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Stalking. Una riflessione psicopatologica

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Gio, 07/02/2013 - 14:20

Lo Stalking non è una diagnosi psichiatrica, in molti stalkers non si evidenzia una patologia mentale conclamata ,lo stalking pertanto si colloca nella zona grigia posta tra normalità del male e psicopatologia.

Una riflessione sullo stalking non può quindi essere condotta solo con categorie psichiatriche servono anche altri vertici di osservazione : la sociologia, la criminologia, la psicologia e ,all’ interno della psicologia , la psicoanalisi.

In questo mio intervento , utilizzerò soprattutto la psicoanalisi proprio per la capacità di questa disciplina di parlare sia della normalità che della patologia considerate come condizioni comunicanti tra loro e divise da una linea di confine a tratti sottile.

Lo stalking colpisce soprattutto le donne, l’ 80% delle vittime sono donne. Il significato originario del termine “Stalking” è importato dal linguaggio venatorio e indica l’appostamento, l’inseguimento furtivo della preda.

Lo stalker è un predatore e la donna diventa una preda, viene negata la possibilità per la donna di sottrarsi al desiderio maschile.

Esistono determinanti culturali, sociali ed anche biologiche per cui lo lo stalking riguarda prevalentemente comportamenti persecutori compiuti da uomini su donne,queste determinanti credo siano in buona sostanza simili a quelle per cui la maggioranza dei reati violenti è compiuta da maschi in prevalenza giovani .

Non credo che l’essenza dello stalking sia riconducibile ad uno specifico comportamento predatorio del’ uomo sulla donna, esiste anche lo stalking compiuto all’ interno dello stesso genere e, seppure raramente, da donne su uomini.

Lo stalker non riesce ad accettare che l’ oggetto del suo desiderio sia pienamente Altro da sé ,ossia una persona che costituisce un centro autonomo di iniziativa, dotata di libertà ,con il diritto di respingerlo rifiutarlo o ignorarlo. La psicoanalisi ci insegna che non è una operazione così semplice e scontata accettare che l’ altro sia tale, che non sia pronto a soddisfare i nostri bisogni ed i nostri desideri.

Secondo gli studi della Sezione Atti persecutori del Reparto Analisi Criminologiche dei Carabinieri gli stalker potrebbero inquadrarsi (a stretti, pragmatici fini di polizia) in cinque tipologie:

  • il “risentito”, caratterizzato da rancori per traumi affettivi ricevuti da altri a suo avviso ingiustamente (tipicamente un ex-partner di una relazione sentimentale);
  • il “bisognoso d’affetto”, desideroso di convertire a relazione sentimentale un ordinario rapporto della quotidianità; insiste e fa pressione nella convinzione che prima o poi l’oggetto delle sue attenzioni si convincerà;
  • il “corteggiatore incompetente”, che opera stalking in genere di breve durata, risulta opprimente e invadente principalmente per “ignoranza” delle modalità relazionali, dunque arreca un fastidio praticamente preterintenzionale;
  • il “respinto”, rifiutato dalla vittima, caratterizzato dal voler contemporaneamente vendicarsi dell’affronto costituito dal rifiuto e insieme riprovare ad allestire una relazione con la vittima stessa;
  • il “predatore”, il cui obiettivo è di natura essenzialmente sessuale, trae eccitazione dal riferire le sue mire a vittime che può rendere oggetto di caccia e possedere dopo avergli incusso paura; è una tipologia spesso riguardante voyeur e pedofili.

Schematicamente credo si possa affermare che queste tipologie rimandano, chi più chi meno, a diverse “aree problematiche “ che appartengono sia alla normalità che alla patologia, sono :

l’ aggressività intesa come desiderio di impossessamento, la dipendenza affettiva, il narcisismo.

L’ impossessamento dell‘Altro

Molti psicoanalisti hanno teorizzato che già all’ inizio della vita il rapporto con l’ altro è sostanzialmente ambivalente, che è presente accanto ad una corrente affettiva caratterizzata da sentimenti di amore , riconoscenza e gratitudine, anche un’altra corrente affettiva caratterizzata da sentimenti di aggressività, da invidia, da desiderio di controllo e possesso.

L’ amore contiene una tendenza all’ impossessamento come è sintetizzato nel noto aforisma :

“Cara tu dici che ami i fiori e li strappi dai campi, dici che ami gli animali e te li mangi.
Cara, quando dici che mi ami, io ho paura!”

( Dino Ignani).

Anche se nell’aforisma è un uomo che esprime la propria paura, la tendenza all’ impossessamento sembra statisticamente potere diventare pericolosa quando riguarda il desiderio dell’ uomo verso la donna.

Il mito e la letteratura sono pieni di esempio, Don Rodrigo che rapisce Lucia , oggi sarebbe uno stalker, un persecutore,

Ancora più eloquente è il fenomeno degli Dei stalkers

Il più celebre è il padre di tutti gli dei: Zeus, che non si premurava certo di ottenere il consenso dell’oggetto delle sue passioni.

Ma voglio citare solo un mito molto bello e poetico : quello del rapimento di Proserpina ad opera di Plutone.

Plutone il Dio degli inferi concupiva la bella Proserpina figlia di Zeus e Demetra, ma lei lo rifiutava così Plutone comportandosi come uno Stalker la rapì brutalmente e la portò con sè nel triste e buio Ade. Demetra, la madre di Proserpina, addolorata e furente gettò la terra in un lungo inverno fino a quando Plutone non consentì a Proserpina di tornare libera sulla terra almeno per quattro mesi dell’anno: così si stabilì la ciclicità delle stagioni. Questo mito è raffigurato in una celebre statua del Bernini esposta a villa Borghese. Bernini era così bravo a scolpire che raffigura le dita nodose di Plutone che affondano nella coscia di Proserpina mentre la afferra. Il marmo sembra diventare carne.

Lo Stalking è espressione di una tensione verso l’ oggetto del desiderio che porta all’impossessamento.

Già due secoli fa Freud spiegava che la sessualità contiene l’ aggressività e che per arrivare ad un incontro amoroso è necessario un percorso maturativo che ponga l’ aggressività al servizio dell’ amore ( Freud diceva della Libido) e non viceversa .

Scriveva Sigmund Freud nel libro: “Il disagio della civiltà,,”

“l’uomo non è una creatura mansueta, bisognosa d’amore, capace al massimo di difendersi quando è attaccata; è vero invece che occorre attribuire al suo corredo pulsionale anche una buona dose di aggressività. Ne segue che egli vede nel prossimo non soltanto un eventuale soccorritore e oggetto sessuale, ma anche un oggetto su cui può magari sfogare la propria aggressività, sfruttarne la forza lavorativa senza ricompensarlo, abusarne sessualmente senza il suo consenso, sostituirsi a lui nel possesso dei suoi beni….”

C’è chi condivide e chi contesta questa visione dell’ uomo proposta da Freud che descrive l’ uomo come tendenzialmente egoista fino ad essere spietato. L’ educazione al rispetto dell’ altro deve fornire ,in questa visione dell’ uomo, dei freni inibitori , in assenza dei quali si manifesterebbe una sorta di tendenza naturale alla soddisfazione immediata degli istinti.

Per Freud vale la frase “ i buoni si limitano a sognare di notte ciò che i cattivi fanno di giorno”

Due elementi costitutivi nello sviluppo della personalità, che hanno a che fare con la morale, con l’ interiorizzazione delle norme, con la voce della coscienza e rappresentano dei potenti freni inibitori , sono il Senso di Colpa e la Vergogna.

Il Senso di Colpa di cui spesso si parla come di un ingombrante fardello è invece importantissimo per assicurare il reciproco rispetto. Se ci pensiamo è molto più efficace il Senso di colpa per prevenire condotte di Stalking , che non la vergogna , chi è frenato solo dalla vergogna può tranquillamente, maltrattare una persona , infierire sul partner fino a quando viene scoperto e smascherato , solo allora prova vergogna . Sentirsi in colpa invece impedisce di fare male all’ altro , comporta la capacità di preoccuparsi dell’ altro.

