutava a respirare e ci ha detto: «Ebere, Bafode e Romanus, sono morti».

Alagie ha scandito quei nomi con tanta fatica e con altrettanta solennità. Pronunciare quei nomi è stato ed è per lui un obbligo, un dovere. L’impegno a non dimenticare quegli uomini.

Credo che non dimenticare significhi allora avere quello stesso coraggio che ha avuto Alagie nel dire che quegli uomini avevano un nome e di pronunciare quei nomi ogni giorno.

Credo che significhi, in un sistema che tenta di annientare l’altro nella sua dimensione di essere umano, impegnarci a riconoscere ogni uomo e donna come tale perché nel nostro riconoscimento possa sentirsi a sua volta uomo o donna con dignità e diritti, indipendentemente da provenienza o colore della pelle.

Credo che significhi tornare a chiederci

se questo è un uomo

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un si o per un no

Per noi oggi questa marcia e lo spazio comune con cui continueremo da domani rappresenta questo: partire dal lavoro per ridare un nome e con esso dignità e umanità a chi di lavoro è morto e a chi, di lavoro e di confini, continua a morire ogni giorno.

Tratto dalla pagina facebook della manifestazione Dalle radici alle stelle. Marcia per i diritti contro lo sfruttamento

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Viaggio nell’informatica alla Comunità Terapeutica di Vallecchio: nell’aula studi donata da Sgr group Rimini concluso il primo ciclo di lezioni

Mer, 07/08/2019 - 16:54
Grazie ai Pc donati alcuni pazienti hanno mosso i primi passi: «abbiamo iniziato smontando un computer, hanno imparato a usarlo, a scrivere un breve articolo e, infine, il loro curriculum». L’obbiettivo: lavorare per il futuro.

Hanno cominciato smontando un computer, per vedere come è fatto e capire, poi, meglio, come funziona. Poi, passo a passo, si sono avventurati nell’informatica: sono stati i primi allievi del corso di base organizzato alla Comunità Terapeutica di Vallecchio. Tutto è nato dalla donazione di SGR Group di una decina di PC, macchine non nuovissime ma complete e perfettamente funzionanti. Sulle quali, una volta installato il sistema operativo open source Linux, chiunque potrà utilizzarne i software per lavoro e per il tempo libero.

Dalla configurazione dell’hardware al funzionamento del sistema operativo, dal byte alla gestione dei file, da come si scrive un testo a come si salva: tutte le nozioni e le operazioni di base sono state passate in rassegna. «Non è stata una passeggiata per i pazienti», dice Enrico Rotelli, responsabile della Comunicazione della Cooperativa Sociale Cento Fiori e curatore del progetto. «Assimilare nozioni complesse mentre si è impegnati in una delle prove più difficili per una persona, l’emanciparsi da una dipendenza, è una prova da far tremare i polsi. E infatti, dei cinque che hanno iniziato solo in due sono arrivati alla fine del corso. Ma vedere persone che non avevano mai acceso un computer stampare, dopo poche settimane, il proprio curriculum è stato motivo di orgoglio».

Notevole anche lo sforzo dello staff della Comunità Terapeutica di Vallecchio, dagli educatori al personale organizzativo. «Le ore di lezione che si tenevano al sabato – dice ancora Rotelli – in realtà sono state precedute dall’allestimento dell’aula studi, ricavata dalla biblioteca. Ma soprattutto dai numerosi consigli che ho ricevuto. In parte per cercare di rendere questo esperimento più proficuo possibile, in parte per mettermi nelle condizioni di essere efficace. Un conto è insegnare i rudimenti di informatica a un corso di formazione, un conto è confrontarsi con i pazienti in fase di recupero. E’ una prova alla quale non ero preparato e che mi ha permesso di cominciare a intuire quanta professionalità e quanta fatica c’è dietro ogni ruolo in una comunità terapeutica o in un Sert. E’ stato un bagno di realtà, nella vita dei pazienti e nel lavoro di educatori e psicoterapeuti».

Alcuni degli allievi non avevano mai usato un Pc, solo smartphone, scontrandosi con l’uso non semplice del mouse. «Per ovviare al problema, li abbiamo fatti giocare un po’ a “campo minato” e, con un po’ di pratica, anche il mouse è diventato familiare. Abbiamo dedicato molta attenzione alle nozioni che potevano esser utili nella vita di tutti i giorni. Ad esempio come creare un account con una password “robusta” che protegga i nostri dati, cosa significano in pratica le parole gigabyte e ram, nozioni utili davanti al Pc ma anche quando si compra un piano tariffario o un cellulare. L’obbiettivo era lavorare insieme per il futuro, una volta fuori dalla comunità, nel lavoro e nel tempo libero».

