Commissariata la Carim. Rapporti con San Marino, Rimini in ansia per la sua banca. decapitati vertici per «gravi irregolarità»

Inviti alla calma, richiami ai risparmiatori ad avere fiducia ma soprattutto l'esortazione al «sistema» Rimini «istituzioni, le associazioni, le imprese, gli organi d'informazione» del sindaco Alberto Ravaioli e del presidente della Provincia Stefano Vitali a «non farci sopraffare dal panico ma semmai di dimostrare di essere sistema, conducendo con pazienza e mano ferma in porto una barca ora in difficoltà». E' il «day after» della Cassa di Risparmio di Rimini, il momento più duro per lo storico istituto di credito, con i vertici decapitati dal decreto del ministro alle Finanze Tremonti a causa di «gravi irregolarità nell'amministrazione e violazioni normative - scrive Banca d'Italia - gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell'esercizio dell'attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con particolare riferimento alla controllata Credito Industriale Sammarinese (Cis)».

«Banca Carim è solida e in grado di fare fronte in tutta sicurezza a questo delicato passaggio - dice Massimo Pasquinelli, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, che detiene il 71% dell'istituto creditizio - dunque i clienti, i risparmiatori e gli investitori possono continuare a guardare con la massima fiducia alla banca che da 170 anni accompagna il progresso della comunità riminese» E auspica quanto prima le condizioni per un ritorno alla gestione ordinaria dell'istituto bancario.

Per diversi la chiave di lettura di questa vicenda inaspettata, e giunta dopo mesi di controlli da parte degli ispettori della Banca d'Italia - la quale si è risolta a chiedere il commissariamento - è nei rapporti con San Marino. Da tempo la piccola Repubblica e il suo sistema bancario sono al centro di un pressing per rivedere la gestione del segreto bancario e la dichiarata trasparenza. Un pressing che ricorda Re Mida: tutto ciò che l'economia di San Marino toccava diventava oro salvo, sotto Tremonti, rivelarsi una maledizione.

Controllando la Carim, insomma, si potrebbe controllare meglio i conti sul Titano. E in maggio c'è stata una richiesta da parte degli ispettori di verificare i conti della controllata sammarinese. Ma hanno sbattuto contro una porta chiusa. La Carim come un una sorta di cavallo di Troia quindi, per restare nelle tesi mitologiche riaffermate un po' ovunque a Rimini, sindacati dei bancari compresi. Tesi che però eclissano tutte le altre accuse di Bankitalia sulla gestione, ovvero «gravi perdite patrimoniali» irregolarità, oltre ad altre questioni che pare si agitino sullo sfondo: la differente visione tra la banca centrale e l'istituto locale su crediti in sofferenza e alcuni tassi di interesse.

Dall'antica - e assediata - Repubblica il Congresso di Stato (così si chiama l'esecutivo) rigetta la mancanza di collaborazione, per bocca del segretario alle Finanze, Pasquale Valentini. «Ribadisco che non c'è stata da parte di San Marino una insufficiente collaborazione nello scambio di informazioni. Mi sembra che la Cassa di Risparmio di Rimini abbia altri problemi come si evince anche nel comunicato della Banca d'Italia».

Pubblicato su l'Unità, fascicolo Emilia Romagna

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