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Il garante dei carcerati: il vero problema è che manca un direttore a tempo pieno

Mar, 24/02/2015 - 19:54

(Tratto dal Corriere Romagna) RIMINI. «Non è il sovraffollamento il principale problema del carcere di Rimini, ma l’assenza di un direttore a tempo pieno». Parola del garante dei detenuti Davide Grassi che ieri ha fatto il punto della sua attività durante la IV commissione consiliare. Grassi, che ricopre dal l’incarico dal mese di novembre ha già le idee chiare sulla situazione ai Casetti. Specie dopo le quattro ispezioni (con gli onorevoli Giulia Sarti, Tiziano Arlotti, Ernesto Preziosi e con il garante regionale Desi Bruno) portate a termine «sempre a sorpresa - puntualizza - per avere le idee chiare sulle carenze reali della struttura».

Il carcere dei Casetti ospita oggi 104 detenuti di cui 50 stranieri. E specie con questi ultimi il rapporto è difficile perché «non conoscono la nostra lingua, né le leggi ed è difficile comunicare oltre che mediare con le famiglie».

Il problema principale è però l'assenza in pianta stabile di un direttore (quello che c’è oggi rimarrà sino ad agosto) perché «è difficile organizzare progetti formativi e ottenere autorizzazioni per il lavoro esterno».

Il paradosso dei Casetti è rappresentato da «una sezione completamente ristrutturata che resta però chiusa e inagibile per mancanza del collaudo, mentre nell’altra ala ci sono 4 o 5 detenuti per cella in cui il bagno si trova di fianco al fornello, dove ci sono infiltrazioni d’acqua e soffitti da ripristinare».

Qualcosa è stato fatto «a livello di servizi igienici e di altre zone fatiscenti, con l’aiuto degli stessi detenuti» ma per Grassi è davvero troppo poco.

E i problemi non finiscono qui. «C’è un difficile rapporto con la Magistratura di sorveglianza che offre risposte tardive e troppo spesso negative». Un problema emerso forte durante le feste di Natale quando alcuni carcerati si sono visti negare i permessi premio «e questo ha esasperato gli animi e creato difficoltà anche agli educatori che stanno lavorando bene».

Senza dimenticare «gli spazi esterni riservati ai familiari dei detenuti per i colloqui, in cui esiste anche un’area verde con i giochi che è assolutamente disastrata, mentre sarebbe molto utile sistemarla per non traumatizzare i bambini che vanno a trovare il papà in carcere».

Il garante Grassi ha fatto visita anche alla comunità di San Patrignano che oggi annovera ben 1.300 ospiti dove si trovano anche 108 detenuti in affidamento sociale, 48 agli arresti domiciliari, 14 in detenzione domiciliare più un articolo 21.

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Visita al carcere dei Casetti di Rimini del garante dei detenuti Davide Grassi e della deputata Giulia Sarti: il comunicato del moVimento 5 stelle

Lun, 17/11/2014 - 17:02

Oggi, su invito dell’Associazione Papillon di Rimini, la Portavoce Giulia Sarti si è unita al Garante dei Detenuti, Davide Grassi, in una visita ispettiva alla Casa Circondariale di Rimini, altrimenti nota come “Casetti”.

Giulia, già nel mese di settembre, aveva visitato la struttura detentiva ed aveva rilevato gravi carenze, per le quali si era appellata anche agli altri Parlamentari del territorio al fine promuovere un reale interesse al problema. Dopo due mesi la situazione è apparsa niente affatto migliorata e questo sembra doversi attribuire alla cronica mancanza di un Direttore stabile. Attualmente infatti il Direttore, Dott. Candiano, deve dividere la sua azione tra  il carcere di appartenenza e la supplenza di Rimini. Appare evidente che un Direttore a mezzo servizio non possa essere l’impulso di sviluppo che serve al carcere del nostro territorio e questo per evidenti limiti funzionali.

