La casa di Kikko (il mio blog)

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Il blog di Enrico Rotelli: la mia Rimini, appunti, viaggi, racconti, articoli, libri e qualche foto…
Aggiornato: 6 giorni 20 ore fa

Speriamo di non finire “sotto” la Linea d'ombra

Dom, 26/08/2012 - 15:42

C'era la domenica mattina in piazza Cavour prima delle grandi mostre, sonnacchiosa e usuale, e c'era la domenica mattina delle grandi mostre di Goldin, più movimentata e dagli accenti inusuali. Inusuali in città, beninteso, non a marina. E non era spiacevole, anzi. Direi rinfrancante. Anche perché, prendendo il giornale all'edicola o eseguendo il rito cittadino della colazione al caffé Cavour, vedevi Rimini attraversata da persone che della “solita” cartolina riminese per antonomasia – sabbia sole sandali e sudore – non gliene poteva fregare di meno. Anche in giornate uggiose come questa, o brumose di calico autunnale. Niente contro i sandali e il sudore, parecchio del pane riminese viene da lì, eccezion fatta per buona parte di poveri bagnini e di poveri albergatori, che lavorano “a gratis et amore deo”. Per questo mi sono un po' preoccupato quando la Fondazione Cassa di Risparmio ha annunciato il divorzio dall'imprenditore della Linea d'ombra. Ultima conseguenza di un disastro amministrativo sancito dal commissariamento della cassaforte – e vetrina di potere - dei maggiorenti cittadini.

Attenzione, grandi mostre a Castel Sismondo ce ne sono state: il Meeting negli anni non si è risparmiato, così come la Cgil del congresso nazionale, per dirne qualcuna. Non si può dire che prima di Goldin ci fosse il deserto dei barbari, no. Dico che però la presenza di un evento espositivo in città non è mai stata così palpabile e netta come negli ultimi tre anni. Non tiro in ballo le cifre, anche perché stiracchiandole a destra o a sinistra si può provare tutto e il contrario di tutto. E non faccio nemmeno i conti del bottegaio, con esempi di ristoranti e bar del centro prima e dopo la cura espositiva: su questo terreno scivolano già le associazioni di categoria e gli ultimi esempi di dibattito – torno ai bagnini – mi fanno stare alla larga. Mi preoccupa invece la piega dei commenti sul "divorzio".

C'è chi esulta perché Linea d'ombra non sarà più tra noi. La proposta culturale era troppo bassa, secondo molti e ben educati all'arte pensatori, che vedevano nei percorsi espositivi di Castel Sismondo pochi contenuti e grande ricchezza di nomi, specchietti per il facile orecchio delle casalinghe di Voghera piuttosto che per occhi abituati al bello dell'Arte. Insomma, una cultura con la c minuscola, fatta per masse ineducate. Con buona pace di tutti quei lamentii stratificati nei decenni della cultura riminese – lo stesso coro che ha criticato Goldin, beninteso – circa un eccessivo appiattimento sul turismo senza cultura: sabbia sole sandali sudore, appunto. Coro nel quale mi ci metto anche io, sia chiaro. Non so se la pensano così i molti che nelle esposizioni hanno lavorato, sopratutto in questi periodi grami. Un'amica mi ha parlato delle ore trascorse a lustrarsi gli occhi nei colori di Van Gogh. Se le proposte di Goldin sono da massaia o Culturali, non ha fatto parola. E non posso dimenticare il magnetismo di Turner, quando me lo sono trovato davanti. Ma da qualche parte, per invertire con numeri tangibili (non con le dotte dissertazioni, ché qui a Rimini siamo maestri) la deriva turistica da non culturale a culturale, toccava cominciare.

