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La nozione di privata dimora nel furto in abitazione

Con sentenza n. 31345/17 (deposito del 22 giugno 2017) le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione affrontano la questione controversa del concetto di “privata dimora”, in particolare nel reato di furto in abitazione 624-bis c.p., affermando che ai fini della configurabilità del predetto reato “rientrano nella nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare.”

La vicenda traeva origine da un ricorso per Cassazione avverso la condanna in appello nei confronti di un soggetto condannato con rito abbreviato per i reati di cui agli artt. 624-bis e 625 primo comma n. 2 c.p. in quanto si era introdotto all’interno di un esercizio commerciale, asportando denaro e una macchina fotografica. L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, denunciando l’erronea applicazione del più grave delitto di furto in applicazione in luogo di quello “semplice”.

Ravvisata l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia, la questione è passata alle Sezioni Unite. Accanto ad un primo orientamento che intende la privata dimora come luogo dove vengano svolti atti della vita privata (quindi anche attività lavorative, culturali, professionali politiche), vi è un secondo orientamento che ritiene esulino dal concetto di privata dimora quei luoghi che consentano l’accesso al pubblico. Esistono poi ulteriori orientamenti “intermedi” che valorizzano altri criteri (l’occasionalità della presenza del proprietario in quei luoghi, l’orario di apertura, etc.).

Dopo aver preso atto di questa pluralità di orientamenti, le SS.UU. dichiarano immediatamente che l’ampliamento della nozione propugnato dal primo orientamento, sia eccessivo e contrasti sia col dato letterale della norma che con ogni interpretazione sistematica.

La nozione di “privata dimora” è certamente più ampia di quella di abitazione, specificano però i Giudici. Il riferimento deve essere inteso a quello di luogo adibito a svolgimento di atti della vita privata, non limitati soltanto a quelli della vita familiare o intima (propri dell’abitazione). Chi giudica – aggiunge la Corte – non deve rinunciare ad compiere ulteriori approfondimenti sulla natura e sull’utilizzo di tali luoghi.

Certamente errato è invece far dipendere l’applicazione della norma e di un trattamento sanzionatorio più grave (l’art. 624-bis. c.p.) da elementi “vaghi, incerti e occasionali” (come ritengono gli orientamenti intermedi) come la presenza o meno di persone durante il fatto o la circostanza che esso sia avvenuto nell’orario di apertura e chiusura, accettando così una sorta di “tutela ad intermittenza” (Cass. sez. V, n. 428/2015).

Le Sezioni Unite riportano al centro della discussione la ratio della norma, nel momento in cui fu pensata ed introdotta dal legislatore: la tutela dell’individuo anche nel caso in cui compia atti della sua vita privata al di fuori dell’abitazione. Luoghi che abbiano dunque le stesse caratteristiche dell’abitazione in termini di riservatezza e non accessibilità da parte di terzi senza il consenso del proprietario.

Facendo leva sull’interpretazione che offre la giurisprudenza costituzionale (in riferimento all’art. 14 della Carta) e al concetto di “domicilio”, le Sezioni Unite delineano così la nozione di privata dimora sulla base di alcuni indefettibili elementi: a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, attività professionale e lavoro in genere); durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità; c) non accessibilità del luogo da parte di terzi senza consenso.

Quando, dunque, poter applicare la nozione di “privata dimora” contenuta nell’art. 624-bis in relazione ai luoghi di lavoro? E’ indiscutibile – premettono le Sezioni Unite – che che nei luoghi di lavoro il soggetto compia atti della vita privata. Ma ciò non è sufficiente. I luoghi di lavoro, infatti, sono accessibili ad una pluralità di persone anche senza l’autorizzazione del titolare. Sono pertanto esposti all’intrusione altrui e ciò significa che è fuori luogo parlare di riservatezza e tutela della sfera privata. Di conseguenza, potrà esser riconosciuta la funzione di privata dimora solo in quei luoghi (o parte di essi) dove il soggetto compie atti della vita privata in modo riservato e precludendo accesso a terzi: retrobottega, bagni privati, spogliatoi, area riservata di uno studio professionale, etc.

Nel caso di specie, non risultava che gli oggetti sottratti si trovassero in un’area riservata (il denaro nella cassa e la macchina fotografica sul tavolo). Pertanto, la Corte di Cassazione ha correttamente riqualificato il fatto in furto semplice (ancorché aggravato dall’aver usato violenza sulle cose, in quanto vi era stata un’effrazione), annullando la sentenza impugnata e rinviando alla Corte d’Appello per rideterminare la pena.

Avv. Patrick Francesco Wild

 

Analisi e commenti Newsletter Grassi Benaglia Moretti, avvocati & commercialisti
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La nozione di privata dimora nel furto in abitazione

Con sentenza n. 31345/17 (deposito del 22 giugno 2017) le Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione affrontano la questione controversa del concetto di “privata dimora”, in particolare nel reato di furto in abitazione 624-bis c.p., affermando che ai fini della configurabilità del predetto reato “rientrano nella nozione di privata dimora esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare.”

La vicenda traeva origine da un ricorso per Cassazione avverso la condanna in appello nei confronti di un soggetto condannato con rito abbreviato per i reati di cui agli artt. 624-bis e 625 primo comma n. 2 c.p. in quanto si era introdotto all’interno di un esercizio commerciale, asportando denaro e una macchina fotografica. L’imputato ha proposto ricorso per Cassazione, denunciando l’erronea applicazione del più grave delitto di furto in applicazione in luogo di quello “semplice”.

Ravvisata l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale in materia, la questione è passata alle Sezioni Unite. Accanto ad un primo orientamento che intende la privata dimora come luogo dove vengano svolti atti della vita privata (quindi anche attività lavorative, culturali, professionali politiche), vi è un secondo orientamento che ritiene esulino dal concetto di privata dimora quei luoghi che consentano l’accesso al pubblico. Esistono poi ulteriori orientamenti “intermedi” che valorizzano altri criteri (l’occasionalità della presenza del proprietario in quei luoghi, l’orario di apertura, etc.).