Chi pensa che una casa circondariale sia una struttura ai margini, da dimenticare senza che vi siano per questo effetti collaterali, non considera diversi punti di vista. Prima di tutto quello del personale penitenziario, impiegato in una mansione delicata che certamente non merita di essere appesantito da ulteriore difficoltà. In secondo luogo il carcere non è un buco nero che inghiotte gli indesiderati senza più restituirli alla società, in esso vi sono un certo numero di persone in attesa di giudizio ed altre che malamente punite torneranno alla Comunità ancor più convinte di essere in credito di una via “facile”. Forse proprio per una malintesa idea di punizione vi sono attualmente una decina di reclusi in sciopero della fame, persone che cercano di attirare l’attenzione del Magistrato di Sorveglianza.

La Portavoce Giulia Sarti, congiuntamente al Garante dei Detenuti e con la collaborazione dell’Associazione Papillon, continuerà a cercare l’attenzione delle Istituzione preposte al fine di evitare la deriva di una situazione che già presenta gravi sintomi di incuria e non certo per volontà di chi ci lavora quotidianamente.

Movimento 5 Stelle Rimini

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E’ Davide Grassi il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. La nomina del Consiglio Comunale di Rimini

Gio, 30/10/2014 - 21:19

Il Consiglio Comunale di Rimini ha eletto per il ruolo di “Garante per i diritti delle persone private della libertà personale” l'avvocato Davide Grassi.

La Casa Circondariale di Rimini ha ad oggi 115 persone detenute (62 italiani e 53 stranieri) di cui 46 definitivi, mentre L'UEPE (Uffici locali per l'esecuzione penale esterna) operante  nel territorio della Provincia di Rimini  ha abitualmente in carico tra le 250 e le 300 persone, ma in base ai diversi andamenti delle condanne può gestire un numero varibile e maggiore di persone.

Il Garante opera per migliorare le condizioni di vita e di inserimento sociale delle persone private della libertà personale ovvero limitate nella libertà di movimento domiciliare, residenti o dimoranti sul territorio del Comune di Rimini in particolare opera per garantire diritti delle persone presenti presso la Casa Circondariale di Rimini  mediante:

  1. la promozione di iniziative di sensibilizzazione pubblica sui temi dei diritti umani e dell’umanizzazione delle pene delle persone comunque private della libertà personale;
  2. la promozione di iniziative volte ad affermare per le persone private della libertà personale il pieno esercizio dei diritti e delle opportunità di partecipazione alla vita civile e della fruizione dei servizi presenti sul territorio comunale.

Il Garante, svolge le sue funzioni anche attraverso intese e accordi con le Amministrazioni interessate volti a consentire una migliore conoscenza delle condizioni delle persone private della libertà personale, mediante visite ai luoghi ove esse stesse si trovino, nonché con associazioni ed organismi operanti per la tutela dei diritti della persona, stipulando a tal fine anche convenzioni specifiche.

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“Rischio di vedere i certificati svalutati”

Gio, 24/04/2014 - 18:22

Vi è l’utopia, in tempi di crisi, di credere che la soluzione di tutti i mali sia stampare moneta. Se per cause ciò è impedito si aguzza l’ingegno per trovare soluzioni alternative, sui cui effetti è lecito nutrire alcune perplessità. I Certificati di Credito Fiscale s’inseriscono in questi tentativi di conseguire i supposti vantaggi di un aumento della massa monetaria senza, però, di fatto aumentarla. Il funzionamento ricorda molto i MEFO emessi durante il Terzo Reich, di cui si parla in altra parte: lo Stato elargisce, senza pretendere nulla in cambio, dei Certificati di Credito che potranno essere utilizzati per pagare, dopo due anni, i debiti con la Pubblica Amministrazione. Nel frattempo questi certificati potranno liberamente circolare ed essere usati come mezzo di pagamento alternativo al denaro. Il tutto sotto l’occhio vigile dello Stato e dei mercati che ne stabiliranno, tra l’altro, il valore di comune commercio. Non ci si può esimere da sollevare alcuni dubbi sulla loro reale efficacia. Primo dubbio: in un’economia piccola, la circolazione di questi certificati come surrogato monetario potrebbe non essere così diffusa. Solo una minima parte degli operatori economici sarà disposta a ricevere quelle che, di fatto, sono delle cambiali spendibili dopo due anni piuttosto che del denaro contante. Una minima parte di un’economia già di suo ristretta non potrà generare alcun effetto sperato sul PIL.

