Anna Politkovskaya, "L'unica giornalista buona è la giornalista..."

"The only good journalist…": è il titolo del Guardian, nel ricostruire la tragica fine della collaboratrice Anna Politkovskaya, giornalista del periodico russo Novaya Gazeta, e il contesto nella quale è maturata. Il riferimento al macabro motto coniato per gli indiani d'america è anche per il lungo elenco di giornalisti uccisi, 13 con l'omicidio dei giorni scorsi, "dall'avvento di Putin al potere". I tasti di Tom Parfitt ricostruiscono gli ultimi istanti della giornalista, colpita da quattro colpi esplosi da un killer, un omicidio che "ha molto in comune con gli altri 12 di giornalisti che erano tenuti sotto controllo del presidente Vladimir Putin - scrive sul Guardian - La morte della Politkovskaya ha provocato la più forte reazione perché era la sua critica più fervida. La paura, ora, è che la già fragile stampa indipendente russa possa sbriciolarsi senza il suo talismano".

"E' una perdita così difficile da comprendere", ha detto Andrei Lipsky, editor del Novaya Gazeta, mentre per l'Unione moscovita dei giornalisti "l'uccisione di Anna Politkovskaya è un nuovo attacco alla democrazia e libertà di parola in Russia". Per anni Politkovskaya "è stata un'eroina della opposizione liberale. Perseguiva gli abusi sui diritti umani in Cecenia per la Novaya Gazeta e, occasionalmente, per il Guardian. Ha messo in luce storie di crudeltà: la tortura e il rapimento di civili, la vendita di corpi dei soldati russi ai disperati parenti, per rispettare i rituali islamici della sepoltura".

"Era noncurante nei contenuti del suo disprezzo - continua Parfit - chiamando la sua nemesi quando ha definito il primo ministro ceceno filorusso Ramzan Kadirow «un codardo armato fino ai denti attorniato da guardie del corpo» - un terribile insulto per un uomo del Caucaso - pochi giorni prima la sua morte. Ma il suo nemico maggiore era Putin, l'uomo che disse di odiare per «il suo cinismo, razzismo, le sue bugie, per il massacro degli innocenti»". Parfit traccia il panorama dei media nei quali Anna era ignorata o inserita. Nelle tv, ad esempio, trasformate in "trasmettitori anodini di sitcom e pappe patriottiche", dove la Politkovskaya non era ammessa, in quanto "persona no grata". La sua notorietà, infatti, era legata ai giornali, ma che la maggioranza dei russi non leggono, tenendosi al corrente attraverso le emittenti televisive.

Quali erano i nemici di Anna? Per il Guardian "molte accuse gravano sul Kremlino, anche se nel suo lavoro non ha mai implicato Putin. Lei era la sferza dei burocrati e dei falchi, gli ufficiali della sicurezza che dominano nell'Amministrazione. Vladimir Pribylovsky, un analista, ha affermato che i nemici della Politkovskaya erano molti: "Lei era almeno su sei liste di nemici dello stato poste dagli ultranazionalisti su Internet. In una, accanto al suo nome, c'era scritto for liquidation". "Nessuno ovviamente crede che Putin abbia detto a un ufficiale o a due assassini «voglio la Politkovskaya morta» - ha detto Victor Shenderovic, un amico della reporter, cacciato da NTV channel per aver burlato il presidente - ma certamente nei fatti ha creato un Paese dove è possibile uccidere un giornalista e poi sentirsi intoccabili. Per molti, il fatto che la Politkovskaya sia stata uccisa il giorno del compleanno di Putin, e due giorni dopo il 30° compleanno di Kadirov, ha sollevato i sospetti che un seguace di uno o entrambi abbia servito il 'contratto' come un regalo non richiesto". L'altra versione, riportata da colleghi della giornalista, è che i rivali di Kadirov dei servizi di sicurezza federali o schegge della leadership di Gropzny abbiano ucciso per discreditarlo". Qualunque sia il mandante, il risultato per Alexei Simonov, della Glastnost Defence Foundation è che "Ogni giornalista può ora praticare l'autocensura: pensa tre volte, prima di scrivere".

Tratto dal quotidiano britannico The Guardian, tradotto per l'Osservatorio sull'informazione del Premio Ilaria Alpi.

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