Rimini. Ballottaggio con molte incognite. Gnassi: «io non farò pasticci». Divisioni negli schieramenti

Poco più di tre punti, 3,17% li hanno separati al primo turno, ma ora, per Andrea Gnassi del centrosinistra e Gioenzo Renzi del centrodestra, si apre una nuova partita: la ricerca di nuove "collaborazioni", qualcuna possibile, altre invece mediabili solo dagli appelli agli elettori, ovvero senza "pagare dazio" alle formazioni politiche. Non ha parlato apertamente di apparentamenti Andrea Gnassi al suo incontro con la stampa, vedrà «le forze politiche che si riferiscono ai valori del centrosinistra. Discuteremo ma l'elemento per me imprescindibile è che non si devono fare pastrocchi. In Italia sono troppe le situazioni in cui invece di governare ci si preoccupa dell'equilibrio tra partiti, fino a dover accontentare appetiti per niente nobili. A Rimini si cambia pagina anche in questo; e quello del governare senza dover arrancare giorno per giorno e fare concessioni sbagliate è un valore per me basilare».

Nell'orizzonte di Gnassi ci potrebbe essere il Sel e sopratutto gli elettori di Fabio Pazzaglia, che ha chiuso al 5% di preferenze, ma la divisione tra vendoliani e centrosinistra è stata fin troppo marcata. Un muro contro muro che nasce dall'amministrazione di Ravaioli e che difficilmente potrebbe sgretolarsi. Più percorribile il rivolgersi direttamente a quell'elettorato che comunque, come lo stesso Pazzaglia aveva detto in campagna elettorale è «di centrosinistra. E non voterei mai uno che non ha partecipato alla festa della Liberazione». Renzi, per la cronaca.

Articolo scritto per: 
testi: 
Luoghi: 

Rimini. Ballottaggio tra Gnassi e Renzi nella città più grillina della regione

Andrea Gnassi del centrosinistra conclude il primo turno a Rimini con il 38,13%, in vantaggio di quasi 4 punti contro il candidato del centrodestra Gioenzo Renzi. Poi il grillino Luigi Camporesi - la sorpresa, con il suo Movimento che fa la performance migliore : +3% circa - che chiude oltre l'11% e il candidato Sel (ed ex Pd) Fabio Pazzaglia, con quasi il 5% dei voti. Chiudono così il primo atto delle amministrative riminesi gli attori principali, il resto della compagnia, 12 in tutto, non superano lo scoglio dello sbarramento. In 5 nemmeno il prefisso telefonico. Il responso della platea elettorale, arrivato a rilento a partire dalle 18 (sic!), delinea da subito queste distanze, mentre rilascia un quadro politico molto più variegato nelle 21 liste che appoggiavano i 12 aspiranti primi cittadini.

Tiene abbastanza il centrosinistra con il Pd che cede, pero, almeno due punti. Forse li ha raccolti la civica che li affianca, Rimini per Rimini, di sicuro non l'Idv, che crolla dal 6,74 che aveva lo scorso anno a meno della metà. Da prefisso il Partito socialista, non supera il 2% la Federazione della sinistra mentre i verdi superano l'1. Ma è in casa del centrodestra il vero tracollo. Il Pdl perde quasi il 10% dei voti, ma non grazie alle bordate che la Lega, per bocca del segretario regionale Gianluca Pini, ha rivolto per tutta la campagna elettorale alla sua classe dirigente. Anzi, il Carroccio non solo non raccoglie gli elettori transfughi del Popolo della Libertà, né consolida il suo 9,24% ma perde almeno 2 posizioni. Sarà la seconda delusione di Pini in provincia, la prima gliela riserva Pennabilli, che lo snobba come sindaco preferendogli il candidato del centrosinistra Lorenzo Valenti. Per 80 voti. Crolla della metà l'Udc: mortale l'appoggio alla civica dell'ex sindaco socialista Moretti, che li supera addirittura.