Secondo dubbio: non vi è evidenza empirica di quale sia l’effetto moltiplicatore sul PIL e sulle entrate fiscali. Il castello si regge, infatti, sul fatto che quando i C.C.F. potranno essere effettivamente utilizzati per compensare debiti con lo Stato, l’aumento delle entrate fiscali generato dalla loro circolazione sarà più alto del loro controvalore nominale. Se ciò non fosse, si avrebbe uno sbilancio negativo per lo Stato che si vedrà costretto a contabilizzare delle perdite conseguendo l’effetto esattamente contrario di quello atteso: un aumento esponenziale del deficit pubblico, che non farà contento gli altri Paese della UE.  Terzo dubbio: il valore di scambio risentirà anche della fiducia che gli investitori ripongono nello Stato sovrano emittente. L’avere un’economia numericamente piccola, con meno anticorpi per fronteggiare le crisi economiche, non sarà di certo d’aiuto nel migliorare la fiducia degli investitori. E’ lecito attendersi che il valore di mercato sarà, quindi, di gran lunga inferiore rispetto a quello nominale. Il risultato sarà, perciò, quello di avere in mano dei Certificati svalutati, poco adatti a sostituire il più rassicurante denaro.

Ancora una volta si deve sottolineare che stampare moneta o suoi surrogati non è la via salvifica per uscire dalla crisi. L’unica strada è quella di rendere disciplinati Stati Sovrani troppo spendaccioni. Le altre ricette sono come gli antidolorifici a un malato: attenuano gli effetti dando solo l’illusione di essere guariti.

FOCUS: I ME.FO. BONDS

I Certificati di Credito Fiscale ricordano molto i ME.FO. Bond circolanti sotto il Terzo REICH ed  emessi da una fantomatica Metallurgische Forschungsgesellschaft m.b.H (“Società per la ricerca in campo metallurgico”, da cui poi l’acronimo ME.FO.), di proprietà statale. Non può sfuggire che la Germania, all’inizio degli anni 30, era in ginocchio: l’iperinflazione, lo stratosferico indebitamento causato dai debiti di guerra, i vincoli imposti dalle Nazioni Vincitrici impedivano allo Stato di stampare nuova moneta spingendo sempre di più nel baratro la popolazione tedesca. Per cercare di invertire la rotta, il ministro del Tesoro nazista Hjalmar Schacht (che, ironia della sorte, era ebreo) si inventò i ME.FO. Bond, che erano delle cambiali garantite dallo Stato e incassabili dopo cinque anni dalla loro emissione, i quali venivano utilizzate per pagare i fornitori del Terzo Reich. Ben presto questi titoli cominciarono a circolare autonomamente, sostituendo negli scambi soprattutto fra imprenditori, il denaro contante quale mezzo di pagamento. Lo sviluppo fu impressionante. Questi strumenti, unitamente alle altre misure di politica economica intraprese, fecero uscire nel giro di due anni la Germania dalla crisi, facendo impallidire il New Deal di Roosevelt al quale, invece, gli ci volle una guerra mondiale per risolvere la crisi del 29.

Il limite dei ME.FO. risiedeva nel pericolo che i possessori, tutti allo stesso momento, chiedessero il loro rimborso una volta giunti a scadenza. Cosa che non avvenne mai. Il motivo? L’enorme fiducia che il regime riscuoteva fra i cittadini e le classi dirigenti, dovuta sia alla propaganda ma anche al tangibile miglioramento dell’economia.

(articolo pubblicato su LA TRIBUNA SAMMARINESE, sabato 24 maggio 2014)

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Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera: il video dell'associazione Gruppo Antimafia Pio La Torre

Ven, 29/11/2013 - 18:29

Il video «Romagna Nostra: le mafie sbarcano in Riviera», edito dall'associazione Gruppo Antimafia Pio La Torre, vede la partecipazione nella documentazione legale e nella produzione di Patrick Francesco Wild, praticante avvocato associato allo studo Grassi Benaglia Moretti.