Un amico ben educato (all'arte), dopo aver ricordato la querelle sulla proposta culturale ecc. ecc, che le file all'ingresso erano diminuite, ha liquidato il divorzio come una necessità: “il commissariamento...”. Il resto (visitatori, diverso approccio con la proposta turistica) non conta. Quanto al dover guardare anche con gli occhi dell'Amministratore, oltre che dell'Esteta, l'ha liquidato con un "Noi abbiamo Massimo"  (Pulini), sottintendendo che qualcosa si inventerà. Perché, dei due, l'Amministratore è Massimo. E accanto alla mia fiducia in Massimo (Pulini) ci metto pure gli auguri di cuore. E ce ne vogliono di auguri, con le casse pubbliche di 'sti tempi. Auguri che questo filone espositivo non si spezzi, ma che si rafforzi con proposte che incontrano sì la massaia, ma la fanno crescere. Perché di vernissage pieni e sale vuote l'indomani, francamente, ne abbiamo piene le culture. E vuota l'arte.

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Maree augurali

Mar, 10/07/2012 - 18:47

C'è che ieri mica mi aspettavo una cosa così. Per il compleanno, dico. Uno dice che si sente in uno stato di pienezza, però poi non dice nemmeno la pienezza di cosa è, perché non lo sa spiegare nemmeno a sé stesso. Però pienezza, ecco. E non è solo per gli sms che arrivano e le paste che mangi con i compagni - sì COMPAGNI - di lavoro. E' che poi magari metti a puntino una roba che ti stava a cuore, e 'sta pienezza si volta a essere pure adrenalinica. E poi continua la rumba di auguri sulla bacheca e poi passi dalla zia a prendere le tagliatelle e questa, quando stai per andare via, sparisce in camera e torna con una manciata di euro, perché avrai anche 48 anni, ma lei ti regala la mancetta di quando eri ragazzino e non se ne rende nemmeno conto di che regalone ti fa. E allora 'sta pienezza qui sale, sale di augurio in augurio, di ora in ora, e diventa una marea di emozioni lievi, come quando il mare è calmo ma la marea è salita, e sciaborda sull'orlo delle ciglia. E adesso l'ho capito perché si dice Cento di questi giorni.

Argomenti: Ricorrenze:

Essere e avere. Tema elementare prima dei 48 anni

Dom, 08/07/2012 - 21:26

Sono nato da Paltrinieri. Sono stato ritto sul palmo di una mano. Sono evaso dal giardino di casa su una macchinina a pedali e mi hanno fermato alla latteria, prima della chiesa di San Giuliano. Poi la macchinina è sparita. Sono stato su una biciclettina blu con un joker. Sono andato da Paltrinieri con il nonno, a vedere il fratellino e dal ponte guardavo le barche con le coperte sopra. Sono stato in aereo con la mamma e Roberto. Sono stato in Sud Africa, in una roulotte e mangiavo le canne da zucchero che spuntavano ovunque. Sono stato all'asilo in Sud Africa, dormivo in una brandina e parlavo l'inglese, ma non lo sapevo. Per il mio compleanno ho avuto una capanna zulù tutta dolce, con un albero di marshmallow. Sono stato all'asilo da suor Maria e mi piaceva tanto che un giorno ho insistito per andarci. Mi ci hanno portato ma non c'era nessuno: era sabato. Come era brutto il cortile vuoto. Sono stato alle scuole Ferrari in prima, dalla mia finestra guardavo sempre i rombi colorati sul tetto dell'hotel Napoleon e una ragazza nuda sull'insegna del night club di fronte. Sono stato con la nonna, il nonno, la zia Rita e lo zio Utto. Sono stato al cinema con il nonno a vedere Luis De Funes al Metropol. Sono scappato intorno al tavolo dal nonno, perché era arrabbiato. Sono stato a scuola a San Giuliano, con Gegio e Giuseppe. Sono stato in giardino a imparare a memoria le poesie, poi non mi entravano in testa e la zia Rita mi diceva di dormirci su. E la mattina dopo le sapevo. Sono stato malato, con lo zio Utto che mi faceva prendere le supposte. Un giorno l'ho presa da solo ma lui non ci ha creduto. E l'ho presa due volte. La mamma è tornata dall'Iran con Robertino, e sono stato nella casa in città ma non mi hanno cambiato scuola. Sono stato sul 2, sul 4 e sull'8, tutte le mattine all'andata e al ritorno. Sono salito su un aereo con l'hostess e i miei soldatini medievali a Rimini e papà mi è venuto a prendere a Roma. Sono stato a Gaeta. Ho fatto la terza a Gaeta, e il maestro Cosimo ci faceva cantare l'inno nazionale. Sono stato in elicottero. Sono stato a una festa sul Castoro II e sono scivolato e ho fatto cadere il babbo. Ho giocato a baseball con la mazza, la palla e il guantone che mi ha regalato papà. Ho giocato con un sacco di ragazzi a baseball, in un cortile vicino a casa. Poi la palla ha rotto un vetro e sono scappati tutti. Una notte sono partito per Rimini perché il nonno stava male. Ho visto la gola del Furlo e l'acqua del fiume quella mattina e ho chiesto cosa aveva il nonno e il babbo mi ha detto che era morto. Sono tornato a Gaeta. Con una 500 blu, la mamma e Robi e tanti pacchi sono tornato da Gaeta. Sono andato alle scuole Tonini, di là del parco, ma non c'era posto. Sono andato alle scuole De Amicis e il posto c'era con la maestra Giovanna Chicchi. Ho scritto bei temi – diceva la maestra - e ho scritto in un quaderno con la storia di Rimini, dell'arco d'Augusto e del ponte di Tiberio. Ho ballato con l'Angela Tarani Crocodile Rock di Elton John nella sua cucina. Un sacco di pomeriggi e un sacco di volte. Ho fatto a botte con Marco Mazza. E le ho sempre prese. Ho fatto due gol nel cortile della scuola, uno di culo su calcio del terzino, uno con i piedi. E basta. Ho fatto i giochi della Gioventù e volevo ritirarmi al primo giro del campo di baseball. Poi mi hanno fatto ripartire e sono arrivato decimo. Su undici. Ma c'era la medaglia lo stesso. Ho firmato la lettera di auguri alla maestra Chicchi che stava male, anche se non volevo perché dicevo che eravamo noi che l'avevamo fatta stare male. Ho finito le scuole elementari.