Dopo aver preso atto di questa pluralità di orientamenti, le SS.UU. dichiarano immediatamente che l’ampliamento della nozione propugnato dal primo orientamento, sia eccessivo e contrasti sia col dato letterale della norma che con ogni interpretazione sistematica.

La nozione di “privata dimora” è certamente più ampia di quella di abitazione, specificano però i Giudici. Il riferimento deve essere inteso a quello di luogo adibito a svolgimento di atti della vita privata, non limitati soltanto a quelli della vita familiare o intima (propri dell’abitazione). Chi giudica – aggiunge la Corte – non deve rinunciare ad compiere ulteriori approfondimenti sulla natura e sull’utilizzo di tali luoghi.

Certamente errato è invece far dipendere l’applicazione della norma e di un trattamento sanzionatorio più grave (l’art. 624-bis. c.p.) da elementi “vaghi, incerti e occasionali” (come ritengono gli orientamenti intermedi) come la presenza o meno di persone durante il fatto o la circostanza che esso sia avvenuto nell’orario di apertura e chiusura, accettando così una sorta di “tutela ad intermittenza” (Cass. sez. V, n. 428/2015).

Le Sezioni Unite riportano al centro della discussione la ratio della norma, nel momento in cui fu pensata ed introdotta dal legislatore: la tutela dell’individuo anche nel caso in cui compia atti della sua vita privata al di fuori dell’abitazione. Luoghi che abbiano dunque le stesse caratteristiche dell’abitazione in termini di riservatezza e non accessibilità da parte di terzi senza il consenso del proprietario.

Facendo leva sull’interpretazione che offre la giurisprudenza costituzionale (in riferimento all’art. 14 della Carta) e al concetto di “domicilio”, le Sezioni Unite delineano così la nozione di privata dimora sulla base di alcuni indefettibili elementi: a) utilizzazione del luogo per lo svolgimento di manifestazioni della vita privata (riposo, svago, alimentazione, attività professionale e lavoro in genere); durata apprezzabile del rapporto tra il luogo e la persona, in modo che tale rapporto sia caratterizzato da una certa stabilità e non da mera occasionalità; c) non accessibilità del luogo da parte di terzi senza consenso.

Quando, dunque, poter applicare la nozione di “privata dimora” contenuta nell’art. 624-bis in relazione ai luoghi di lavoro? E’ indiscutibile – premettono le Sezioni Unite – che che nei luoghi di lavoro il soggetto compia atti della vita privata. Ma ciò non è sufficiente. I luoghi di lavoro, infatti, sono accessibili ad una pluralità di persone anche senza l’autorizzazione del titolare. Sono pertanto esposti all’intrusione altrui e ciò significa che è fuori luogo parlare di riservatezza e tutela della sfera privata. Di conseguenza, potrà esser riconosciuta la funzione di privata dimora solo in quei luoghi (o parte di essi) dove il soggetto compie atti della vita privata in modo riservato e precludendo accesso a terzi: retrobottega, bagni privati, spogliatoi, area riservata di uno studio professionale, etc.

Nel caso di specie, non risultava che gli oggetti sottratti si trovassero in un’area riservata (il denaro nella cassa e la macchina fotografica sul tavolo). Pertanto, la Corte di Cassazione ha correttamente riqualificato il fatto in furto semplice (ancorché aggravato dall’aver usato violenza sulle cose, in quanto vi era stata un’effrazione), annullando la sentenza impugnata e rinviando alla Corte d’Appello per rideterminare la pena.

Avv. Patrick Francesco Wild

 

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Bleisure, la nuova frontiera del lavoro da amare

Riviera Golf - Gio, 24/08/2017 - 16:22
Il bleisure rende il business un piacere.

Se vi dicessero che la riunione prevista per oggi nella sala meeting della vostra azienda è stata spostata a bordo piscina? O che l’incontro per parlare del nuovo piano marketing è stato organizzato in una ridente località di montagna? O che l’appuntamento è stato trasferito in una rilassante Spa?

Tutto questo è possibile grazie al bleisure, la nuova frontiera del teambuilding.

Il bleisure si configura come una fusione tra business e leisure, lavoro e tempo libero.

Consiste in viaggi premio per i dipendenti, eventi di formazione in location dove solitamente ci si reca per godere di una riposante vacanza, o ancora appuntamenti e incontri organizzati dai viaggiatori d’affari in luoghi ricchi di storia, piacevolezze e divertimenti.

Questo tipo di approccio rende pensabile alternare un incontro di lavoro ad un rilassante massaggio, un incontro di aggiornamento ad una piacevole nuotata in piscina, un appuntamento a un gustoso tea sorseggiato ai piedi della pista da sci.

Il lavoro come stile di vita.

La nuova visione nasce quando il lavoro diventa un vero e proprio stile di vita senza orari prestabiliti o un luogo definito per poter svolgere la propria professione.  In questo “flusso continuo” si inserisce il bleisure, che si sviluppa quindi come “l’arte” di bilanciare la propria professione ed il piacere di godere di una esperienza positiva, trasformando così la cultura del lavoro.

Da una recente indagine svolta da Club Med presso i membri della Gidp, l’associazione dei direttori di personale, sono emersi dati molto incoraggianti in merito all’attrattività di questa nuova ottica aziendale:

  • il 69% del campione preso in esame ritiene che organizzare incontri ed eventi sotto la forma del bleisure possa risultare assai interessante per la propria impresa anche se è convinto che “sarebbero da valutare attentamente le modalità”;
  • il 14% dei testers reputa questa possibilità assai valida senza opporre alcuna riserva;
  • il 17% si mantiene su posizioni totalmente contrarie a questa eventualità.
UN’IMPRESA SU CINQUE LO FA con NOTEVOLE AUMENTO DEL BENESSERE E DELLA PERFORMANCE DEL MANAGER.