«Il primo corso si è naturalmente esaurito, ora cercheremo di far fare pratica a chi l’ha completato. Nella pausa estiva ragioneremo come rilanciarlo – dice Gabriella Maggioli, vicepresidente della cooperativa sociale Cento Fiori e viceresponsabile della Comunità – probabilmente sarà utile organizzarlo a cicli, seguendo il naturale ricambio dei pazienti delle due strutture di Vallecchio, il Centro Osservazione e Diagnosi e la Comunità Terapeutica. E’ certo comunque che la formazione dei pazienti è uno degli aspetti più importanti per noi della Cento Fiori».

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Di nuovo in mare la crociera terapeutica della Cento Fiori. Hanno salpato sette pazienti della Comunità Terapeutica di Vallecchio, destinazione: Croazia.

Mar, 23/07/2019 - 17:31
Tre educatori, tra cui lo skipper Ambrosani, accompagnano gli utenti nella terapia “outdoor” che da oltre 20 anni caratterizza il progetto Ulisse. Elisabetta Boffa: «esperienza conosciuta in università, ora sono io a salpare». Chiara Gentili: «Ho assistito a veri e propri risvegli»

Rimini – Continua il viaggio di Ulisse, il progetto terapeutico “outdoor” delle crociere in barca a vela della Cooperativa Sociale Cento Fiori: è salpata infatti la barca a vela che ospita 7 pazienti della Comunità Terapeutica di Vallecchio. Dal porto di Rimini la barca, condotta dall’educatore – skipper Andrea Ambrosani, raggiungerà le coste della Croazia, per una viaggio della durata di una settimana. Insieme ad Ambrosani sono salpate le due educatrici Chiara Gentili ed Elisabetta Boffa, che assisteranno i pazienti della comunità in questa esperienza.

«Per gli educatori lo scopo principale della crociera è l’osservazione degli utenti – dice Michele Maurizio D’Alessio, psicologo della Cooperativa Sociale Cento Fiori – ma per i pazienti è un’esperienza formativa perché è la realtà stessa (il vento, il mare, la convivenza in uno spazio particolare come una barca) a regolarizzare i rapporti: la realtà ci detta delle priorità. Il gruppo dei pazienti trova quindi un suo equilibrio nel corso della crociera».

Per Elisabetta Boffa è la prima crociera terapeutica. Circa due anni fa, studentessa all’Università di Bologna, venne a conoscenza durante un convegno di questo intervento educativo “outdoor”. «All’epoca dovevo scegliere dove fare il tirocinio e l’incontro con il progetto della Cento Fiori è stato un fattore determinante. Ho fatto il tirocinio, sono stata assunta e ora sono io a salpare, per la prima volta. Dopo due anni da quel seminario all’università».

Chiara Gentili invece è alla seconda esperienza. Il battesimo della crociera è avvenuto lo scorso anno, «con il viaggio degli utenti del Centro Osservazione e diagnosi. Non volevo partire: non ero mai stata in barca, ero terrorizzata dagli spazi piccoli, dal fatto di dover convivere… Alla fine è stata una crociera terapeutica per me, oltre che per i pazienti. Mi è piaciuta tanto che ho fatto esperienze per conto mio. Ho capito che è una cosa bellissima, e il senso di libertà che ti da la barca. Ho visto anche i grandi cambiamenti nei pazienti, in particolare in uno ho assistito ad un vero e proprio risveglio: è una terapia che funziona».

Andrea Ambrosani è ormai un veterano delle crociere terapeutiche. La cerata del capitano l’ha ereditata da Werther Mussoni, fondatore della Cooperativa Sociale Cento Fiori e “inventore” del progetto Ulisse, che da ormai 20 anni solca i mari. All’inizio con una goletta in legno, il Catholica, un ex peschereccio cattolichino restaurato dagli ospiti della Comunità Terapeutica di Vallecchio, poi diventata la Goletta Verde di Legambiente. All’epoca le crociere duravano settimane e toccavano il mar Ionio e poi le coste della Sicilia. Ora l’esperienza si gioca tra le due traversate e la costa croata. Forse crociere meno lunghe, ma non meno intense per i pazienti.

«Abbiamo la fortuna di fare queste esperienze che sono, emotivamente, molto forti. – spiega lo skipper – educatore Andrea Ambrosani – Un sociologo spiegava che si doveva sostituire la forza dell’eroina con qualche altra esperienza dirompente. La barca riesce in pieno a farlo, perché ci sono diversi elementi, tra cui il mare, la natura che non sono da noi controllabili». L’esperienza è strettamente legata alla terapia. «Non è solo un bel viaggio con i nostri utenti, tutto ciò che accade è iscritto in un quadro di lettura, che ci consente da un lato di rilevare elementi in più sulle persone in terapia e dall’altro di fornire loro un’esperienza intensa di crescita di gruppo e personale. Perché, come dice Werther Mussoni, “in barca non ci si nasconde”».