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Dopo la manifestazione delle femministe – Passato, presente e chissà, Loriano Macchiavelli

Mar, 12/06/2012 - 00:02

- Si può sapere com'è successo? Sta' calmo che non è grave.

- Come puoi dire che non è grave? Guarda quanto sangue sto perdendo. Morirò dissanguato. E' grave, gravissimo.

- Ma come è successo?

- Che ne so. Me ne stavo a guardare tutti quei culi che salivano le scale quando qualcuno mi ha colpito con l'asta di un cartello. Proprio sulla fronte. Dio, che botta.

- E tu te ne volevi scopare un paio, pensa un po'. La scopata l'hai presa tu questa volta: sulla fronte.

- Se mi capita tra le mani.... Se mi capita tra le mani...

- Allora hai visto chi ti ha colpito?

- Ho visto sì. Che botta.

- La conosciamo? E' una delle solite?

- E' stata una... Se mi capita tra le mani, quella maledetta....

- Sapresti riconoscerla?

- Credo di sì.

- Allora è fatta: quelle matte sono tutte schedate. Andiamo in archivio e la troviamo di sicuro. Sporgiamo una bella denuncia contro di lei per lesioni, resistenza e per...

- Per niente. Meglio di no.

- Meglio di no cosa?

- E' una questione privata. La risolvo io.

Sarti Antonio, sergente, crede di aver capito il senso della situazione. E anche io.

- Maledetto stronzo! Le hai toccato il culo e quella si è rivoltata. Maledetto stronzo! Ti sta come un vestito nuovo. T'immagini la denuncia che dovresti fare? «Mentre toccavo il culo dell'imputata, questa, con scarso spirito di collaborazione, mi colpiva in fronte...» Ci sarà da ridere.

- E chi sporge denuncia?

Felice Cantoni, agente, lascia perdere il discorso e riprende il lamento funebre. Continua pure a tenersi il capo tra le mani: - Che botta. Sto per svenire: sento che sto per svenire. Ma quando si arriva a questo ospedale?

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Facebook, ovvero la televisione-fai-da-te?