Dai numeri emerge quindi la potenzialità legata al bleisure e – benché ancora l’80% delle aziende non abbia mai organizzato viaggi “incentive-business” – è altresì vero che una impresa su cinque l’ha fatto. Nella maggioranza dei casi, ha riscontrato un concreto aumento del benessere e della performance del proprio personale a seguito di una simile e nuova possibilità, che permette al lavoratore di sentirsi maggiormente libero di esprimere la propria creatività e rinvigorito da una esperienza in grado di donare energia e carica positiva.

Secondo una ricerca eseguita da Booking.com poi, il 49% dei viaggiatori d’affari ha esteso la durata dei propri viaggi di lavoro per vivere qualche giorno in più nel luogo la destinazione, godendo delle bellezze del territorio e delle tante offerte che esso può donare, mentre il 75% ha intenzione di fare la stessa esperienza nei prossimi viaggi.

Le ultime statistiche indicano negli ultimi anni l’aumento del 17% della percentuale dei viaggiatori che si sono avvicinati al bleisure, e la probabilità che tale indice aumenti è davvero realistica.

Al Riviera Golf il bleisure è già una possibilità concreta.

I professionisti possono infatti organizzare i propri incontri di lavoro e i propri appuntamenti in un contesto naturalistico, sportivo e vacanziero davvero eccezionale.

Sarà possibile alternare il momento lavorativo ad una rilassante nuotata nella enorme piscina di 82 metri realizzata in pietra di Noto, una seduta in Spa, una cena gustosa e raffinata presso il Riviera Wellness Restaurant o una avvincente gara di golf o footgolf.

 

Un esempio di bleisure al Riviera Golf Resort Arrivo in struttura e colazione a bordo piscina Meeting in area eventi – tra piscina e campo da golf – attrezzata con proiettore e microfono Lunch presso il Riviera Wellness Restaurant

Relax e lavoro a bordo piscina.

Attività sportive a scelta tra golf, footgolf, tennis, palestra

Defaticamento e relax in spa con percorso benessere e trattamenti personalizzati

Cena a bordo piscina in atmosfera da sogno.

Pernottamento in suites

 

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Golf Teambuilding, quando la competizione rende la squadra vincente.

Riviera Golf - Ven, 11/08/2017 - 18:42
IL GOLF TEAMBUILDING: UNA SCELTA VINCENTE

Prendi un team di colleghi un po’ ” scollegati”, un campo da golf o da footgolf, un maestro capace di attivare un gioco di squadra e una sana competizione, mescola tutto per un paio d’ore con etica, strategia e autocontrollo…rimarrai stupefatto dal risultato!

Nello sport, così come in azienda, lo spirito di leadership emergerà all’interno del gruppo in nome della “causa comune”.

DAL PROBLEMA ALLA SOLUZIONE

Un team di lavoro non affiatato può mandare in fumo il lavoro di anni.

Un gruppo di colleghi dove ognuno cerca di primeggiare sull’altro senza un ufficale riconoscimento del leader porta al fallimento, prima o poi inevitabile, e al cattivo risultato aziendale fino a arrivare a colpire drasticamente il fatturato.

Se sei un imprenditore o un manager puoi capire immediatamente che occorre intervenire e farlo il prima possibile.

Nello sport così come nell’ambiente lavorativo non può prevalere l’egoistico desiderio di primeggiare. Esiste un capitano in grado di condurre la propria squadra alla vittoria e al successo.

Il capitano conquista il titolo con il risultato, la fiducia e il consenso dei colleghi. Da soli non si vince.

Ecco perché è fondamentale aiutare un team di lavoro a individuare il proprio condottiero. Un esempio da seguire e imitare.

Solo con tale incondizionato riconoscimento la squadrà potrà puntare al successo e all’incremento del fatturato.

Il golf teambuilding serve proprio a questo.

L’obiettivo del teambuilding è quello di far emergere il leader all’interno di una squadra di colleghi durante attività ludico-ricreative e sportive.

 

Da dove nasce e cosa è il teambuilding?

Teambuilding, un termine ormai conosciuto e utilizzato anche da chi non è esperto di logiche aziendali e risorse umane. Ma da dove nasce questa pratica ormai così inserita all’interno del mondo del lavoro? Come si è sviluppata e quali caratteristiche ne fanno una modalità vincente nel creare coesione tra colleghi e reparti di una stessa realtà professionale?

Il Teambuilding ha come data ufficiale di nascita il 1941, quando il pedagogo tedesco Kurt Hahn fonda la prima “scuola di formazione esperienziale” incentrata inizialmente sulle operazioni di salvataggio in mare e rivolta ai giovani dell’aristocrazia inglese (tra i 15 e i 19 anni) al fine di incrementare in loro un carattere forte ed eticamente irreprensibile, e successivamente frequentata anche da manager, quadri e venditori di grandi imprese dell’epoca.

A partire da quel momento l’approccio esperienziale si diffonde moltissimo negli Stati Uniti, dove negli anni ’50 viene inizialmente sperimentata dalle forze armate per lo sviluppo delle figure leadership e in seguito per il reinserimento dei reduci del Vietman, per approdare in un secondo tempo alla formazione degli staff di alcune personalità della politica statunitense e solo alla fine all’interno dell’ambito manageriale, da sempre attento alla qualità degli strumenti di formazione delle risorse umane. In Europa tale approccio inizia a farsi conoscere negli anni ’80, arrivando negli anni ‘90 anche in Italia come pratica inserita nelle dinamiche aziendali di alcune multinazionali americane presenti nel nostro Paese tramite le proprie filiali italiane.

Progetti italiani ed europei autonomi – privi dell’influenza e della direzione americana – si sviluppano a partire dalla metà degli anni‘90 da parte di alcune organizzazioni italiane, desiderose di incrementare l’offerta di una pratica che aveva ampiamente dimostrato le sue notevoli e proficue potenzialità.

Nell’attuale approccio a questo tipo di formazione fondata sull’esperienza e la “pratica”, un ruolo centrale lo hanno svolto i teorici-psicologi Carl Rogers, Edgar Morin e Stephen Covey, ma anche la scuola della “teoria percettiva” Gelstalt – che ha fornito le tecniche di comunicazione come quelle tratte dalle “teorie percettive” – i modelli d’apprendimento della Neurosistemica e l’analisi transazionale.