Ho avuto a che fare, in carcere dove svolgo consulenze psichiatriche, con detenuti per stalking, mi ha colpito che quando esercitavano i loro comportamenti persecutori non provavano senso di colpa, potevano invece provare vergogna, anche insopportabile quando venivano scoperti e smascherati.

Vale la pena ricordare che nel disturbo antisociale di personalità, che descrive il delinquente patologicamente incorreggibile, caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le leggi della società, da comportamento impulsivo, dall’incapacità di assumersi responsabilità e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti altrui , il dato psicologico fondamentale è proprio la mancanza del senso di colpa e del rimorso.

La Dipendenza Affettiva

Siamo esseri sociali, abbiamo bisogno dell ‘altro durante tutta la nostra vita. Siamo sempre dipendenti, dalle persone a cui vogliamo bene e che ci volgliono bene. Riusciamo a conquistare progressivamente durante la crescita una condizione di Autonomia.

Autonomia comporta autonomia di sé dalla persona amata e desiderata e accettazione della autonomia della persona amata e desiderata da sé.

Riuscire a d accettare l’ autonomia dell’ oggetto di desiderio, tollerare le frustrazioni e le delusioni, tenere assieme l’ immagine buona dell’ altro che ci dice di si e quella cattiva che ci dice di no, costituisce un traguardo evolutivo raggiungibile se l’ ambiente in cui si cresce è fondamentalmente un buon ambiente che permette di fare in prevalenza esperienze positive .

Esistono dipendenze buone, sane, e dipendenze affettive patologiche.

Le dipendenze affettive patologiche sono correlate da un fallimento delle prime fondamentali esperienze affettive che lasciano un senso di vuoto, mancanza di autostima, difficoltà nel prendersi cura di sè stessi, intolleranza alla solitudine.

La Dipendenza Affettiva non è troppo diversa da altre dipendenze patologiche rivolte ad una droga o all’ alcool, porta ad una dipendenza verso una persona di tale intensità che non se ne può fare a meno., la separazione causa una crisi d’ astinenza.

Un’unica relazione sentimentale può venire estremamente idealizzata, ci si “avvinghia come l’edera” al partner che diviene apparentemente l’unica motivazione di vita.

Ma gli intensi bisogni di Dipendenza affettiva possono essere negati in primo luogo a sé stessi, mascherati ad es. con il machismo. Nelle Dipendenze Affettive l’amore, inteso come mutuo scambio di affetti fra persone libere ed autonome può venire sostituito da una dinamica di potere molto forte, in cui ci si scambia i ruoli di Vittima e Carnefice .

Elevato è il rischio di creare una Codipendenza: spesso le persone che soffrono di Dipendenza Affettiva scelgono dei partners a loro volta problematici (con dipendenza da sostanze, dal gioco, dall’alcool etc.).

Il modo migliore per non occuparsi dei propri bisogni affettivi à quello di porsi come un Salvatore in grado di salvare l’altro dai suoi problemi.

Nella Dipendenza Affettiva si diviene dipendente dal comportamento dell’altro e contemporaneamente si cerca di controllarlo. La relazione diviene una gabbia, sempre insoddisfacente e spesso autodistruttiva.

A volte in modo evidente, a volte segretamente , nella Dipendenze Affettive domina la paura :

Paura di cambiare

Paura di perdere la persona amata

Paura di essere abbandonati

Paura della separazione, del distacco

Paura della solitudine .

Sono sentimenti che rimandano al bisogno che il bambino ha della mamma.

Il bisogno è intenso ,la paura si mescola a Gelosia e Possessività con relativo restringimento della vita sociale .

Se lo Stalking è sotteso da dipendenza affettiva,conserva l’ eco si una disperazione infantile, di una collera infantile per la mamma che abbandona, collera però che viene agita da un adulto, con conseguenza che possono essere gravi e pericolose.

Il caso di M. illustra come lo Stalking sia sotteso da desiderio di impossessamento non controllato da freni inibitori e da una dipendenza affettiva patologica che non permette la separazione

Ho conosciuto M. in Carcere dove era detenuto per omicidio, M era un giovane uomo che aveva ucciso , accoltellandola,la sua fidanzata perchè voleva lasciarlo. Prima l’ aveva minacciata, anche picchiata.

In carcere non esprimeva rimorso ne’ colpa, non provando questi sentimenti non riusciva ad accettare l’ idea di dovere scontare una pena. Si lamentava del carcere perchè ci si annoia, non si può disporre del proprio tempo, non si mangia bene..

M era stato abbandonato dalla madre quando era bambino. La madre aveva lasciato figlio e marito per andare a vivere con un nuovo compagno.

Possiamo pensare che l’ abbandono da parte della fidanzata avesse riaperto la ferita dell’ abbandono da parte della madre, che avesse riattivato rabbia e disperazione, che M avesse bisogni di dipendenza affettiva molto forti e di cui probabilmente non era consapevole.

M. era stato cresciuto dal padre ( considerato un uomo debole) e dalla nonna materna. Gliele avevano date tutte vinte, perchè “poverino aveva sofferto tanto a causa della madre cattiva”.

Sembra quindi evidenziarsi un Superio (il giudice interno) fragile, espressione di un ambiente familiare che non gli ha trasmesso la capacità di tollerare le frustrazioni, di accettare i no controllando la rabbia.

M. evidenziava anche problematiche connesse ad un’ altra area posta al confine tra normalità e patologia :

considerava la sua ragazza come la moto o come i vestiti ,qualcosa che gli apparteneva e che doveva rispecchiare il suo valore, doveva sostenere e confermare il suo narcisismo.

Il Narcisismo.

Chiarisco subito che esiste un narcisismo sano che ha a che fare con la consapevolezza delle proprie qualità, dei propri pregi e con la capacità di manifestarle serenamente senza provare vergogna e lascia l’ altro libero di rispecchiare o meno. Certo meglio se arrivano applausi ma sono ammessi anche i fischi.

Il narcisismo patologico è quello che come nel mito di Narciso ( il ragazzo che si innamorò della sua immagine riflessa nell’ acqua ) non cerca un altro con cui entrare in relazione ma chiede all’ altro di essere uno specchio che deve rimandare al narcisista l’ immagine di una persona bella, desiderabile, interessante, di fatto l’ altro deve essere in funzione del rispecchiamento del narcisista.

Un grande psicoanalista americano Kohut ha scritto che quando l’ altro viene meno alla funzione di specchio, il narcisista prova rabbia e desiderio di vendetta. Un esempio che ci fornisce Kohut è dato dalla caccia implacabile che il capitano Amab da a Mobby Dick , la balena bianca. Potremmo dire che Akab è stato un implacabile stolker per la balena Moby Dick.

Moby Dick per sfuggire ad una caccia di Akab gli aveva provocato la perdita di una gamba : metafora della ferita narcisistica ,dell’ affronto ,dell’ offesa .Da quel momento la balena bianca diventa una ossessione per il capitano che dedicherà tutta la propria vita, fino all’ autodistruzione, per catturarla, ucciderla, vendicarsi.

Se si legge il carteggio tra Mussolini e la Petacci nel periodo della disfatta del fascismo credo si possa trovare un altro esempio di rabbia che scaturisce dall’ offesa al narcisismo, ossia di rabbia narcisistica, è impressionante come nel carteggio il Duce non esprima un solo sentimento di colpa per le sofferenze del popolo italiano, non esprime compassione, ma solo sdegno e collera perchè il popolo irriconoscente non è è pronto a combattere per lui .

Il narcisismo porta a concepire l’ altro in funzione del rispecchiamento , l’ altro non può essere libero ed autonomo, non può andarsene così come uno specchio non può lasciare la parete a cui è appeso. Il narcisista ha bisogno che l’ Altro resti disponibile a confermare il suo valore, non può rinunciare alla conferma della sua identità e del suo valore che l’ altro deve fornirgli.