Mer, 06/06/2012 - 13:45

Ho accumulato 1179 amicizie su Facebook. Diverse di queste sono persone che non conosco. Ma la netiquette prescrive di dire sì a tutti, e quindi... A qualcuno, per curiosità, ho chiesto come è arrivato a me: poche volte ho ricevuto risposta, e perlopiù evasiva. Se erano donne, si sganciavano alla svelta pensando al solito polipone che intorta. Altri sono attività commerciali che non visiterò, spesso gestite da persone pagate per farlo. E che non si curano di essere invasive. La cancellazione diventa ineludibile, quindi. Altri ancora mi propinano massime sulla vita che nemmeno Fabio Volo scriverebbe. Il che, è tutto dire. Altri ancora rilanciano bufale e immagini tarocche senza nemmeno degnarsi di fare una ricerca su google: neanche la fatica di fare un click in più per verificare: sostengono e basta. Quelli che creano immagini tarocche e rivolte populiste. Delle persone che mi sono vicine, invece, poche scrivono, pochissime interagiscono. Mi ripeto che in fondo sto anche studiando questo "social network", che anche io lo uso talvolta per lavoro e quindi è giusto esserci. E' giusto stare in questo magma che riflette il comune sentire. Ma se il comune sentire si basa sulla collezione di amicizie, su massime sulla vita che nemmeno Fabio Volo ecc ecc, su contatti commerciali e su immagini false o demagogiche, beh, qual è la differenza con la televisione? Il fai-da-te?

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Un nuovo vuoto

Ven, 25/05/2012 - 00:47

Il vuoto dell'appartamento fa rimbombare ogni piccolo spostamento, mentre l'odore della tempera colma ogni distanza dal passato. Niente più macchia di vino abbandonata nel Suo vagolare alcoolico, niente più segni di mobilia, né tessiture d'insetto né infinite orme di mani a cercare la luce. Non più tracce del tempo trascorso, né di chi si è avvicendato a coprire lo spazio. Casa, ormai, non è più casa.

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Francis Turner, Antologia di Spoon River, di Edgar Lee Masters

Mar, 15/05/2012 - 21:52

Da ragazzo
non potevo correre né giocare.
Da uomo potei solo sorseggiare dalla coppa,
non bere -
perché dopo la scarlattina m'era rimasto il cuore malato.
Eppure riposo qui
consolato da un segreto che solo Mary ocnosce:
c'è un giardino di acacie,
di catalpe e di pergole dolci di viti -
là, quel pomeriggio di giugno
a fianco di Mary -
mentre la baciavo con l'anima sulle labbra
l'anima d'un tratto mi volò via.

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Tanto in mezzo c'è la celere: delle strategie per darsi un po' di visibilità

Sab, 12/05/2012 - 23:07

Io ho capito cosa lega i fascisti di Rimini ai gruppetti di militanti che li “affrontano“: sono complici. Nella sopravvivenza. Se non ci fossero gli uni, gli altri avrebbero ben poco da fare. Se non ci fossero gli altri, gli uni avrebbero ben poco da dire. Perché diciamolo, gli uni sono solo 4 gatti neri spelacchiati usciti da un tosatoio, per giunta in stato di semiclandestinità. Più o meno come Rolf – il mio cane, buonanima – che quando lo tosavo scappava a nascondersi per qualche ora per la vergogna. E i giornali se li filano poco poco entrambi. Anche perché ne hanno le caselle e-mail piene.

All'inizio avevo un bel dire a chi davo - gratuitamente - consulenze di lasciarli perdere. «Guardate – dicevo – che ogni volta che scriviamo di 'sti gatti neri gli diamo pubblicità». Ma questi: niente. Giù un comunicato. E se il capo tentennava, qualcuno da sinistra lo scavalcava. Per cui smetteva di tentennare e giù un altro comunicato. Questi altri – i quattro gatti neri spelacchiati – devono aver mangiato la foglia. Hanno capito che A) con le molotov li legano. B) con quattro volantini non vanno da nessuna parte. C) c'è sempre qualcuno che non ha niente da fare che invece li sbircia sui social network. D) c'è sempre qualcuno che, a corto di idee in politica, stila un documento ben farcito di prosopopea che non serve a niente per avere un po' di visibilità. E tricchete tracchete ecco saldata l'alleanza che garantisce, oltre alle bandierine sventolate e gli striscioni srotolati, un minimo sindacale di politica e medagliette: un trafiletto ieri, un corteo oggi – tanto in mezzo c'è la celere: mica si menano sul serio – una pagina domani. E tutti insieme su Facebook a leggersi. Tra di loro. Posto, ergo sum.