In che cosa consiste una attività di teambuilding?

Dopo aver brevemente raccontato le origini del teambuilding, il passo successivo è ora chiedersi in cosa consista esattamente un evento di team building. Volendo semplificare un discorso che affonda le radici in teorie psicologiche, del linguaggio e della prossemica, possiamo affermare che:

il teambuilding consiste – per un gruppo di colleghi – nel praticare assieme una attività sportiva o nell’avvicinarsi ad un gioco di squadra, con il fine di creare coesione all’interno del gruppo e rappresentare in modo divertente e attivo le dinamiche aziendali, sì da migliorarle e trarre da questo percorso un vantaggio sul piano pratico e funzionale.

Gli sport di squadra, infatti, esemplificano molto bene la vita aziendale e le norme aziendali e professionali che la governano. Diventano così uno strumento di formazione assai valido perché consentono una sana e “rilassata” competizione che spinge al problem solving e allo sviluppo di attitudini, utili anche all’interno della realtà aziendale.

Determinazione, fiducia nella squadra, collaborazione, definizione di una precisa strategia, lealtà verso gli avversari, autocontrollo, flessibilità, sviluppo della leadership personale, capacità di gestire la comunicazione nel gruppo, ascolto attivo, partecipazione di ogni singolo elemento (brainstorming) alle dinamiche generali.

  • Gioco di squadra
  • Collaborazione
  • Competizione
  • Strategia
  • Autocontrollo
  • Leadership
  • Problem solving

Il premio previsto per la squadra vincente rientra perfettamente nella logica di gruppo che vige all’interno del teambuilding, in cui ogni approccio individualista contrasta con l’ottica collaborativa prevista in questo tipo di attività che mirano ad inserire – come nelle aziende – il talento individuale all’interno di una missione manageriale:

⇒ Il leader è un elemento utile alla “causa comune”

Quando il teambuilding è utile per potenziare le risorse umane di una azienda?

Il teambuilding si rende assai utile innanzi ad un gruppo di lavoro da poco costituito e bisognoso di trovare un equilibrio ed un legame interno, oppure quando una squadra di colleghi si trova in crisi, sotto stress (derivante magari da un grande ed imminente progetto imprenditoriale, o da un cambio di gestione e di ruoli interno all’azienda), o più semplicemente quando si decida di offrire alle risorse umane di una azienda un momento indipendente e distinto dai contesti classici del luogo di lavoro, sì da incentivarne i rapporti e le sinergie interpersonali, con conseguenti risultati nella performance dei singoli lavoratori una volta rientrati in ambito aziendale.

  • Nuovo gruppo di lavoro
  • Mancanza di equilibrio
  • Crisi
  • Stress
  • Scarsa collaborazione
  • Assenza di leadership

Per ottenere i risultati cui mira una simile attività, si possono creare occasioni di teambuilding di due differenti tipologie: tale attività può infatti essere essenzialmente “formativa” – con il fine ultimo di instillare nei colleghi la consapevolezza del processo e del percorso che hanno attraversato durante le attività – oppure “ludica”, ove il fine coincide con l’esperienza in sé.

L’esperienza come apprendimento.

Vivere in prima persona una determinata esperienza fa sì che si crei la possibilità che l’esperienza stessa si trasformi in apprendimento e vada così a far parte del bagaglio emotivo del singolo, cambiandone la percezione della realtà, l’atteggiamento ed il comportamento.

Il teambuilding realizzato con metodologie esperienziali si basa proprio sull’importanza dell’esperienza come veicolo di apprendimento e si può applicare in due declinazioni distinte ma spesso coese: la formazione e/o l’incentivazione. Infatti, il ricordo e le emozioni suscitate dal fascino delle esperienze vissute, diventano – molto più che i classici corsi di formazione realizzati in aula – un eccellente strumento d’incentivazione e di stimolo al cambiamento per il singolo partecipante, che si riflettono positivamente sulla performance all’interno dell’azienda.

Risulta di estrema importanza la possibilità di affidarsi ad esperti di teambuilding capaci di definire quale delle tante attività esperienziali possa essere la più adatta per raggiungere gli obiettivi aziendali previsti o per risolvere determinate problematicità interne all’azienda.

Il teambuilding: possibili declinazioni.

Le attività che rientrano nel teambuilding e mirano a incentivare la capacità di lavorare in modo armonioso all’interno di un gruppo, possono essere di vario tipo e, accanto alle pratiche sportive (come il calcio, il golf ed il footgolf), coesistono anche attività più statiche ma ugualmente fruibili da gruppi aziendali: giochi di ruolo (come una Spy Story), attività di concetto-strategia (come una caccia al tesoro o un orienteering), o attività artistiche (come l’action painting, incentrato sul disegno, ma anche i corsi di cucina o di cucito, ed altresì gli incontri dedicati all’espressività basata sull’utilizzo dei mattoncini Lego®), che hanno tutte come focus l’obiettivo di creare all’interno del gruppo di lavoro:

  • Coesione
  • Integrazione
  • Motivazione
  • Empatia
  • Fiducia
  • Comunicazione
  • Mission aziendale e valori di squadra

 

Altre metodologie disponibili sono l’outdoor training (che prevede attività vivibili all’aperto, spesso in mezzo alla natura), l’edu theatre (basato sull’attività teatrale), l’adventure training, il sounds building (metodologia basata sull’utilizzo della musica), il business storming (incentrato sull’utilizzo della creatività).

Esistono poi i social team building che creano coesione attraverso il comune obiettivo di fare qualcosa di positivo per la comunità, fornendo supporto presso comunità di recupero, malati, cooperative sociali.

GOLF TEAMBUILDG & FOOTGOLF TEAMBUILDING.

Tra tutte le declinazioni possibili, quella del teambuilding sportivo resta una delle più utilizzate.Lo sport risulta essere una perfetta metafora del lavoro di squadra e delle dinamiche vissute dalle risorse umane all’interno dell’azienda.