Se è possibile in poche tempo dare una prima idea di che cosa è il Narcisismo patologico è quasi impossibile in poco tempo spiegarne le cause, però ci provo.

L’origine non è tanto da cercare in genitori che hanno incensato troppo i figli o che li hanno viziati, ma in una carenza del rispecchiamento fatta dai genitori verso i figli quando erano piccoli. Cosa intendo per rispecchiamento ? Il volto dela madre è uno specchio per il bambino che gli permette innanzitutto di vedere sè stesso come una persona amata e dotata di valore

Ha scritto Virgilio nelle egloghe ;

a chi i genitori non sorrisero,

nessun dio lo degnerà della mensa,

nessuna dea del suo letto.

(Virgilio: Ecloga IV,vv 60-63)

è una frase potentissima, il poeta in poche righe condensa ed anticipa un sapere a cui si arriverà dopo secoli.

Molto schematicamente possiamo affermare che se il normale rispecchiamento non avviene , l’ individuo nella propria vita adulta avrà costantemente bisogno di cercare una conferma del proprio valore nell’ immagine di sè che gli rimanda un altro e chiederà al partner di svolgere questa funzione.

. ****

Possessività ,dipendenza affettiva, narcisismo, sono aree problematiche della mente che quando diventano tropo grandi,pervasive e dominano il funzionamento mentale ( affettivo e cognitivo ) ed il funzionamento comportamentale e relazionale, danno origine a patologie psichiatriche definite Disturbi di Personalità e qui entriamo nell’ area della patologia mentale, così come viene descritta nei manuali di psichiatria.

I dati della letteratura specialistica indicano che tra gli stalkers che manifestano una patologia mentale conclamata predominano i Disturbi di Personalità ,seguono , staccate, le psicosi deliranti: ( i matti).

Al Disturbo Antisociale di Personalità ho giò accennato.

Voglio solo menzionare, il Disturbo Borderline : una complessa patologia psichiatrica la cui incidenza sembra essere così in aumento che si parla di “ epidemia borderline” tra gli aspetti che caratterizzano il Disturbo Borderline di personalità vi sono proprio :

-sforzi disperati di evitare un reale o immaginario abbandono

-impulsività

-rabbia immotivata ed intensa.

Questi tratti di personalità, nel Disturbo Borderline sono così costanti e pervasivi da essere tratti rigidi e disadattativi permanenti che segnano l’ intera esistenza.

Il Delirio

Tra i tanti tipi di delirio esiste il deliro erotomanico che consiste nella convinzione assoluta ed impermeabile alle verifiche che una persona sia innamorata del delirante.

Io ho una Stalker delirante , una mia ex paziente , inossidabilmente convinta che io l’ ami, ha una psicosi di tipo schizofrenico che comporta allucinazione uditive, lei sente la mia voce che le conferma il mio amore.

Per fortuna l’ unica manifestazione del suo stalking consiste in incessanti telefonate da cui riesco a difendermi grazie alla funzione filtro del telefonino.

Chiudo con qualche parola sulle vittime dello stalking

Che effetto provoca lo stalking su chi lo subisce ?

Si può andare dal malessere che non si esprime con sintomatologia di pertinenza psichiatrica, alla reazione ansiosa o ansioso-depressiva , fino al Disturbo Post Traumatico da Stress.

Un collega australiano, Meares afferma che le esperienze traumatiche subite si organizzano nella memoria in un Sistema Traumatico che viene attivato da nuove esperienze traumatiche e da stimoli che in qualche modo rimandano ai traumi precedenti. Questo è un modo elegante per afferrmare che l’ effetto di uno stalking subito sarà tanto più grave se “ piove sul bagnato”, se la persona che subisce lo stalking ha fatto altre esperienze in cui è stato vittima di soprusi i cui effetti sono tanto più gravi, persistenti, destabilizzanti ,quanto più era giovane ed immatura quando li ha subiti.

Il concetto del Sistema del trauma proposto da Meares mi piace molto, è semplice ed utile, è applicabile non solo alla vittima ma anche allo Stalker.

L’ ipotesi è che in chi ha subito traumi significativi , semplici no detti dal partner, normali mancanze di empatia, non accoglimento dei bisogni, riattivano il Sistema del trauma, la collera provata è rivolta non solo al partner ma anche verso le persone importanti del passato che sono state frustranti e traumatizzanti. L’individuo rivolge la collera verso la moglie che non lo capisce ma anche verso la madre che non lo ha mai capito,verso il padre che lo picchiava, in quel momento la collera contiene tutte le collere provate, come spiega Meares presente e passato si confondono.

Il Sistema del trauma viene allontanato dalla coscienza perchè fatto di ricordi dolorosi, di emozioni penose .Credo che venga rappresentato in quegli incubi dove bisogna lottare contro una entità malvagia e dove l’ unica relazione possibile è costituita dall’ odio e gli unici ruoli sono quelli di vittima o carnefice., non esiste perdono ne’ compassione.

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Stalking. Una riflessione psicopatologica

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Gio, 07/02/2013 - 14:20

Lo Stalking non è una diagnosi psichiatrica, in molti stalkers non si evidenzia una patologia mentale conclamata ,lo stalking pertanto si colloca nella zona grigia posta tra normalità del male e psicopatologia.

Una riflessione sullo stalking non può quindi essere condotta solo con categorie psichiatriche servono anche altri vertici di osservazione : la sociologia, la criminologia, la psicologia e ,all' interno della psicologia , la psicoanalisi.

In questo mio intervento , utilizzerò soprattutto la psicoanalisi proprio per la capacità di questa disciplina di parlare sia della normalità che della patologia considerate come condizioni comunicanti tra loro e divise da una linea di confine a tratti sottile.

Lo stalking colpisce soprattutto le donne, l’ 80% delle vittime sono donne. Il significato originario del termine "Stalking" è importato dal linguaggio venatorio e indica l'appostamento, l'inseguimento furtivo della preda.

Lo stalker è un predatore e la donna diventa una preda, viene negata la possibilità per la donna di sottrarsi al desiderio maschile.

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E’ nato Soluzioni, il periodico Target Sinergie che parla di noi

Con una puntualità azzeccatissima è nata ufficialmente Soluzioni, la nuova newsletter periodica Target Sinergie, che ha lanciato i primi vagiti, diciamo così, in occasione della cena di Natale. Diciamo ufficialmente perché, prima di far arrivare al “grande” pubblico la pubblicazione aziendale, nei mesi scorsi è stata fatta una piccola prova attraverso un numero 0, ormai diventato un “pezzo” da collezione. Il numero Uno, curato da Stefania Mosconi ed Enrico Rotelli, sfoggia in prima pagina l’ennesimo riconoscimento in casa Target Sinergie, la menzione speciale della Presidenza del Consiglio dei ministri nell’ambito del premio “Amico di famiglia”, per il quale il consorzio riminese verrà premiato a breve. Di spalla, il saluto natalizio del presidentissimo Domenico Mimmo Pirozzi, mentre i tre strilli in testata di pagina annunciano i “ricchi” contenuti della newsletter: il piano formativo 2012 – 2013, il raggiungimento di 20 inserimenti lavorativi di personale svantaggiate nel corso dell’anno trascorso, articolo scritto da Lucia Camprincoli e Federica Metalli,  e il nuovo cantiere acquisito dal gruppo in Sardegna, il Pastificio Cellino.

Non meno importante la notizia della raccolta fondi per il terremoto, in seno ai dipendenti delle aziende consorziate Target Sinergie, Target Service, Log-it e In Opera, che ha raggiunto i 2 mila euro grazie alle ore di lavoro devolute e all’integrazione fatta dalle imprese del gruppo. Fondo che verrà gestito dalla Compagnia delle Opere Emilia e Nazionale e che in parte è già stato destinato al sostegno ai ragazzi di San Prospero e San Felice sul Panaro, due comuni del modenese. Infine, la nuoav dimensione comunicativa del gruppo, che schiera nella “ragnatela” mondiale un sito arricchito di contenuti e i nuovi canali informativi sui social network, da Facebook – con la pagina Target Sinergie e con il gruppo dedicato ai soci e ai dipendenti delle cooperative consorziate – al canale Youtube aziendale che mostra già 4 video. Buona lettura, dunque.

