Rimini, parla un testimone «Così ho soccorso il clochard». Volevano ucciderlo «ero in macchina, ho visto le fiamme alte»

«Lo volevano uccidere: c'era il fuoco sulla panchina, sull'asfalto davanti, su di lui. Era premeditato». E' William Mancini, il ragazzo di 23 anni che poche sere fa per primo ha soccorso Andrea Severi, l'homeless bruciato vivo a Rimini. Ricostruisce quei momenti drammatici con calma, solo da un leggero rossore sulle gote: stupisce di trovarsi davanti a un ragazzo. Esclude l'ipotesi tentato suicidio, il tappo della tanica di benzina era su un paletto, poco distante dal rogo. Ripete quel che ha raccontato alla polizia, ciò che ha visto mentre tornava a casa dal distributore dove aveva lavato l'auto. Non ha visto nessuno ma, dalle domande degli inquirenti, sembra che abbiano una traccia.

«Ho visto delle fiamme abbastanza grandi, la panchina in fiamme - racconta - poi l'uomo in piedi. Ho fatto inversione». Andrea Severi aveva già iniziato la sua lotta: «si era allontanato dalla panchina, era nell'aiuola, si stava rotolando nell'erba». E William cerca di aiutarlo, «con le mani. Non ho pensato a usare il giubbotto. Non mi è venuto in mente. Pochi istanti dopo sono arrivate le due ragazze straniere, che hanno chiamato il 118».

Dopo aver spento le fiamme guarda Andrea: «I pantaloni non c'erano più, si vedeva la carne viva e  gocce di sangue che colavano», «gridava, lo choc era tanto, era spaesato, scosso, ha cominciato a insultare quelli che l'avevano bruciato vivo. Gli ho chiesto se sapeva chi era stato, ha detto di no, dormiva, si è accorto delle fiamme quando erano già divampate». Poi, all'arrivo del 118, le resistenza di Andrea, ad abbandonare la sua panchina. «Rabbrividisco ora, vedere queste cose non è bello, ti fai un'idea totalmente differente della tua città. Sapere di gente che fa questi reati, senza cuore, perché questo è tentato omicidio, non sai più cosa pensare».

Pubblicato su L'Unità - Bologna Emilia - Romagna

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