Consistono in eventi di teambuilding nei quali si provano alcune fasi tipiche di uno sport, spesso guidate da un testimonial famoso, ma non necessariamente.

OBIETTIVO: usare lo sport come simbolo del lavoro di squadra in azienda.

Assai fruibili risultano quindi gli incontri di teambuilding organizzati presso centri congressuali che offrano la possibilità di praticare sport, o presso strutture che abbiano ampie aree adibite alla pratica sportiva.

Presso il Riviera Golf è possibile organizzare attività di golf teambuilding assai diversificate e strutturate. Disponibile anche una grande sala meeting dotata delle più recenti attrezzature funzionali ai meeting ed alle attività esperienziali precedenti all’attività sul campo.

E’ possibile usufruire – per attività di teambuilding – anche dei campi da tennis e della esperienza dei maestri dell’Accademia di Duilio Castellani.  Al Riviera è altresì possibile organizzare attività che includano la pratica del footgolf, lo sport nato dalla commistione di calcio e golf, presente sul green di San Giovanni in Marignano grazie all’attività di Ivano Bonetti e della sua Footgolf&Legends.

E veniamo ora alle caratteristiche proprie del golf. Pratica che si inserisce perfettamente all’interno delle attività di teambuilding e che sviluppa moltissime competenze utili non solo al golfista ma anche a chi vive le dinamiche aziendali. Vediamo insieme quali:

CONCENTRAZIONE

ATTENZIONE

TOLLERANZA

PIANIFICAZIONE

ETICA

ANTICIPAZIONE

CONTROLLO EMOTIVO

RISPETTO DEI RUOLI

STRATEGIA

 

Attraverso l’esperienza sul green, i partecipanti – seguiti dai nostri istruttori di golf specializzati in teambuilding – potranno incentivare alcune competenze con l’obiettivo di potenziarle e di trasferirle nella propria realtà quotidiana e professionale.

Inoltre, nonostante il golf sia un gioco tipicamente individuale, le dinamiche presenti all’interno del teambuilding golfistico prevedono di organizzare gare a squadre. Ciò permette di a far emergere le capacità del singolo, inserendole però in un’ottica inclusiva e dedicata alla totalità del gruppo di lavoro. Sul campo da gioco così come all’interno del contesto professionale.

Il tutto condito dal piacere di praticare un’esperienza nuova ed avvincente nel meraviglioso contesto del campo 18 buche (par 70) del Riviera Golf, che si estende su uno spazio di 72 ettari di superficie di gioco all’interno della oasi faunistica del Conca.

Golf Teambuilding e footgolf, la nostra proposta per il tuo team.

  • Numero partecipanti:  fino a 20 persone circa
  • Periodo ideale : autunno / primavera
  • Durata: 2h 30m – mattino o pomeriggio
  • Fase propedeutica in sala meeting con presentazione generale del gioco del golf (durata 30m)
  • Creazione dei gruppi di lavoro in campo pratica e visita alla buca n.5
  • Primo approccio tecnico allo swing (durata 1h)
  • Trasferimento sul putting green per approfondimento tecnico del putt (durata 30m)
  • Gara finale di putting green (durata 30m)
  • Premiazione del miglior gruppo con gadget «Riviera Golf»
  • Eventuale light lunch o aperitivo a bordo piscina o percorso benessere in spa con trattamento rilassante.
Il costo indicativo a persona per un pomeriggio di golf teambilding si aggira intorno ai 50,00 Euro ( iva e servizi aggiuntivi esclusi, esempio coffee break, lunch a bordo piscina, business spa)

 

⇒ Richiedi informazioni e una proposta adhoc per il tuo team!!! ⇒ Renderemo la tua squadra VINCENTE!!!

 

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Riviera Golf Pool Cup by Villa Cenzina, tanti giovani campioni sul podio.

Riviera Golf - Lun, 31/07/2017 - 21:51

Nuovo intenso fine settimana al Riviera Golf di San Giovanni in Marignano, dove si sono svolte due giornate di competizioni.

Riviera Golf Pool Cup by Villa Cenzina

Sabato 29 si è disputata la Pool Cup by Villa Cenzina, l’ambizioso progetto immobiliare di residenze di lusso nato a Riccione. La stableford tre categorie ha visto la partecipazione di numerosi giocatori che si sono confrontati in una splendida giornata di sole sul green del Riviera.

In prima categoria si sono imposti tre golfisti del Riviera: al primo netto la giovane Giorgia Piccini (di Mercatello sul Metauro in provincia di Pesaro-Urbino) con 40 punti, secondo posto per la riccionese Nicoletta Michelini con 38 punti, mentre il primo lordo con l’ottimo score di 37 punti (-1 sul campo) se lo è aggiudicato un giovane talento, il pesarese Lorenzo Santinelli.

In seconda categoria, gradino più alto per la piccola promessa del Riviera, il riccionese Diego Emanuele Danzi con 43 punti, mentre al secondo posto si è posto con 40 punti Walter Besana del Des Ile Borromées Golf Club sul Lago Maggiore.

Infine in terza categoria, sul podio al primo posto un giocatore del Riviera, il pesarese Patrick Risa con 42 punti, mentre sul secondo gradino è salita la fanese Barbara Caporaletti (Monte Giove Golf Club) con 39 punti.

Premi speciali: primo lady alla giocatrice del Cervia Golf Club Giulia Graziani, mentre primo seniores al golfista del Riviera Daniele Longhini da Fano.

Seconda tappa del Bretagna Tour

Domenica 30 si è svolta la seconda tappa del Bretagna Tour, gara la cui finale mondiale avrà poi luogo in Bretagna.

In prima categoria, primo netto per Paolo Righi (Paradiso del Garda Golf Club) con 37 punti, secondo posto al cattolichino Roberto Lenti (del Riviera) 37 punti, mentre primo lordo a Gianluca Dell’Orco con 29 punti (Orsini Golf Club).