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Logistica agroalimentare, «Dalla consulenza alla gestione operativa»: Target Sinergie racconta in un video l’esperienza nello stabilimento Mec3

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Dalla consulenza alla gestione operativa: un video per raccontare l’esperienza Target Sinergie nella gestione outsourcing della logistica di stabilimento presso Mec3, l’azienda di produzione di semilavorati per pasticcerie e gelaterie artigianali di tutto il mondo. Ideato e prodotto in seno all’ufficio Commerciale Target Sinergie, in poco più di due minuti e mezzo il video documenta il servizio svolto dalla società consortile riminese all’interno dei vari settori della Mec3, dai primi rapporti come consulenti alla gestione operativa del magazzino materie prime, del reparto confezionamento e del reparto spedizioni. L’introduzione alla case history è del direttore generale Mec3, Maurizio Raggi, che da il via alle interviste all’interno dello stabilimento di San Clemente (Rimini), sottolineando i vantaggi della collaborazione tra la sua azienda e Target Sinergie. Poi la parola passa al personale operativo Target, che raccontano le varie fasi delle lavorazioni che l’azienda consortile gestisce in outsourcing. Il tutto con un ricco repertorio di immagini in presa diretta, montate per documentare ed esemplificare l’impegno e le qualità del personale Target Sinergie in un cantiere per la logistica Agroalimentare, ovunque sia impiegato.

Ideato e realizzato dall’Ufficio Commerciale, il video è stato prodotto in tandem dal commerciale Cesare di Paolo e dal curatore della comunicazione Target Enrico Rotelli, affidandosi per le riprese e il montaggio al professionista riminese Simone Felici. «Nessun attore per i nostri video, nessuna immagine o location patinata. E come testimonial i nostri clienti: abbiamo scelto un approccio “realista” alla nostra comunicazione video con i potenziali partner – spiegano Cesare di Paolo ed Enrico Rotelli – A raccontare il nostro lavoro sono le stesse persone con i quali i clienti si misureranno sul campo per affrontare e risolvere i problemi. E, naturalmente, raggiungere gli obbiettivi. Questo ha significato per i nostri operatori mettersi nuovamente in gioco oltre l’impegno quotidiano: raccontare davanti all’occhio implacabile della telecamera sé stessi attraverso il loro lavoro. Non è da tutti. E visto che non sono attori, e il video è tutto incentrato sulla loro partecipazione, se lo spettatore lo apprezza, beh, complimenti a loro».

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Tra il detto e il non scritto: primarie, il mio appello per Elisa Marchioni

La casa di Kikko (il mio blog) - Sab, 29/12/2012 - 20:26

Domani sarò uno dei tanti iscritti che voterà alle primarie per i parlamentari, così come ho scelto il mio leader, Pieluigi Bersani. E so anche chi votare, perché per 4 anni e mezzo ho visto, condiviso e raccontato il suo lavoro: Elisa Marchioni. Qualche dietrologo più cinico di me ci potrà leggere una scelta di opportunismo professionale. Il mio curriculum e la mia coscienza, che se ne fregano allegramente dei dietrologi (ma li conoscono), sono dalla parte delle ragioni che hanno sostenuto il suo operato in questi anni non facili e che la sostengono in questa ennesima prova – le primarie – anch'essa in salita. Le ragioni di un iscritto Pd abituato a scegliersi il suo team leader e il suo destino. Anche professionale.

Quando fu messa in lista Pd in posizione eleggibile alla Camera, l'Unità di Bologna titolò «Elisa la ragazza radio e chiesa che va a Roma». Meno diplomatici del giornale di Gramsci, altri la vedevano come una vispa Teresa un po' cresciutella, non so se aspettandosi il tritacarne di Montecitorio o solo sulla scorta di uno sguardo provincialotto che si elargisce a tutto e tutti, qui tra l'Ausa e il Marecchia. Si sbagliarono clamorosamente.

Ne sa qualcosa la Michela Vittoria Brambilla, ministro tanto procace quanto inconcludente che perse le staffe perché la nostra la martellava su come usava i fondi del ministero per compensare consulenti che – per caso – lavoravano a campagne elettorali del Pdl. Con annessa inchiesta della Corte dei Conti. Narrano di urla e improperi poco signorili all'indirizzo della riminese. Di sicuro non si presentò a rispondere in commissione. La focosa ministra ebbe grattacapi anche sul pozzo senza fondo che era il sito Italia.it. Oppure sulla gestione dell'Enit, accendendo un'ulteriore inchiesta parlamentare. A rendere inconcludente il suo mandato ci pensò la Corte Costituzionale: il codice del turismo Brambilla fu bocciato in 19 punti. Eppure la Vispa Teresa l'aveva avvertita...

Nel frattempo, dalle nostre parti, si consumava la guerra di logoramento tra Italia e San Marino, con Tremonti silente e il Titano dolente. Sappiamo cosa c'era in ballo, ma nel frattempo il silenzio del commercialista di Berlusconi permetteva a qualcuno di fare il pesce nel barile, ad altri – i frontalieri - di farsi triturare in un braccio di ferro logorante, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini diceva che per carità va tutto bene. Fino al 10 marzo 2011, quando nel question time Elisa Marchioni chiede a Tremonti di svelare le carte. E Sonia Viale, sottosegretaria, rivela finalmente cosa c'è che non va. Quisquilie tipo «controlli sulle banche e sulle società finanziarie sanmarinesi nonché sulle sanzioni per i comportamenti illegali», nessun accordo in materia di scambi fiscali, poca trasparenza. Insomma «la Repubblica di San Marino – dice a Montecitorio il sottosegretario - è sempre più rifugio per i capitali di origine illecita e, da ciò, deriva il timore che sia anche meta per la malavita organizzata, sia italiana che estera». La nostra vispa Teresa avea tra l'erbetta al volo sorpresa “gentil” farfalletta.

Io tralascerei il resto della legislatura. C'è un sito www.elisamarchioni.it che parla a chi vuole ascoltarlo con le proprie orecchie e giudicarlo secondo coscienza. Non la voterò solo per questo. E nemmeno perché so cosa si annida tra le righe degli appelli e quelle dei giornali. La voterò anche per le parole che ha scritto a una madre menomata del suo affetto più caro e che Elisa non ha dato in pasto ai media affamati. E per la sorellanza che quella donna che non conosceva le ha concesso, carezzandole le mani.

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Buon Natale 2012 (e tutto quel che segue)

La casa di Kikko (il mio blog) - Lun, 24/12/2012 - 23:16

Non è che sia un Natale particolarmente brillante: fuori fa freddo ed è pure umido, c'è la crisi, le sfighe si accumulano e per chi ha quella ulteriore di essere di sinistra ci sono pure le primarie, con il loro corollario di sorrisi davanti e coltelli di dietro. Ma c'è chi sta peggio. Per cui vi auguro che almeno il Natale sia sereno. E per il resto, ma proprio tutto il resto, c'è sempre l'adagio di Rossella O'Hara: «non ci posso pensare ora. Ci penserò domani». Auguri.

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La logistica Beverage secondo Target Sinergie in video. E come testimonial, il cliente: Partesa Emilia Romagna

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Un video per presentare i servizi Target Sinergie nel settore della distribuzione Beverage, spiegati da chi ogni giorno serve la clientela. Ha un approccio pragmatico il nuovo filmato prodotto dalla società consortile riminese per illustrare al mercato e ai potenziali clienti la qualità e l’estensione dei servizi erogati, e che andrà ad arricchire il canale youtube aziendale. Accanto agli operatori Target, sono gli stessi clienti a spiegare la natura e la profondità dei rapporti instaurati in tanti anni di collaborazione. “Location” del video il transit point Partesa di San Mauro Pascoli, dove Target segue la logistica, l’evasione degli ordini e la distribuzione “ultimo miglio” al cliente finale, coprendo l’area dai lidi ferraresi a Cattolica al Montefeltro, in Emilia – Romagna, da Pesaro ad Ancona nelle Marche attraverso il deposito sito nella città dorica.

