I troll sono tra noi: dei commentatori molesti, violenti, compulsivi

Troll di caverna, film Lo Hobbit- Un viaggio inaspettato

In principio erano (orrende) creature magiche, che popolavano le saghe scandinave o Il signore degli anelli. Poi, è arrivato Internet e si sono materializzati tra di noi: i troll. Già l'immagine web dice molto sul loro profilo psicologico. Nelle saghe sono creature estremamente stupide, violente, che fanno della lotta il loro costume primario. Sul web invece pure: sono gli utenti dei social o scrittori del web molesti, prolissi e accorati, offensivi o eccessivamente polemici, che combattono le loro guerre ora su un profilo Facebook, ora commentando un post di un blog, ora creando una pagina Facebook o un sito (sfruttando le occasioni gratuite che la Rete mette a disposizione) lanciando strali e notizie spesso false, che poi la “ggente” acriticamente condivide. O incitando ad una salvifica lotta.

Chi non ha avuto a che fare con un Troll? Quando Fb ancora non esisteva (pardon, non era diffuso) i blogger erano infestati da spammers e troll. I primi li combattevi a suon di plugin, i secondi a suon di cancellazioni. Ne sa qualcosa Galatea Vaglio, che vanta una pluriennale carriera come catalizzatrice di “spostati” solo per il fatto di bloggare in modo (meritatamente) notorio. Chi non si è trovato sul profilo Fb il commentatore compulsivo che scrive tonnellate di commenti, lunghi, of course, annullando il gusto di una condivisione fortunata o un post sagace? Chi non ha letto il violento che augura ogni male perché la pensi diversamente? E' successo a Caterina Simonsen, studentessa di Veterinaria all'università di Bologna (qui un articolo sul suo caso), rea di aver difeso la sperimentazione sugli animali poiché, colpita da 4 malattie genetiche rare, «senza la ricerca sarei morta a 9 anni».

I brodi culturali di queste creature un tempo anonime sono tanti, ma è nella politica che crescono. E magari fanno pure carriera. In occasione di una campagna elettorale mentre Pierluigi Bersani passava dalla centrale piazza Tre Martiri di Rimini fu agganciato da un'attivista di un movimento, che lo incalzò (con le sue tesi) fino a piazza Cavour. Non c'era pubblico in quei 300 metri, tranne il segretario regionale Pd, che duettava con lei mentre Bersani semplicemente la ignorava. Ora siedono, con un diverso spessore politico, nello stesso emiciclo.

La semplicità di postare commenti sui social network ha centuplicati i troll. Fb, si sa, dona una certa rilassatezza nei costumi, è facile abbandonarsi a qualche commento più pungente, anche involontariamente. E ciò impone, talvolta, un po' di autocontrollo. Così come è facile aprire blog con un servizio gratuito, come altervista o wordpress. E da lì, il troll, può contare su migliaia di affiliati, che rilanciano le sue tesi – magari squinternate, magari arraffazzonate, magari sgrammaticate – nel magma informe della Rete.

Non se ne esce più? E' una lotta impari? Pericle, in una situazione simile a quella di Bersani, giunto a casa fece accompagnare, da un servo con una lanterna, il suo troll a casa. Alcuni teorizzano di “Non alimentare i troll” (Don't feed the troll), semplicemente ignorandoli. Altri ritengono che così invece li si alimenta. Io, ad esempio, più prosaicamente cancello i commenti. Se non sono attinenti con quel che posto, avverto l'autore e confido nel suo buonsenso. Se sono offensivi verso altri utenti della MIA bacheca Fb (perché è mia, non di altri) prima lo faccio notare (e l'offeso in genere segnala l'apprezzamento) poi cancello. Ma non sono un personaggio pubblico. Penso a quei poveri politici in carica, che raccattano troll ad ogni pie' sospinto. Qualcuno è stoico, fa come Pericle. Io bannerei. Ma chi è in carica non può farlo, non senza conseguenze. Perché il troll di turno lo accusa di poca democrazia. E c'è sempre, purtroppo, chi mentre si indica la luna, guarda il dito.

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