Articolo scritto per: 
testi: 
Luoghi: 

Rimini. Schieramenti divisi. Se la giocano il Pd Gnassi e il Pdl Renzi

Ultime ore da inquilino a palazzo Garampi per Alberto Ravaioli, il silente (in campagna elettorale) sindaco uscente di Rimini. Da questa mattina saranno (probabilmente) Andrea Gnassi per il centrosinistra e Gioenzo Renzi per Pdl e Lega a tentare la scalata, entrambi nel segno della discontinuità, del secentesco edificio pubblico, cercando i voti dei 113971 elettori riminesi, 54375 uomini e 59596 donne. Insieme ad altri 9 candidati sindaci e ben 21 liste collegate per eleggere, oltre al sindaco, i 32 consiglieri comunali che la nuova legge dota ai comuni di meno di 250 mila abitanti. Un taglio di 8 seggi che fa lievitare di molto le preferenze da ottenere ai circa 670 candidati in lizza.

Un po' di colore: 43 gli ultracentenari al voto, la più "adulta" ha 103 anni, 5 invece diventano maggiorenni oggi e fanno parte della schiera di 1327 "remigini" del voto, mentre 188 sono i cittadini europei che hanno chiesto di votare a Rimini: 131 rumeni (chissà chi voteranno...), 11 tedeschi, 9 francesi, 8 inglesi e 5 olandesi.

Articolo scritto per: 
testi: 
Istituzioni: 
Luoghi: 

Cattolica (Rn). Si sceglie dopo il capitombolo commissariale

Torna alle urne la commissariata Cattolica, dopo la caduta del sindaco Pd Mirco Tamanti. I 13707 elettori (7213 donne, 6494 uomini), sceglieranno tra 4 candidati, ma due i più forti: Piero Cecchini, vincitore delle primarie, sostenuto da Pd, Arcobaleno, Sel, Psi e la civica Cattolica con Cecchini, e Cono Cimino per il centrodestra al suo terzo tentativo. Lo sostengono Officina civica, Tocca a noi, Tutti per Cattolica, Pdl e Lega.

Pubblicato su L'Unità Emilia - Romagna

Articolo scritto per: 
testi: 
Luoghi: 

«Sulla patrimoniale sfido il Cavaliere in televisione». Bersani tra i lidi di Romagna

La sinistra vuole mettere la patrimoniale!? «Perché non proponiamo a Berlusconi di venire in televisione? Con me magari. Facciamo una bella sfida perché di sentire queste balle ci siamo stancati. Si metta in un contraddittorio: loro hanno alzato le tasse, venga in tv come in ogni paese normale» E' appena approdato a Marina di Ravenna Pierluigi Bersani, nemmeno il tempo di mettere piede in spiaggia per l'incontro a sostegno del candidato sindaco (uscente) Fabrizio Matteucci che lo raggiungono le parole di Berlusconi al Palasharp di Milano. Alle quali replica lanciando il guanto di sfida televisiva.

Ne ha ancora Bersani, in questa lunga giornata sulla Riviera Romagnola, iniziata a Rimini e finita nell'antica capitale dell'Impero romano d'Occidente. Interviene sulle nomine dei sottosegretari e la verifica dei capigruppo parlamentari dopo le osservazioni del presidente della Repubblica Napolitano. «Non rincorro il voto in più o in meno che Berlusconi può comprare. Ormai questa maggioranza è allo sfascio. Non riesce più a parlare dei problemi del Paese, prende il Parlamento in ostaggio finché non risolve i suoi. Del lavoro, dei redditi, dei servizi che mancano ai cittadini, cosa dicono? Nulla. Non vivono più, sopravvivono. Giorno e notte nelle Camere a parlare del processo breve, poi lungo. Ma solo dei suoi processi, perché per i cittadini continuano ad essere lenti»

Articolo scritto per: 
testi: 

Pagine

Abbonamento a Enrico Rotelli RSS