Il video, della durata di quasi tre minuti, è introdotto da Luca Boattini, direttore operativo Partesa Emilia Romagna, che illustra le peculiarità del centro Partesa di San Mauro Pascoli e il rapporto con il consorzio Target Sinergie. Poi la parola passa a Domenico Carito, responsabile di cantiere Target, vera e propria voce narrante del lavoro che gli operatori sviluppano ogni giorno, e all’operatore Elios Giannuzzi. Il tutto con un ricco repertorio di immagini in presa diretta, opera che vuole documentare ed esemplificare l’impegno e le qualità del personale Target Sinergie in un cantiere per la logistica Beverage, ovunque sia impiegato.

Ideato e realizzato dall’Ufficio Commerciale, il video è stato prodotto in tandem dal commerciale Cesare di Paolo e dal curatore della comunicazione Target Enrico Rotelli, affidandosi per le riprese e il montaggio al professionista riminese Simone Felici. «Nessun attore per i nostri video, nessuna immagine o location patinata. E come testimonial i nostri clienti: abbiamo scelto un approccio “realista” alla nostra comunicazione video con i potenziali partner – spiegano Cesare di Paolo ed Enrico Rotelli – A raccontare il nostro lavoro sono le stesse persone con i quali i clienti si misureranno sul campo per affrontare e risolvere i problemi. E, naturalmente, raggiungere gli obbiettivi. Questo ha significato per i nostri operatori mettersi nuovamente in gioco oltre l’impegno quotidiano: raccontare davanti all’occhio implacabile della telecamera sé stessi attraverso il loro lavoro. Non è da tutti. E visto che non sono attori, e il video è tutto incentrato sulla loro partecipazione, se lo spettatore lo apprezza, beh, complimenti a loro».

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Letterina di Natale

La casa di Kikko (il mio blog) - Sab, 08/12/2012 - 04:15

Davanti a me ho la lettera di licenziamento. Per conoscenza. Perché è indirizzata alla direzione territoriale del lavoro. La forma non è ancora raffinata nella cooperazione. Ma è solo questione di tempo, impareranno. E in fondo non ha importanza: lo sapevo. Me l'hanno detto in un colloquio. Tutti lo sapevamo. Era nell'aria. Abbiamo perso l'appalto e in genere questa è la trafila: si può passare alla coop che subentra. La Direzione Territoriale convoca il tavolo con le Parti e si definisce la trattativa. A fine mese si può scegliere. O si passa di là, all'altra cooperativa (non sociale) – e il lavoro riprende - o la disoccupazione. Poteva andare peggio. Molto peggio.

Il lavoro perduto dalla mia futura ex cooperativa sociale è la logistica (vedi wikipedia), in appalto da un'azienda leader (si dice così e in effetti lo è) nella distribuzione di libri a prezzo intero e a metà prezzo. La quale esternalizza (outsourcing) parti della lavorazione. La logistica, appunto. Una volta si chiamava facchinaggio. La sede di lavoro è l'azienda appaltante. Per chi non sapesse cos'è una cooperativa sociale, è una forma di società di lavoro che prevede almeno il 30% dei dipendenti diversamente abili o di categorie protette. Tra i miei compagni ci sono (o c'erano, a seconda della scelta che farò) disabili psichici o con ritardi cognitivi, ex carcerati, ex tossicodipendenti, disabili fisici. Io non ho fatto ancora le pratiche, ma con l'infarto mi beccherei il 40% di disabilità. Prima o poi presenterò la documentazione. E comunque, visto da vicino, nessuno è normale. Per cui, sono e mi sento pienamente integrato.

Ho iniziato il 16 giugno 2010 occupandomi delle rese dei clienti del metà prezzo. Avevo il mio computer, uno scanner, come quelli del supermercato, e su un grande banco di lavoro ci passavo sopra i codici a barre dei libri. Ero le Rese, nome proprio di settore. Se il libro era stato acquistato lì, il programma (una robaccia in AS400) lo accreditava al cliente. Se no, no. Se il libro era integro, lo mettevo in un bancale di libri misti, ben ordinato con il dorso all'esterno, se era rotto nel bancale che andava al macero, se era un dizionario lo mettevo con i dizionari, se era un illustrato lo mettevo tra gli illustrati, se era un net price (mai capito cosa volesse dire) lo mettevo in uno dei tre tipi di net price e via così. Ero una specie di cassiera del supermercato che lavorava al contrario. Un privilegiato, rispetto agli altri nel capannone. Otto ore al giorno dalle 7,30, una pausa alle 10, una alle 11,30, una pausa pranzo di mezz'ora alle 12,30, una alle 14,30, fine turno alle 16.

Il caposquadra mi disse che dovevo lavorare 1800 libri al giorno per pagarmi lo stipendio. Calcolando un giorno di otto ore, ovvero 480 minuti, ovvero 28800 secondi fa un libro passato allo scanner ogni 16 secondi. Compresi naturalmente lo spostamento dei bancali – tra i 400 e i 600 kg - , la creazione dei file di pratiche nel computer, l'apertura delle scatole, il posizionamento dei libri in entrata sul bancone, quelli in uscita, l'ordinamento dei libri lavorati sul bancale, lo smistamento negli altri bancali se libri di tipo “speciale”. Più altre mansioni che rientravano nell'appalto per il settore Rese. Non era vero, ne bastavano 1650. Era solo un trucchetto per farmi aumentare la produttività. Roba imparata probabilmente alla scuola di Muccioli (sì, proprio quello della porcilaia). Niente in confronto a quello che gli ho visto fare.

Quando finivo tutte le rese (ci son voluti sei mesi: avevamo molto lavoro arretrato), andavo a dare una mano a quelli di là dal mio banco di lavoro, alle Lavorazioni (con la elle maiuscola, nome proprio di settore). Il che significava togliere le etichette dai libri a metà prezzo con un taglierino, attaccarne di nuove con stampigliato il prezzo e la promozione di cui facevano parte, confezionarli in confezioni. Parliamo di bancali, roba da Grande Distribuzione Organizzata, tipo iper – ultra - mega centri commerciali. Ognuno si metteva al proprio banco- faccia la muro -, un bancale di libri ai quali attingere, una pila sul banco, un nastro di etichette e via così ad attaccare, libro dopo libro, pila dopo pila, bancale dopo bancale, ordine dopo ordine. Otto ore al giorno. In piedi al freddo d'inverno – il capannone non è riscaldato – in piedi al caldo d'estate – il capannone non è refrigerato – la polvere del vicino cementificio tutto l'anno. Dopo un paio d'ore di sto stacca e attacca mi sbarluggicavano gli occhi e barcollavo. Per questo mi consideravo un privilegiato, dietro il mio computer.

Per i disabili psichici invece era un "toccasana". Il lavoro deve essere semplice e ripetitivo, devi dargli istruzioni chiare, devono poter lavorare sereni e quindi tutto fila liscio. Senno entrano in difficoltà. Ci sono persone che si preoccupano di questo in cooperativa, credo in tutte le cooperative sociali. Gente che si preoccupa di trovare le commesse adatte. E nella commessa il lavoro adatto. Che seguono i lavoratori fuori dal lavoro e che intervengono se danno segni di difficoltà, per permettergli di fare la loro parte. Di guadagnarsi il loro stipendio. Insieme ai colleghi, ovvio. Perché tutti hanno le loro magagne. E gestire il proprio lavoro non è facile, se sei uno “svantaggiato”. Gestire le cose, non è facile. Gestire i rapporti, non è facile. Se un amico mi dice «Sono preoccupato un po' per mio figlio, lo vedo irrequieto, ricorda me alla sua età» siamo nell'ordinaria amministrazione di padre di famiglia. Se me lo dice un collega che zoppica perché ha un tendine reciso dal proiettile di un rappresentante di gioielli, esploso mentre lo stava rapinando quando aveva l'età del figlio, beh, capisco il suo tono preoccupato. E siccome tutti hanno le loro magagne, il clima viaggia verso una solidale armonia. Con qualche piccolo scazzo e antipatia, chiaro. Se il clima non viaggia così, è perché qualcuno le proprie magagne non se le ricorda. O le nasconde dietro la sua “responsabilità”.