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San Marino e l’impari lotta all’evasione

Lun, 04/11/2013 - 17:21

L’impari lotta all’evasione può essere riequilibrata anche con strumenti normativi, come l’accertamento sintetico, che permettono al Fisco di presumere l’evasione basandosi sul semplice assunto che se c’è una spesa c’è anche un reddito che la consente. Su questo tema, però, la riforma fiscale in discussione pecca di coraggio. Nel testo proposto, infatti,  l’accertamento sintetico sulle persone fisiche, pur ammesso, può essere fatto solo se il reddito determinato in maniera analitica non è credibile rispetto al tenore di vita effettivo del contribuente.  Un’impostazione indubbiamente equa, che spulcia tutte le carte per stanare l’evasore, lasciando a quest’ultimo, in caso di contenzioso, ben poche speranze di farla franca.  L’accertamento presuntivo è meno equo, più rudimentale, tutt’altro che preciso, ma senz’altro efficace e veloce. Non ci si basa più su un’analisi certosina  della documentazione contabile ma su elementi già noti all’Amministrazione finanziaria, di più rapido accesso quali l’acquisto di case, automobili, barche oppure la sottoscrizione di mutui o finanziamenti.

Se si vuole efficacemente contrastare l’evasione fiscale, la riforma fiscale deve sancire la piena indipendenza dell’accertamento sintetico da quello analitico lasciando all’Ufficio fiscale la possibilità di determinare presuntivamente fin dall’inizio il reddito complessivo del contribuente.

Ciò facendo, ovviamente, si ammette l’incapacità del Fisco di combattere equamente l’evasione.  Ma non vi è equità nemmeno colpendo chirurgicamente pochi evasori lasciandosi sfuggire tutti gli altri.

(da La Tribuna Sammarinese, 29 ottobre 2013, pagina 7)

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I motivi di una patrimoniale

Sab, 20/07/2013 - 18:11

La categoria dell’animo che fa riferimento all’equità non può essere usata per giustificare l’imposta patrimoniale. Non si può neppure dimostrare una maggior giustizia dell’imposizione progressiva: è indubbio come il suo peso gravi solo sul lavoratore dipendente, essendo impossibilitato ad evaderla. La patrimoniale attiene, invece, alla categoria delle cose necessarie. L’economia di un Paese è simile a una famiglia con un parente che, amando più il videopoker che la sobrietà, finisce per portare al dissesto tutto il parentado. Per risolvere il danno si avranno di fronte due strade: lavorare di più oppure vendere qualche gioiello di famiglia costringendo, da principio, il parente scapestrato a rimettersi in riga. Così vale per lo Stato: un elevato debito pubblico, frutto più di sperperi che di investimenti, potrà essere ridotto scegliendo tra un aumento delle tasse oppure chiedendo un sacrificio straordinario ai cittadini. Aumentare le tasse è buona cosa a due condizioni: bassi interessi sul debito pubblico e alta crescita economica. Ad oggi ciò è pura utopia. Nemmeno evocare la lotta all’evasione serve a qualcosa: i risultati non sono immediati. L’unica soluzione rapida è la patrimoniale straordinaria: i cittadini si impegnano a cedere un pezzo della propria ricchezza per raddrizzare il debito pubblico. La politica, di contro, si impegna a tornare in riga, a risanare i conti eliminando gli sperperi, le ruberie, le inefficienze e l’evasione. Una spirale virtuosa che attraverso le maggiori risorse reperite dalla riduzione degli interessi sul debito potrà dare luogo a una diminuzione della tassazione la quale, a sua volta, farà aumentare i consumi con effetti positivi sull’andamento del PIL. Solo così la patrimoniale straordinaria potrà essere un prezzo accettabile da pagare per rimettere in riga rapidamente un Paese e impedire di trasferire l’onere del debito pubblico interamente sulle attuali generazioni e su quelle future.

(La Tribuna Sammarinese, sabato 20 luglio 2013)

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Fotovoltaico e aziende agricole, il parere del commercialista Giovanni Benaglia

Ven, 04/03/2011 - 16:56

Le aziende agricole hanno scoperto un'importante risorsa: il fotovoltaico. Grazie agli incentivi statali del Conto energia le imprese si creano un reddito integrativo. Così il sole aiuta la buona agricoltura. Giovanni Benaglia, dottore commercialista, spiega gli aspetti dei progetti in questo settore. Video tratto dal canale youtube della ditta riminese Ubisol.

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