Tre alberghi non pagano «Ecco 250 euro e andatevene». Una catena «liquida» con modi spicci rumeni, bulgari, senegalesi

Una palma spampinata, un ficus avvizzito, qualche poltrona in plastica sotto un gran pavese di bandierine e palloncini ormai sgonfi: benvenuti a Rimini, all'Hotel Mosè. Se avessero occhi, le siepi di bosso che separano la strada racconterebbero le facce rassegnate di clienti intossicati finiti in ospedale e le proteste al limite del blocco stradale dei dipendenti non pagati, romeni in gran parte, ma anche bulgari, senegalesi e qualche italiano. Gli ultimi di una stagione ormai conclusa: dopo Ferragosto, a Rimini come altrove sul mare chi ha avuto ha avuto. Ma qui e in altre strutture dove approdano i clienti della Costa Romagna club hotels è andata peggio che altrove. Soprattutto per chi lavora.

Ha iniziato la rumba in giugno l'hotel K2 di Cesenatico, il primo del carnet venduto della Costa Romagna Club Hotels. A luglio l'hotel Maracaibo. Stesso copione, un dramma recitato in rumeno e senegalese. Poi è la volta del Mosè, dove accanto alle comparse straniere si schiera la Filcams Cgil a tentare di imbastire un tavolo di trattativa e l'associazione Rumori sinistri, costola del ex centro sociale autogestito Paz, che da alcuni anni ha scelto come terreno di critica sociale l'assistenza ai lavoratori stranieri.

Camera del lavoro di Rimini: Mauro Rossi, segretario generale Filcams non fa a tempo ad aprirci l'ufficio. Arriva una signora polacca, capelli striati di bianco raccolti in una coda. «E' una delle donne non pagate - dice mentre lei allunga un volantino fotocopiato. Recita «Signora polacca 55 anni, automunita ex schiava hotel Maracaibo cerca lavoro». «Ce ne sono tante così, soprattutto donne - aggiunge Rossi - stiamo stilando un elenco da passare alle associazioni di categoria: cercheranno di collocarle». Dai racconti di tante esperienze sembra che con gli uomini abbiano trovato un accordo: un po' di euro nel pugno e questi spariscono, le colleghe si arrangiano. Raccontano, le donne del Maracaibo, pure di aver avuto paura delle guardie del corpo accanto ai gestori.

«Di questa vicenda non si viene a capo: Costa Romagna club hotels dice che è la gestione la responsabile, cioè la Business Travel, che invece si chiama fuori e rimanda a Costa Romagna". Stando alle visure camerali, la Business Travel ha un contratto d'affitto del 2009 rinnovabile «salvo disdetta». Disdetta che, allo stato attuale, ancora non è registrata alle Camere di Commercio. La società è di Thomas Cavalli, Giuseppe Faruolo e Capital progress srl. Quest'ultima, fino al 9 maggio 2010 interamente di Cristian Coppola, è ora di Imperium vacanze srl (13%), Capital game srl (8%), Offshore hotel (19%), Guest star hotel (14%), Club hotel vacanze srl (8%) e, infine la Business travel srl: la controllata ha il 38% della controllante. Tutte fanno capo a Thomas Cavalli e a Giuseppe Faruolo, tranne la Club Hotel Vacanze che è di Cristian Coppola. Che è anche il socio unico della Royal Holiday srl, ovvero la stessa partita Iva della Costa Romagna club hotels, l'agenzia che colloca i clienti nelle strutture.

A Rimini le regole infrante in tema di lavoro non sono un'eccezione. «In periodi di vacche grasse - dice Rossi - il proprietario allunga 1000 euro in nero al dipendente e tutti sono contenti. Con le vacche grasse. Ora c'è la crisi e un problema molto diffuso di non rispetto delle regole che assume aspetti preoccupanti». Ricorda l'inchiesta dell'espresso sul caporalato, casi in Valmarecchia, nel ravennate. «Il 76% della manodopera del 2009 - dice - è straniero, rumeno, bulgaro, senegalese, e di questi l'82% è donna». Alcuni hanno lavorato al sud nei lavori stagionali di raccolta. Insomma, i casi K2, Maracaibo, Mosè cominciano a scuotere perplessità e preoccupazioni. Non sfugge che possa trattarsi di un sistema, dove si saldano gli interessi di chi ha le strutture da affittare, di chi riesce a reperire il personale con sistemi rodati e chi ha i capitali per pagare grossi affitti di alberghi con un nero che può raggiungere il 60%. Già: chi può avere in periodo di crisi tanti soldi?

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