Quando ho iniziato a lavorare, il 16 giugno 2010, avevo paura. L'infarto mi aveva ridotto a pezzi. Tutto ciò che riguardava il mio vecchio lavoro connesso con la politica mi era proibitivo. Quando sul display del telefono compariva il nome del mio cliente sentivo una fitta alla sinistra del petto. Quando facevo un po' più di fatica sentivo la stessa fitta. Ero terrorizzato. Dopo l'elettrocadiogramma sotto sforzo, a due mesi dall'infarto, ho chiesto alla dottoressa a bruciapelo: «Ma io, che aspettativa di vita ho?». Mi ha guardato come se fossi matto. Matto non so, ma stupido sì: il cuore è sotto lo sterno, ben lontano da dove sentivo la fitta. Ma la psiche viaggia per cazzi suoi e finché non la incocci con una buona analisi, governa lei. Pure dopo, ma un po' meno. Anche l'affitto viaggia per cazzi suoi, come il supermercato e il benzinaio. E le uniche parole che stendevo sulla carta che avessero senso erano quelle per l'Unità. Le altre, non le riconoscevo. La gestione dei siti, l'Html, i Css, non esistevano più. Le entrate quindi erano un po' pochine per tutta quella roba che viaggiava. E avevo bisogno di lavorare. Mesi dopo, a un corso di formazione un cooperatore sociale ferrarese raccontava dei loro servizi di orientamento al lavoro per persone in difficoltà. Non roba da Ufficio di collocamento. Roba un po' più pesa. «Da noi vengono persone vinte. Vinte dalla vita». Parlava di me. Ero un vinto. Il mio cuore mi aveva sconfitto. E sapevo che anche lui era stato vinto. Da tutto il resto. Dovevo cambiare.

Continua

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Renzi e gli amici di destra che vogliono votare alle primarie

La casa di Kikko (il mio blog) - Gio, 22/11/2012 - 23:29

Ognuno ha gli amici che si merita. I miei erano berlusconiani. Prima. Ora sono accesi renziani. Non quello di borgo Marina. Quello di Firenze. E sono certo che ci sia un nesso, nel profondo del loro Io di destra. Ultra destra. Venerdì sera, canonica decompressione post lavorativa per soli uomini. All'ordine del giorno chiacchiere che, curiosamente, concedono poco al calcio e quasi tutto alla politica. Donne: niente. Son tutti sposati da anni, meno se ne parla e meglio è. Ma anche se ci fosse quest'ultimo ingrediente, sarebbe comunque una palla galattica perché A) son tutti di destra e quindi mi tocca fare o il sacco delle botte o lo spalanuvole (bella immagine, Niky, massimo rispetto) o il comunista; B) finita la mia striminzita birra mi devo cartonare il culo aspettando che si schiodino dalle loro triple medie con sgranocchiamento; C) devo sentire sproloqui sull'amministrazione della cosa pubblica senza che sappiano minimamente di cosa parlano. Per dirne una, Italo è ancora convinto che il nostro sia un sistema elettorale maggioritario. E invece è proporzionale. Ma sono amici veri e e non li cambierei per niente al mondo.

Ora il tormento è per le primarie. E Italo è saltato su che vuol venire a votare. Alla prima uscita ignoro. Tattica da vittima. Speri che il primo colpo sia estemporaneo. Non lo è. Ricolpisce. «Ah, ho deciso, io vado a votare Renzi». «Renzi?- sonnecchia Marco – vuoi andarlo a votare?» «Sì, io lo voterei». «Ma Italo – gli faccio – tu non sei un elettore del centrosinistra. Te sei di destra. Anzi, più che di destra, cosa vuoi venire a votare Renzi». «Io lo voterei, invece. Se fosse il candidato premier, io lo voterei». «Ma va là, te non c'entri niente con il centrosinistra, lo voteresti alle primarie, ma poi alle elezioni voteresti come al solito». Pigo, che sta maturando una verve più moderata, contraddice il fratello: «ma cosa vai a votare alle primarie del Pd, tu cosa c'entri?» «Io niente, ma Renzi lo voterei, ci vuole un po' di novità». «Ma sono le loro primarie, te non c'entri niente». «Perché, se sono le loro primarie io non posso votare?». ««Puoi votare – gli faccio – però devi registrarti all'albo degli elettori del centrosinistra. E te non sei un elettore del centrosinistra. Non lo sei mai stato e non lo sarai mai». «Ma io voglio votare Renzi anche se non sono del centrosinistra». «E Pigo: «Ma sono le loro primarie, te non c'entri niente. E' come se venissero in azienda da te e decidessero, chessò, cosa dovete fare. Te t'incazzeresti». «Cosa c'entra... Io voglio votare Renzi. Come si fa?». «E' semplice – faccio conciliante - te vai a iscriverti alle primarie e firmi che sei un elettore del centrosinistra. Sei disposto a firmare?» «Sì» «Che sei un elettore del centrosinistra?! Te?!». «Sì». «Ma non dire cazzate. Te non mi hai nemmeno votato quando ero candidato al consiglio di quartiere... Non ti ricordi più? Mi hai pure scritto una mail dicendomi che, di fronte alla scheda, hai visto il simbolo e non ce l'hai fatta. Un simbolo microscopico. Ed ero candidato ad una roba che non serviva a niente. Figurati se poi alle elezioni voti uno del Pd. A governare l'Italia».

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Target Sinergie al Matching di Milano: dal 26 al 28 novembre una delegazione commerciale all’evento Cdo con un proprio stand

Fervono i preparativi in casa Target Sinergie per l’annuale appuntamento con il Matching (www.e-matching.it) a Fieramilano (Rho), l’evento dal 26 al 28 novembre promosso da Compagnia delle Opere per lo sviluppo delle imprese, dove l’azienda riminese sarà presente con un proprio stand: zona Verde, stand C168. La delegazione dei quattro commerciali Target, Davide Zamagni, Cesare di Paolo, Barbara Pifferi e Tommaso Pirozzi, si prepara alla trasferta meneghina per presentare a imprenditori, buyer e professionisti provenienti da 42 paesi i servizi offerti dalla società consortile riminese nell’ambito della logistica, delle pulizie di hotel e industriali, dei servizi alla sanità e teleselling. Quest’anno, oltre al tradizionale materiale informativo a supporto degli incontri previsti, si arricchirà di tre video che illustrano i servizi di punta nell’ambito della logistica al servizio delle imprese di produzione e di distribuzione agroalimentare e del Beverage.

La delegazione commerciale si appresta a partecipare a una parte degli incontri one-to-one che caratterizzano l’evento Cdo «per conoscere il mercato e progettare anche con nuovi partner il futuro della propria impresa. – come scrivono gli organizzatori del Matching 2012 – Nel corso della tre giorni milanese avranno luogo 115 workshop di approfondimento, dedicati all’internazionalizzazione e alle tematiche specifiche di ogni settore. Un parterre di grandi aziende, istituzioni, seminari e convegni completa il programma».