In seconda categoria si sono distinti due giocatori del Village Golf Club nelle Marche: sul primo gradino è salito Stefano Olivieri con 41 punti, mentre al secondo posto con 39 punti Marco Baldoni.

Infine, in terza categoria primo posto per Jrma Kehrer (del Riviera) con 38 punti, seconda posizione per Cristina Scandalli del Mia Golf Club con 36 punti.

Premi speciali a due pesaresi, entrambi giocatori del Riviera: primo lady ad Annunziata Persini con 38 punti, primo seniores a Gianfranco Manfroni con 38 punti.

Prossimi appuntamenti IMPERDIBILI:

Prossimi appuntamenti previsti per sabato 5 agosto con la gara benefica (18 buche stableford tre categorie) “Gli amici di Paolo” per i terremotati marchigiani, sponsorizzata in primis da Il Resto del Carlino.

Domenica 6 sarà la volta dell’attesissima stableford Pascucci Cup.

Si preannuncia un altro fine settimana intenso. NON MANCARE!

Iscriviti alla gara segreteria@rivieragolf.it

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Secondo Torneo di Footgolf a favore dell’Airett con Villa Cenzina e Martin Argenti Golf Challenge by Carlsberg Italia

Riviera Golf - Lun, 24/07/2017 - 17:48

Un fine settimana intenso quello vissuto al Riviera Golf dove sabato 22 luglio si è giocato il Secondo Torneo di Footgolf a favore dell’Airett – l’associazione che si occupa della sindrome di Rett – mentre domenica 23 è stata la volta della Martin Argenti Golf Challenge by Carlsberg Italia, terzo produttore nazionale di birra arrivato a comprendere ben 9 brands diversi.

Torneo di footgolf e cena benefica al Riviera.

Sabato il Riviera ha visto la discesa sul green di tantissimi ex calciatori di serie A e di numerose personalità del mondo dello sport, decisi a sostenere la ricerca scientifica a favore delle “bimbe dagli occhi belli” affette dalla Rett, una rara e complessa sindrome neurologica degenerativa.

L’evento benefico – organizzato dalla Nazionale VipSport di Maurizio Scalvini, con la collaborazione della Footgolf&Legends (presieduta dall’ex calciatore di serie A Ivano Bonetti) e dalla Lega Nazionale Footgolf , è stato sponsorizzato da Villa Cenzina , il grande progetto immobiliare di residenze di lusso nato a Riccione – ha richiamato tantissimi partecipanti che si sono sfidati in una intensa gara di footgolf, sport nato nel 2009 ed ormai ampiamente affermato a livello mondiale.  Tanti i personaggi del mondo dello spettacolo che dopo la gara, hanno dato vita ad una serata caratterizzata da tanta musica e intrattenimento per il pubblico.

Torneo di footgolf, tutti i vincitori.

Nella competizione si sono distinti: al 1° posto Juri Tamburini con 59 colpi (-11), al 2° posto Ivano Bonetti con 61 colpi (-9), al 3° Leonardo Bruno con 63 colpi (-7).

Il primo lady va alla giocatrice Martina Quintarelli, mentre il “primo debuttante calciatore” è stato l’intramontabile Evaristo Beccalossi con 77 colpi.

Martin Argenti Golf Challenge by Carlsberg Italia

Domenica invece si è giocata la Martin Argenti Golf Challenge by Carlsberg Italia, gara 18 buche stableford (che ha visto la partecipazione di quasi cento golfisti) ove il 1° lordo e il 1° netto di ogni categoria hanno ottenuto l’accesso alla finale nazionale.

In prima categoria, vincenti tanti giocatori del Riviera Golf: il primo netto a Roland Ender con 35 punti (tedesco ma risiedente a Fano), secondo netto per il cattolichino Pierpaolo Saioni con 35 punti, mentre il primo lordo a Vincenzo Mancuso con 27 punti (di Montelabbate in provincia di Pesaro).

In seconda categoria vince la pesarese Albamaria Parmeggiani del Riviera con l’ottimo score di 43 punti, mentre al secondo posto si è distinto il sammarinese Orazio Della Valle con 37 punti.

Nella terza categoria ha prevalso un altro giocatore del Riviera, il bolognese Stefano Cassoli con 41 punti, seguito al secondo posto dalla giocatrice del Golf Club Casalunga Giovanna Dondi con 40 punti.

Premi speciali conquistati da due giocatori del Riviera Golf: prima lady alla pesarese Nicoletta Ricci e primo seniores al riccionese Andrea Calvi.

Prossimi appuntamenti al Riviera Golf.

 

Sabato 29 luglio  Pool Cup by Villa Cenzina, con premi ad estrazione tra tutti i partecipanti alla gara per un valore di 500 Euro. Domenica 30 luglio si disputerà la seconda tappa del Bretagna tour 2017.

Iscriviti subito alle gare per il prossimo week-end segreteria@rivieragolf.it

Ti aspettiamo!!!

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I 12 golf records più pazzi del mondo

Riviera Golf - Mer, 19/07/2017 - 11:24
GOLF…A TEMPO DI RECORD 1. Il maggior numero di campi da golf a 18 buche visitato in un anno

I coniugi canadesi Cathie e Jonathan Weaver – entrambi appassionati golfisti – tra il 1 aprile 2008 ed il 31 marzo 2009 hanno visitato e giocato su 449 campi tra Stati Uniti e Canada.

I due golfisti hanno attraversato numerosi Paesi:

Columbia Britannica, Alberta, Saskatchewan, Manitoba, Ontario, Quebec, New Brunswick, Isola del Principe Edoardo, Nuova Scozia, Terranova (tutto il Canada) e Maryland, Carolina del Sud, Georgia, Florida, Alabama, Mississippi, Texas, Nuovo Messico , Arizona, California, Oregon e Nevada (tutti gli Stati Uniti).

Il loro personalissimo tour li ha portati a visitare mediamente 8,6 campi da golf a settimana…non male come media!

2. La più giovane realizzatrice di un Hole in One

Il 1° luglio 2007 Soona Lee-Tolley, giovanissima americana di soli di 5 anni, ha realizzato un incredibile Hole in One al par 3 presso il Manhattan Woods Golf Club di West Nyack, (New York).