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Dieci anni di turismo sportivo silenzioso nell’area protetta di Riccione: il lago Arcobaleno tra carpe di 17 chili e cucina romagnola.

Sab, 20/07/2019 - 10:47

Ex cava di argilla, ora è un piccolo eden. Gli albergatori lo segnalano ai clienti appassionati, ma molti pescatori vengono da Emilia, Marche e Umbria. I segreti: pesca no kill, gare, un ecosistema curato e tanta pace.

Riccione – Da cava di argilla a meta del turismo di pesca sportivo alla carpa e area protetta. E’ la curiosa parabola del lago Arcobaleno, una volta cava per fare i mattoni e cuocerli nella vicina fornace, ai confini di Riccione, nella località Case Fornace, appunto. Ora invece festeggia i 10 di fortunata gestione della Cooperativa Sociale Cento Fiori in collaborazione con la ASD Lago Arcobaleno, che l’hanno trasformata in una meta apprezzata da pescatori vacanzieri e non, italiani e stranieri, grazie al calendario gare e alle prede davvero notevoli. Ma anche meta per famiglie e qualche volta luogo adatto ad eventi culturali.

I rappresentanti della Cooperativa Sociale Cento Fiori e dell’ASD Lago Arcobaleno, gestori della struttura di pesca sportiva di Riccione, durante la festa per il decennale.

Provate a immaginare un luogo polveroso trasformato in eden e, beh, ci siete andati vicini. Tanto che sono gli stessi albergatori a indirizzare i loro clienti appassionati di pesca verso la piccola struttura poco fuori San Lorenzo. «Vengono in vacanza a Riccione e decidono di passare qualche ora da noi, con il loro hobby preferito – dice Ilaria Bartolini, che con Marco Samuelli gestisce il centro sportivo e ricreativo da 10 anni – italiani per lo più, ma abbiamo avuto anche svizzeri e russi. Qualcuno ci conosce attraverso Internet, altri sono indirizzati dagli stessi albergatori. Qualcuno porta la moglie a prendere il sole sul prato che circonda il lago, mentre i bambini giocano nel parco giochi, altri lasciano le famiglie tra spiaggia e shopping in viale Ceccarini, mentre si divertono a pescare le carpe. Molti dei turisti non portano l’attrezzatura in vacanza e quindi ci siamo attrezzati per affittargliela».

«E’ accaduto anche il contrario, un gruppo di perugini che per partecipare alle nostre gare hanno poi deciso di fermarsi per fare una piccola vacanza. Poi ci sono quelli che vengono da Bologna, da Pesaro e dalle Marche. Insomma, in dieci anni le nostre carpe si sono fatte un bel nome. E questa oasi è cresciuta con loro». La pesca è rigorosamente “no kill”: si cattura la preda, il tempo di fare una bella foto ricordo e via, di nuovo nel lago. Parliamo di carpe che hanno raggiunto i 17 chilogrammi. «Siamo orgogliosi dell’ecosistema che si è creato – continua Ilaria – due anni fa addirittura sono nati dei piccoli, segno che il lago è in ottima salute. Merito dei biologi che ci aiutano a tenerlo sotto controllo e dei pescatori e degli ospiti che lo frequentano, che lo trattano con il dovuto rispetto».

E accanto ai pescatori, arrivano altri ospiti, attirati dalla pace che vi regna, di giorno e la sera. E dalla cucina. «Chi viene qui apprezza sopratutto i rumori della natura: niente motori, niente clacson, solo i canti degli uccellini o delle cicale quando è caldo. Ma con i tanti alberi che abbiamo qui di sicuro l’afa non la soffriamo». E la sera sono molti i riccionesi pescatori e non che vengono a godersi il fresco e la pace del lago, insieme a un buon piatto di pasta fresca, qualche piadina e per i più piccoli hamburger e hot dog. E anche qualche fuori programma: un concertino ogni tanto e, una volta, anche una presentazione di un libro. Insomma, 10 anni di vita pacifica ma certamente non monotona, se si amano i semplici ingredienti della natura. Tanti auguri, lago Arcobaleno.

L'articolo Dieci anni di turismo sportivo silenzioso nell’area protetta di Riccione: il lago Arcobaleno tra carpe di 17 chili e cucina romagnola. proviene da Cento Fiori, Rimini.

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