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Target Sinergie vara il piano formativo per il personale 2012 – 2013 con ben 21 corsi di formazione nel carnet, da attivare grazie ai fondi Foncoop

Saranno 14 i campi di studio che interesseranno complessivamente 177 dipendenti di due cooperative – In Opera, Log-it – che aderiscono alla società consortile Target Sinergie: è il piano formativo 2012 – 2013, varato nei giorni scorsi. «Puntiamo ad una formazione come parte integrante del sistema di qualità aziendale – spiega Stefania Mosconi, responsabile Formazione, che ha illustrato il piano formativo ad una folta rappresentanza di dipendenti delle cooperative – un piano aperto ai contributi anche dei lavoratori (operai, capisquadra e responsabili di settore) perché sappiamo che le esigenze formative cambiano rapidamente come le esigenze della nostra clientela. Per cui, abbiamo lasciato dei “varchi” nella progettazione per rimodulare la nostra offerta che proporremo a Foncoop. Naturalmente mantenendo sempre l’ottica innovativa, coinvolgente e non convenzionale che contraddistingue la nostra formazione aziendale».

Data l’ampiezza dei servizi erogati dalla galassia Target Sinergie, non poteva che essere ampio il ventaglio delle proposte per la crescita professionale dei dipendenti, che inizia ben prima dall’avvio del rapporto di lavoro. Così nel piano si trovano proposte per rafforzare «Abilità e competenze per la selezione del personale», ma anche un corso per l’«Accoglienza e la formazione dei nuovi assunti». Un titolo molto più che beneaugurante, visti i tempi.

Quanto al lavoro nei cantieri, accanto all’immancabile attenzione verso la sicurezza, con dei corsi ad hoc, si cerca di migliorare le capacità di gestione dei dipendenti, con corsi rivolti a capisquadra e vice attraverso la tecnica del «Team building» e corsi di affiancamento per chi si cimenta per la prima volta in questo delicato ruolo. Scorrendo l’elenco troviamo anche un modulo di conoscenza sulle “Relazioni sindacali e diritto del lavoro”. Nell’ambito dei servizi di teleselling sono previsti momenti formativi sulle «Competenze per nuovi operatori di call center» e la «Comunicazione telefonica e gestione del cliente».

Sul piano dell’offerta dei servizi aziendali, significativo il corso rivolto alla «Qualità del servizio e miglioramento continuo», oltre all’approfondimento tecnico dedicato alla «Progettazione e partecipazione alle gare d’appalto». Corsi ad hoc anche per la comunicazione interna ed esterna delle aziende consorziate Target Sinergie. Che certo non si fermano, come intenti, alla tradizionale pubblicità: «Promozione dei servizi offerti» è uno dei titoli proposti ai dipendenti, insieme alla «Comunicazione Sociale di Impresa», vista la forte valenza sociale che dall’attività della cooperativa sociale In Opera si estende all’intero consorzio.

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Internet banking (e social surf) protetto, una campagna belga

La casa di Kikko (il mio blog) - Mer, 07/11/2012 - 11:18

Il video fa parte di una campagna, Safe Internet banking (http://www.febelfin.be/en/safe-internetbanking), belga. Credo sia utile in temmpi di social network dilaganti. Cheers

Deinde filosofare

La casa di Kikko (il mio blog) - Mar, 16/10/2012 - 12:48

Tutti gli anni, tra la fine di settembre e queste ore, un tarlo microscopico comincia a rodere un angolo di cuore, là dove si intersecano desiderio, amor proprio e l'arteria che va alla ragione. C'è una piccola cicatrice che il tarlo va a intaccare: quando lasciai il breve impegno dell'università. Scienze Politiche, indirizzo internazionale. Che a sentirla così suona chissà cosa, anziché poca. Il tarlo allora se ne stette buono, aveva comunque di che essere contento, perché il mio diplomino, abbandonato per le scorribande giovanili nel lavoro, l'avevo preso. E quel poco che raccontavano i docenti forlivesi l'ho inseguito per altre vie. E poi,  Primum vivere, deinde filosofare. E allora se ne stette zitto. Forse perché rincantucciato vicino all'arteria che porta alla ragione. Ma da qualche anno rifaceva capolino, un po' discreto, un po' aggressivo... Stavolta l'ho zittito.

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Appuntamento a Milano con Target Sinergie, sponsor della Green Race Ecorunning. Gara ed ecoperscorso family al Parco delle Cave

Sport, benessere ed ecologia: Target Sinergie sponsorizza la Green Race Ecorunning, l’evento milanese per atleti e amatori promosso dall’Amsa, la multiutility che fornisce servizi ambientali e di pulizie strade nel capoluogo lombardo, che si terrà nel Parco delle Cave domenica 21 ottobre. Come avviene a New York, Londra e a Sidney, anche Milano valorizza il suo parco più bello con una corsa che diventa festa. Infatti, oltre al percorso di 10 km ‘street/country’ dedicato agli atleti – al cui interno si trovano grandi prati, boschi, laghi, argini e cascine storiche, con scorci e panorami ambientali unici per un campo di gara – si affianca l’occasione educativa per chi vuole passare una domenica nella natura, con una ecorunning di 2 chilometri.

Target Sinergie ha deciso di affiancare lo sforzo di Amsa anche in questo grande evento. L’azienda riminese è partner della multiutility lombarda – gestisce in outsourcing il magazzino ricambi e il lavaggio del parco automezzi della grande azienda di servizi ambientali – ed è stato naturale sottolineare il legame dell’azienda riminese con Milano sostenendo un momento significativo per la il tempo libero della città, carico di significati per gli organizzatori e per i partecipanti. Come scrivono gli organizzatori: è infatti “sia un’occasione di alto profilo sportivo, tecnico e agonistico (riservata ad atleti e appassionati), sia una festa/corsa/passeggiata,’a passo libero’ aperta a tutti”. Ma anche un modo coinvolgente per mantenere alta l’attenzione sui temi ambientali che Amsa promuove. E che trovano in Target Sinergie un partner consapevole: Target Sinergie e le sue consorziate hanno infatti adottato un Sistema di gestione integrato di Qualità e Gestione Ambientale Iso 9001 – 14001 in tutti i servizi che erogano nelle sei regioni italiane dove operano.

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Quel che resta sono solo vetri e petardi scoppiati

La casa di Kikko (il mio blog) - Dom, 30/09/2012 - 19:20

Se il risultato della contestazione alla manifestazione di Forza Nuova è stato un po' di gazzarra e due vetri rotti di un'auto dei carabinieri, credo che l'Anpi abbia fatto bene ad andare a “lustrare le targhe” (come ha più o meno scritto qualcuno), in tutt'altra parte della città. Perché ha segnato diverse misure sulle distanze che possono occorrere oggi tra fascisti e antifascisti e tra metodi che accomunano o distinguono i primi dai secondi.

Forza nuova è andata, comunque la si voglia vedere, ad una conta. Con un'azione dimostrativa su scala regionale e nazionale. Sul peso che ha a Rimini abbiamo già avuto prove evidenti della sua inconsistenza, così come della soglia di attenzione che raccoglie. Sono pochi e non riescono ad andare oltre la stanca litania di teorie ormai rese opaline dalla storia. Non parliamo della loro capacità organizzativa: qualche volantino e un tentativo maldestro finito in giudicato. Una minaccia risibile, insomma: il mascellone, se potesse, li avrebbe già rispediti tra i balilla. La manifestazione di ieri, anche se “organizzata” su scala regionale, non ha superato di molto quelle precedenti. E sì che siamo la terra natia del mascellone. Una ventina di agenti in tenuta antisomossa la dice lunga sulla reale preoccupazione che ha destato il numero dei militanti neri e dei loro contestatori. Il bilancio delle vittime, qualche petardo scoppiato e due vetri rotti, sintetizza il portato degli ideali che li animano. Evitare il terreno di “confronto” con gli uni e gli altri, andando altrove quindi, è stata la summa della filosofia cittadina: quando sei in strada, non parlare con i patacca, chi ti guarda da lontano non capisce la differenza.

