Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte. Al Paz.

Exitime, copertina del numero 12, ottobre 2008

I ragazzi del Paz hanno aperto un nuovo laboratorio. Okkupando uno stabilimento privato. Chiuso da una ristrutturazione economica che ha ancora strascichi e ferite: l'ex Granarolo. Siamo abituati alle ristrutturazioni, è la globalizzazione, baby. Facciamo spallucce, finché non è il nostro turno. Come per i rifiuti. Dallo stabilimento, per molti anni, veniva il latte della mamma alla mattina. Quelli più grandicelli ci andavano in gita scolastica. Lo ricordo ancora, scienze: il processo di abbattimento dei batteri attraverso la pastorizzazione. Come dire, un pezzo della nostra infanzia, ecc. ecc..

Insomma, 'sto manipolo di ragazzi hanno aperto i battenti, ripulito tutto, con casse di plastica hanno fatto un bancone, con computer si sono collegati al mondo e hanno iniziato a fare attività, culturale e politica. Tutto in 24 ore. Organizzatissimi. C'è di che imparare. In una Rimini un po' omologata - diciamo pure noiosa - 'sti ragazzi fanno cultura e politica. Ma, come direbbe Von Clausewitz, "con altri mezzi". Provocando, okkupando. Il nostro primo cittadino, Alberto Ravaioli, ha commentato: "la gente per bene va a lavorare". Dimenticandosi che sta svolgendo un lavoro, politico e culturale, che gli assorbe non poco tempo. Ha fatto un torto a sé stesso, prima che a questi ragazzi. Ai quali, presumo, non gliene frega niente. E posso comprenderli.

Perché questi il lavoro lo fanno, eccome. Quando li hanno sgomberati da una scuola, tornata deserta come prima del loro arrivo, un politico di sinistra mi chiese: "perché li mandano via? Mica rompono le palle a nessuno". Gli ho risposto no, non rompono. Sbagliavo. E' una rottura invece, quando in Consiglio comunale si parla di extracomunitari e 'sti discoli ti portano lì l'oggetto delle chiacchiere sorde e grigie tra sindaco e consiglieri. La sala di solito è deserta: è meno "scomodo" parlare di qualcosa non presente. E' una rottura che vadano "poco di fino" nei templi vuoti - e noiosi - della politica. Si chiama "lesa maestà". E' una rottura vedere che questi, con un po' di entusiasmo e tempo libero, ti organizzano attività culturali, senza bisogno di tanti fondi o altre robe. Ed è una rottura, forse la più grave, che siano un po' la nostra discola coscienza. Soffocata dalla pratica ma che ogni tanto si agita, scomoda, come una eco nel nostro quieto torpore.

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