Lo straniero di carta

Non era una sensazione, era una certezza. Lo capivamo da come la stampa parlava id loro, dalla difficoltà che i giornalisti trovavano nel definirli, chiamandoli in tali e tanti modi da far sorridere della loro fantasia. Sulle colonne dei giornali gli immigrati sono diventati “vù cumprà”, utilizzando uno scimmiottio verbale a metà tra il napoletano e la macchietta del nero che parla, o “coloured”, “color”, “vù lavà”, quando alcuni hanno cominciato a lavare i vetri delle auto agli incroci, “vù giocà” quando i senegalesi hano fondato una squadra di calcio. E poi i classici “terzomondiali” e “extracomunitari”. Un termine quest'ultimo che mi ha fatto sempre riflettere: in teoria raggrupperebbe anche gli statunitensi, i canadesi, gli australiani e addirittura i sammarinesi, ma nella nostra cultura cittadina ha sempre avuto un'accezione ben precisa: significa negro.

continua

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