Anche andare al parco Cervi ha significato in qualche modo andare alla conta. Intanto per chi si riconosce nell'eredità lasciata dagli antifascisti, quelli scomparsi o con i radi capelli bianchi che l'antifascismo l'hanno vissuto sulla propria pelle. Che, per chi non lo ricordasse, si riassume nella Carta Costituzionale. Ma ha significato anche andare alla conta di chi non sceglie un metodo: quello dei fascisti. E decide di non porsi né allo stesso livello né sulla medesima prospettiva, temporale e politica. Né, tantomeno, prestarsi ad un gioco delle parti che, alla fine, non paga. Ai monumenti di Morri la somma di chi ha ribadito la propria appartenenza mostra un saldo positivo che doppia i manifestanti e i loro interlocutori. E pur senza clamore, soffoca gli echi ormai sordi di parole d'ordine stantie. Non è poco. Anzi, è abbastanza per riflettere su come, almeno a Rimini e provincia, coltivare in futuro il terreno della cultura democratica.

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I robottini da cucina, (forse) il peggior investimento di un single

La casa di Kikko (il mio blog) - Ven, 28/09/2012 - 22:25

Tra gli utensili di cucina che POSSONO ASSOLUTAMENTE MANCARE ad un single, c'è sicuramente il robot da cucina. Può capitare che ne sentiate la mancanza, quando dovete preparare, chessò, il ragù in quantità industriali per poi congelarlo. Ed è comprensibile. A tritare la cipolla si fa presto: la tagliate a metà, poi fate quattro taglietti per quasi tutta la sua larghezza, poi la girate e la tagliate a fettine e il gioco è fatto. Il sedano è pure divertente, fa tutto lui: lo stendete, lo battete con il piatto del coltello schiacciandolo ben bene, poi lo tagliate a fettine, ci pensa la sua naturale venatura a far venire fuori i dadini piccoli. La vera tragedia sono le carote. Prima le tagliate a fettine per la lunghezza, poi le fettine le riducete a listarelle lunghe, poi le listarelle le riducete a cubettini. Insomma, una palla. Per fare cosa, poi? Buttarle nel tegame a rosolare con l'alloro in attesa della carne? E vedere scomparire il tutto dopo tre ore di cottura, a parte quei maledetti cubetti che ti hanno fatto perdere tanto tempo? Vabbé, forse però ne vale la pena. Alla prima forchettata :-)

Quando ci si appresta a tutto questo sano lavorio una tantum, è il pensiero delle carote che spinge il single a rimandare la preparazione e a cercare un negozio per investire in un robottino di cucina, magari piccolo perché lo spazio è tiranno. E fa la più grande cazzata della sua vita. Perché se lo prendi piccolo ci triti una cipolla alla volta. E non la triti, no, la rendi una purea. Il che, fa anche un po' schifo, quando vedi che olio e cipolla hanno la stessa consistenza. Non solo. Scopri che per tritarla devi tagliarla in tanti piccoli pezzi, perché senno la lama non fa il suo mestiere. E quindi ci metti più tempo a metterla nel robottino, a tritarla, a scolarla nella pentola che a lavorarla a coltello. Ed ecco che cominci a maledire l'investimento. Ti sollevi un po' quando viene il turno delle carote. Ma è al sedano che scopri quanto sei stronzo. Perché la lama ne trita una parte e i pezzi più grossi rimangono attaccati alle pareti. E non c'è niente da fare, più ti incaponisci e peggio è. Puoi solo consolarti di non averlo preso più grande, perché il risultato sarebbe stato una modica quantità tritata sul fondo ed il resto sparso per le pareti del robottone. Che poi dovrai lavare, prima di metterlo nella scatola e, poi, sul ripiano più alto della dispensa. Dove lo dimenticherai.

Per la cronaca, dopo aver rosolato le verdure, mettete la carne (manzo e maiale = 3 + 1), fate rosolare bene, quando si asciugano i liquidi una bella spruzzata di vino bianco, fate evaporare (bene senno il vino lascia l'acido), aggiungete il pomodoro (io metto i pelati frantumati) e fate cuocere a fuoco lento (due o tre ore).

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Target Sinergie “firma” la logistica del pastificio Cellino: nuova partnership con il gruppo sardo agroalimentare

E’ partita in Sardegna la nuova esperienza di logistica agroalimentare in outsorcing del gruppo Cellino, il quale ha affidato a Target Sinergie l’appalto del reparto confezionamento dell’omonimo pastificio a Santa Giusta, Oristano. Fondato nel 2001, per opera di Alberto e Lucina Cellino, il pastificio è nato come naturale conclusione di una filiera che vede il gruppo Cellino da tempo impegnato nella valorizzazione delle produzioni cerealicole sarde. In 12 anni il Pastificio Cellino ha consolidato la sua offerta attraverso la produzione di numerosi tipi di pasta commercializzati con il proprio marchio “Di Sardegna”, presente capillarmente nell’isola e diffuso sui mercati italiano, tedesco e statunitense. Accanto alla propria produzione, il Pastificio Cellino affianca la produzione di pasta alimentare per altre 20 aziende a marchio privato.

Il connubio logistico Target Sinergie – Pastifico Cellino si è sviluppato a partire dal reparto confezionamento dello stabilimento sardo. In precedenza era gestito totalmente “in casa”, poi il Pastificio ha intravisto nella terzializzazione dei vantaggi operativi importanti ed è nata la collaborazione con Target Sinergie, che vede l’impiego attuale di circa 26 addetti. Entro pochi mesi la collaborazione si estenderà alla gestione del magazzino Prodotti finiti, con una previsione di utilizzo di 50 unità totali. Target Sinergie consolida così la sua presenza sul mercato logistico sardo, dove da tempo eroga servizi alla società di distribuzione agroalimentare Marr spa.

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Precipoizi, Sòta la guaza, Annalisa Teodorani

La casa di Kikko (il mio blog) - Mar, 18/09/2012 - 13:16

Sta vóita che par precipóizi

l'à la spònda d'un lèt

o la róiva d'un pensìr.

(... Questa vita che per precipizio / ha la sponda di un letto / o la riva di un pensiero.)

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Seminario di Osvaldo Saidon “Gruppi autogestiti nella clinica”

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Mar, 11/09/2012 - 23:18

La scuola di prevenzione José Bleger riaprirà le sessioni di studio 2012 – 2013 con un seminario di Osvaldo Saidon su “Gruppi autogestiti nella clinica”. Il seminario si svolgerà presso l’Hotel Imperial Beach in Via Toscanelli 19 a Rimini dalle 16 alle 19 di venerdì 28 settembre 2012. Attività in collaborazione con http://area3.org.es

Osvaldo Saidon

Psichiatra Psicoanalista, Docente della scuola Bleger, si occupa di gruppi e di interventi istituzionali. E’ stato per diverso tempo esule in Brasile dove ha  lavorato sui temi dei gruppi e dell’analisi istituzionale. A Buenos Aires  esercita la clinica e formazione, interventi di supervisione e attività psicopolitica. E’ impegnato su temi che riguardano la scena teatrale di avanguardia ed il cambiamento sociopolitico  come forma di diffusione del benessese psicosociale. Sviluppa la schizoanalisi di Deleuze e Guattari.

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Seminario di Osvaldo Saidon "Gruppi autogestiti nella clinica"

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Mar, 11/09/2012 - 23:18

La scuola di prevenzione José Bleger riaprirà le sessioni di studio 2012 - 2013 con un seminario di Osvaldo Saidon su "Gruppi autogestiti nella clinica". Il seminario si svolgerà presso l'Hotel Imperial Beach in Via Toscanelli 19 a Rimini dalle 16 alle 19 di venerdì 28 settembre 2012. Attività in collaborazione con http://area3.org.es

Osvaldo Saidon

Psichiatra Psicoanalista, Docente della scuola Bleger, si occupa di gruppi e di interventi istituzionali. E' stato per diverso tempo esule in Brasile dove ha  lavorato sui temi dei gruppi e dell'analisi istituzionale. A Buenos Aires  esercita la clinica e formazione, interventi di supervisione e attività psicopolitica. E' impegnato su temi che riguardano la scena teatrale di avanguardia ed il cambiamento sociopolitico  come forma di diffusione del benessese psicosociale. Sviluppa la schizoanalisi di Deleuze e Guattari.

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