Soona è diventata così la più giovane a realizzare un simile e fortunatissimo colpo.

3. Più longevo socio di golf club

La passione di Geoffrey Crosskill per il golf dura da tempo:

iscritto per la prima volta all’età di 12 anni, all’Eaton Golf Club di Norwich (Regno Unito) il golfista continua tutt’oggi a dedicarsi al suo sport preferito con un handicap attuale di 16.

La sua iscrizione al Club ha avuto una durata eccezionale, da record, di ben 82 anni e 18 giorni, dal 1 gennaio 1934 al 18 gennaio 2016.

Una passione…ormai storica.

4. La più grande collezione di cimeli di club di golf

Robert Lantsoght di Malaga (Spagna) nel 1992 ha iniziato la sua personalissima collezione di cimeli provenienti da golf club di tutto il mondo, che espone con orgoglio presso il suo ristorante e che ora ha raggiunto la notevole quantità di ben 4.393 pezzi!

5. Il tiro più distante contro un’auto in movimento

Una sfida particolare quella che si è svolta presso l’Aerodrome di Dunsfold (Surrey, Regno Unito), ove il golfista Jake Shepherd è riuscito a colpire con la pallina la Mercedes-Benz guidata dall’ex pilota di Formula Uno David Coulthard.

L’auto – che viaggiava ad una velocità di oltre 200 chilometri orari – è stata colpita dall’eccezionale campione, che è riuscito ad imprimere alla pallina una velocità di 286,46 km/h, facendole compiere una traiettoria di oltre 275 metri.

6. La distanza più lontana tra due gare di golf giocate lo stesso giorno

Il 21 maggio 2006 l’australiano John Knobel ha giocato due round a 18 buche, prima al Coast Golf Club di Sydney in Australia, e successivamente al Forest Park Golf Club di Woodhaven (New York).

La particolarità dell’impresa? I due campi distavano uno dall’altro 15.982 km. Cosa non si fa per amore!

7. I più anziani vincitori di tornei

C. Arthur Thompson (1869-1975) di Victoria, (Columbia Britannica, Canada) nel 1973 alla veneranda età di 103 anni ha vinto una gara nel corso degli Uplands, divenendo così il più anziano vincitore al mondo!

In ambito femminile, invece, il record appartiene alla giapponese Kayoko Fukui (nata nel 1936) che il 16 agosto 2007 ha vinto a 70 anni e 315 giorni una gara presso il Taiheiyo Golf Club (a Kuruizawa in Giappone).

8. Il Golfista professionista più alto

Il giocatore professionista più alto è il tedesco Marcel Pickel, classe 1984, che ha giocato sulla PGA di Germania Tour dal 2010 al 2013. Pickel è alto 2 metri e 6 cm!

9. Il maggior numero di Hole in One in un’unica gara

Il 22 giugno 2015 l’americano Patrick Wills presso il Laurel Hill Golf Club di Lorton in Virginia (Stati Uniti) ha realizzato ben 3 Hole in One in un’unica competizione…una mira eccezionale!

10. La Golf Car più lunga del mondo

Nel 2013 a Perry, in Georgia (Stati Uniti) si è stabilito un record assai particolare, quello della golf car più lunga al mondo! A vincere il particolare primato è stata la vettura stata realizzata da Mike’s Golf Carts con i suoi eccezionali 9.62 metri di lunghezza!

11. La Golf Car più veloce

Rimanendo sempre in ambito delle golf car, il 31 ottobre 2014, presso il Darlington Dragway di Hartsville in Carolina del Sud (USA), Robby Steen ha guidato la sua ‘Bandit’, realizzata da Plum Quick Motors, raggiungendo la straordinaria velocità di 191,12 chilometri orari.

12. Il legno più lungo

Il tedesco Kasten Maas detiene un record particolare: ha infatti giocato con il bastone più lungo al mondo…ben 4.39 metri! Avrà vinto?

 

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L'AGENZIA DELLE ENTRATE PAGA LE SPESE SE PROVOCA IL PROCESSO E POI SI RITIRA

Si potrebbe riassumere con il proverbiale “chi rompe paga” la sentenza che ha visto condannare l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese legali a favore di un contribuente difeso dal dott. Giovanni Benaglia.

Seguiamo da anni il contenzioso tributario, con esiti sempre positivi” esordisce il socio dello studio. “Nello specifico il caso trae origine da un appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro una sentenza di primo grado che dichiarava illegittimo un avviso di accertamento che contestava l’omissione di una plusvalenza realizzata a seguito di una cessione di terreno edificabile”.

In primo grado il cliente, sempre difeso dallo studio, aveva ottenuto ragione e aveva respinto l’esosa richiesta avanzata dall’Agenzia delle Entrate. In secondo grado l’Ufficio, dopo aver fatto ricorso e costretto il contribuente nuovamente a difendersi, ha ritenuto di annullare l’avviso di accertamento pretendendo, però, di compensare le spese di giudizio.

Di fronte a questa palese ingiustizia ci siamo opposti e i Giudici di Secondo grado ci hanno dato ragione: come da noi sostenuto l’annullamento di un avviso di accertamento in pendenza di giudizio rientra nell’ipotesi di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere per motivi diversi rispetto a quelli previsti per legge. Quindi, l’Agenzia delle Entrate deve pagare le spese di giudizio del contribuente”.

Su questo tema, tra l’altro, il dott. Benaglia ha incentrato il commento apparso sul numero 25/2017 della rivista IL FISCO, prestigioso settimanale di approfondimento per professionisti e imprese con il quale il dottor Benaglia collabora già da diversi anni. Nel commento viene approfondito anche l’annosa questione del pagamento delle spese di lite le quali, prima della recente introduzione della riforma del 2015, venivano sovente compensate tra le parti sulla base di una supposta, ma mai provata, “complessità del caso trattato”.