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Galleggiando nell'acqua

Mer, 02/05/2012 - 22:37

Dopo due anni 8 mesi e spiccioli, ho rimesso mano ai miei siti. Modificandoli completamente. Ci starebbe bene un echissenefrega, ma in realtà è stato un passo importante, per la Casa di Kikko, il sito e tutta la piccola galassia politico – informativa che, da poche ore, è visitabile sul nuovo server fornitomi da Servededicati.it. Sì perché non ci mettevo mano, a parte l'ordinaria amministrazione – un testo oggi, un testo ieri... - dall'agosto 2009, quando uno spartiacque si è frapposto tra me e il mio lavoro. Rimettere mano ad un territorio largamente inesplorato quale la gestione in proprio di un server o lo sviluppo di un sito in un'ottica professionale è stato, in qualche modo un ricominciare. Da capo.

Negli ultimi due mesi mi sono sbattuto per scrollarmi di dosso la ruggine accumulata in questi anni. Non ho scritto una riga, a parte le cazzate su Fb – perché davvero sta diventando un ricettacolo di cazzate, più che di cazzeggi – e il testo per mio fratello, unico rigurgito di scrittura al quale la contingenza mi ha vincolato. Senno, non avrei scritto neppure quello. Lo stesso per il web. Ed è cambiato al punto che mi sono trovato per le mani non un o strumento familiare – come era il mio Drupal – ma uno strumento nuovo, la cui curva di apprendimento, già prima abbastanza alta, in questi ultimi due mesi è diventata quasi una salita di Sisifo.

Non credo di aver perso tempo, nel frattempo. Non molto, almeno. Oppure occasioni. Niente che non si possa recuperare con qualche ora di studio extra. Non ho danneggiato nessuno, in fondo. Chi contava su di me ha continuato a farlo, ignaro di quel che succedeva, facevo o non facevo. I risultati credo siano più che dignitosi. Del resto, il lavoro è lavoro, siamo tutti intercambiabili, più o meno. Ma questi territori, dal giorno dell'infarto, non erano più i miei. A Leonardo Montecchi, un caro amico, ho raccontato un sogno strano: galleggiavo sulle acque adriatiche, al largo di Cervia o di Ravenna. Un mare calmo, forse al tramonto. Sapevo di essere lì ma le piattaforme non c'erano più. Giusto i pali riconoscevo, che affioravano per pochi centimetri. Il sogno di un sopravvissuto l'ha definito, un immagine che riaffiora quando guardo la scena finale del Moby Dick di John Huston, mentre Ismaele galleggia aspettando la Rachel.

In questi due anni ho esplorato altri territori: mi sono misurato, di nuovo, con il lavoro dipendente, in una cooperativa sociale. Un sano stacco che mi ha permesso di riprendere possesso (?!) del mio corpo, e ri – conoscere un ambiente diverso, meno raffinato forse, più sincero ma sopratutto reale. Probabilmente, però, è tornato il momento di riprendere qualche vecchia abitudine.

 

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Festa del lavoro, un pensiero da Conrad

Mar, 01/05/2012 - 23:44

No, non mi piace il lavoro. Preferirei poltrire pensando a tutte le cose belle che si possono fare. Non mi piace il lavoro - a nessuno piace - ma mi piace quel che c'è nel lavoro - l'occasione di scoprire se stessi. La propria realtà - per sé, non per gli altri - ciò che nessun altro uomo potrà mai sapere. Gli altri possono soltanto vedere l'apparenza, senza poter mai sapere che cosa significhi veramente.

Joseph Conrad (da Cuore di Tenebra)

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