Commissariata la Carim. Rapporti con San Marino, Rimini in ansia per la sua banca. decapitati vertici per «gravi irregolarità»

Inviti alla calma, richiami ai risparmiatori ad avere fiducia ma soprattutto l'esortazione al «sistema» Rimini «istituzioni, le associazioni, le imprese, gli organi d'informazione» del sindaco Alberto Ravaioli e del presidente della Provincia Stefano Vitali a «non farci sopraffare dal panico ma semmai di dimostrare di essere sistema, conducendo con pazienza e mano ferma in porto una barca ora in difficoltà». E' il «day after» della Cassa di Risparmio di Rimini, il momento più duro per lo storico istituto di credito, con i vertici decapitati dal decreto del ministro alle Finanze Tremonti a causa di «gravi irregolarità nell'amministrazione e violazioni normative - scrive Banca d'Italia - gravi perdite patrimoniali nonché per gravi inadempienze nell'esercizio dell'attività di direzione e coordinamento del gruppo bancario, con particolare riferimento alla controllata Credito Industriale Sammarinese (Cis)».

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Silicone e passerella sognando la casa del Gf. A Rimini il concorso di bellezza per donne ritoccate

Uno sguardo sgomento, il sorriso e le lacrime sotto la coroncina: è il refrein emozionale di ogni concorso di bellezza. Ma non siamo a miss Italia, né a Salsomaggiore. Siamo a Rimini, alla Casina del Bosco. E a stringere la vincitrice complimentandosi non è l'immancabile seconda arrivata, ma la figlia diciannovenne. Telecamere e macchine fotografiche immortalano miss Chirurgia Estetica 2010, Gerbely Erzebet, statuaria 41enne ungherese che vent'anni prima poteva ambire - o provarci - a rincorrere la fascia di Gina Lollobrigida.

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Tre alberghi non pagano «Ecco 250 euro e andatevene». Una catena «liquida» con modi spicci rumeni, bulgari, senegalesi

Una palma spampinata, un ficus avvizzito, qualche poltrona in plastica sotto un gran pavese di bandierine e palloncini ormai sgonfi: benvenuti a Rimini, all'Hotel Mosè. Se avessero occhi, le siepi di bosso che separano la strada racconterebbero le facce rassegnate di clienti intossicati finiti in ospedale e le proteste al limite del blocco stradale dei dipendenti non pagati, romeni in gran parte, ma anche bulgari, senegalesi e qualche italiano. Gli ultimi di una stagione ormai conclusa: dopo Ferragosto, a Rimini come altrove sul mare chi ha avuto ha avuto.

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«Lavoravo 14 ore al giorno, non mi hanno mai saldato» Le testimonianze di chi veniva tenuto buono con false promesse

Sono in gran parte romene, donne, quelle che ci hanno rimesso gli stipendi nella vicenda di un pugno di hotel tra Rimini e Cesenatico. Arrivate alle strutture dal passaparola di colleghe, avviate al lavoro ma tenute legate con acconti di poche centinaia di euro che rimandavano a saldi dei quali non si sa bene l'esito. Come Loredana, che sapeva «che c'erano stati problemi all'hotel Mosè, ma l'anno scorso, e mi dicevano che era cambiata la gestione» Ha iniziato a lavorare il 9 giugno. Da allora «mi hanno dato un acconto di 300 euro in due mesi.

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Sindacati e crisi: senza trasparenza l'economia di San Marino è a rischio

Più che la crisi economica, a San Marino è la crisi dei rapporti con l'Italia a far paura. Una preoccupazione "per i prossimi mesi visti i rapporti pregiudicati", spiega Gilberto Piermattei, vice segretario della Confederazione Sindacale del Lavoro, una delle due confederazioni sammarinesi. Diverse aziende stanno valutando una migrazione dal Titano all'Italia, venendo a mancare i fattori competitivi che ne hanno favorito, nei decenni scorsi, l'impianto.

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