Introduzione

Chi, attirato dal titolo, si accosta a questo libro ed è saturo, suo malgrado, di tanti anni di italiana retorica sul “problema immigrazione”, vi troverà un salutare disintossicante.

Si tratta infatti del resoconto in prima persona della esperienza di Roberto, operatore per molti anni e sin dall'origine del centro di prima accoglienza per immigrati di Rimini.

Essendo la narrazione di un'esperienza è un testo diretto, personale, concreto, intessuto di ricordi, a volte estesi e articolati, a volte puntuali e circoscritti, ma sempre riferiti a volti e situazioni precise, esposte con una scrittura semplice e ordinaria, a tratti quasi “parlata”.

Ma non è nel carattere esperienziale la specificità di questa opera: in questi anni, e limitatamente al contesto italiano, altre testimonianze sono apparse sono apparse su questo tema anche se, ci sembra, scritte da immigrati e mai, almeno così estesamente, da operatori italiani dell'immigrazione.

L'effetto salutare del libro, con il suo linguaggio crudo, a tratti rude, ma sempre schietto e onesto, consiste invece nel renderci consapevoli di quanti danni abbia fatto alla recente “questione immigrazione” italiana il “primato dell'immagine” che ha dominato le principali comparse di questo complesso dramma sociale: gli operatori dlele istituzioni piùù a diretto conmtatto com gli immigrati am anche i sindacalisti, gli imprenditori, i poliziotti, gli amministratori e i funzionari, il “semplice cittadino” e gli immigrati stessi.

Ognuno impegnato, spesso in buona fed, a recitare il proprio ruolo, a dire ciò che gli altri si aspettano di sentire da lui, ognuno rendendosi poco conto, invece, di quanto il nuovo incontro di civiltà che inesorabilmente sta avvenendo in questo paese richieda di rivedere da capo tutti questi (e altri) ruoli sociali.

Roberto può ora, libero dalle preoccupazioni del ruolo di operatore, parlare al di fuori di queste logiche e riconsiderare con una nuova luce tanti anni di fortissimo e generoso coinvolgimento personale.

Ne risulta un bilancio dal sapore amaro, quanto amaro è lo scarto tra ciò che si vedeva giusto fare e si sarebbe, da parte di tutti, potuto fare, e ciò che effettivamente è accaduto e realizzato.

Le cause di tante occasioni perdute sono indicate senza mezzi termini nel testo: ambizioni, tatticismi, strumentalizzazioni da parte di tante persone (italiane e immigrate, detto a scanso di equivoci), ma anche contraddizioni, incoerenze, ignoranze, micidiali lentezze da parte di tante istituzioni (italiane, sempre detto a scanso di equivoci).

Il lettore può trarne anche uno spaccato della società riminese nel suo complesso.

L'autore, rimanendo ancorato alla propria vicenda, raramente esprime tesi generali ma pure un giudizio di carattere globale è è espresso chiaramente dall'insieme del suo resoconto: se non cambiano gli atteggiamenti e i ruoli costituitisi finora intorno al tema “immigrazione” da parte di tutti (italiani “pro” o “anti” immigrati e immigrati stessi) lo scontro tra culture, già in atto, non potrà che aumentare.

E' giustificata questa conclusione con tutte le implicazioni? Quanto di ciò che è riportato è legato alla particolarità di un punto di vista, di un periodo, di un contesto?

Questo naturalmente ognuno lo giudicherà da sé. Ma penso che questo libro contribuirà volentieri a smentire se stesso se, trasmettendoci gli insegnamenti di un'esperienza (e sappiamo quanto sia importante e difficile oggi ascoltare dalle esperienze) ci aiuterà a non ripetere gli stessi errori del passato e a costruire in futuro una storia diversa e migliore.

Valter Chiani

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