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L'AGENZIA DELLE ENTRATE PAGA LE SPESE SE PROVOCA IL PROCESSO E POI SI RITIRA

Si potrebbe riassumere con il proverbiale “chi rompe paga” la sentenza che ha visto condannare l’Agenzia delle Entrate al pagamento delle spese legali a favore di un contribuente difeso dal dott. Giovanni Benaglia.

Seguiamo da anni il contenzioso tributario, con esiti sempre positivi” esordisce il socio dello studio. “Nello specifico il caso trae origine da un appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro una sentenza di primo grado che dichiarava illegittimo un avviso di accertamento che contestava l’omissione di una plusvalenza realizzata a seguito di una cessione di terreno edificabile”.

In primo grado il cliente, sempre difeso dallo studio, aveva ottenuto ragione e aveva respinto l’esosa richiesta avanzata dall’Agenzia delle Entrate. In secondo grado l’Ufficio, dopo aver fatto ricorso e costretto il contribuente nuovamente a difendersi, ha ritenuto di annullare l’avviso di accertamento pretendendo, però, di compensare le spese di giudizio.

Di fronte a questa palese ingiustizia ci siamo opposti e i Giudici di Secondo grado ci hanno dato ragione: come da noi sostenuto l’annullamento di un avviso di accertamento in pendenza di giudizio rientra nell’ipotesi di estinzione del giudizio per cessata materia del contendere per motivi diversi rispetto a quelli previsti per legge. Quindi, l’Agenzia delle Entrate deve pagare le spese di giudizio del contribuente”.

Su questo tema, tra l’altro, il dott. Benaglia ha incentrato il commento apparso sul numero 25/2017 della rivista IL FISCO, prestigioso settimanale di approfondimento per professionisti e imprese con il quale il dottor Benaglia collabora già da diversi anni. Nel commento viene approfondito anche l’annosa questione del pagamento delle spese di lite le quali, prima della recente introduzione della riforma del 2015, venivano sovente compensate tra le parti sulla base di una supposta, ma mai provata, “complessità del caso trattato”.

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Intervista a Francesco Quintavalla Engel & Voelkers Riccione

Riviera Golf - Mer, 12/07/2017 - 11:38

Al Riviera Golf di San Giovanni in Marignano domenica 2 luglio 70 partecipanti si sono sfidati all’interno della ALL INCLUSIVE GOLF CHALLENGE CUP by ENGEL & VÖLKERS RICCIONE (clicca sul link per leggere i risultati gara).

Abbiamo intervistato Francesco Quintavalla Licence Partner della sede ENGEL & VÖLKERS RICCIONE.

SEDE:
Viale Dante Alighieri 88 | 47838 Riccione
INFO :
riccione@engelvoelkers.com

Il team e alcune proposte della sede ENGEL & VÖLKERS RICCIONE

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LO STUDIO GRASSI BENAGLIA MORETTI INVESTE NELLA CULTURA E NELLA MEMORIA

La memoria e il ricordo sono il motore del presente e la linfa vitale del futuro. Per questo non abbiamo avuto dubbi nell’aiutare a realizzare il libro che ricorda l’anniversario la nascita di Viserbella”. Giovanni Benaglia, socio dello studio, motiva così la scelta dello Studio di sponsorizzare la pubblicazione del libro che commemora i 110 anni dalla fondazione di Viserbella, frazione a nord del Comune di Rimini.

La pubblicazione è stata promossa dal Museo della Marineria e delle Conchiglie E’ Scaion, con il patrocini dell’IBC Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna e del Comune di Rimini, e con la collaborazione dell’associazione L’Ippocampo Viserba, che ha messo a disposizione il proprio archivio fotografico e la propria esperienza maturata nel corso degli anni quale laboratorio urbano della memoria.

Il libro è una raccolta fotografica, proveniente da archivi privati, che racconta l’epopea della piccola frazione a nord di Rimini che, da paese povero formato da ortolani e pescatori diventa, con gli anni, parte di quell’immenso sviluppo economico che ha permesso alla costa romagnola di essere ricordata come capitale italiana del turismo. “Viserbella è la storia di Rimini e delle sue persone. I suoi abitanti, oltre un secolo fa, si sono rimboccati le maniche e si sono messi in gioco per migliorare le proprie condizioni di vita”, ricorda Giovanni Benaglia che di Viserbella è originario. “Senz’altro l’elemento emozionale ha giocato un ruolo importante nella scelta di aiutare la realizzazione di questo libro.  Io a Viserbella ci sono nato e cresciuto e a lei mi legano i ricordi della mia infanzia, delle estati e dei turisti, dell’odore del mare dopo una burrasca. Ritrovare le proprie origini è importante, perché ci consente, in questo mondo che sta cambiando velocemente, di avere sempre un punto fermo e di ritrovare, soprattutto nei momenti di difficoltà, un sicuro approdo per ricominciare il viaggio”.

Infine Benaglia ricorda che “il nostro Studio vuole continuare a investire in cultura. Perché è un modo per far conoscere la parte migliore della nostra terra e della nostra gente. Con la cultura noi raccontiamo ciò che siamo”.

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LO STUDIO GRASSI BENAGLIA MORETTI INVESTE NELLA CULTURA E NELLA MEMORIA

La memoria e il ricordo sono il motore del presente e la linfa vitale del futuro. Per questo non abbiamo avuto dubbi nell’aiutare a realizzare il libro che ricorda l’anniversario la nascita di Viserbella”. Giovanni Benaglia, socio dello studio, motiva così la scelta dello Studio di sponsorizzare la pubblicazione del libro che commemora i 110 anni dalla fondazione di Viserbella, frazione a nord del Comune di Rimini.

La pubblicazione è stata promossa dal Museo della Marineria e delle Conchiglie E’ Scaion, con il patrocini dell’IBC Istituto Beni Culturali della Regione Emilia Romagna e del Comune di Rimini, e con la collaborazione dell’associazione L’Ippocampo Viserba, che ha messo a disposizione il proprio archivio fotografico e la propria esperienza maturata nel corso degli anni quale laboratorio urbano della memoria.

Il libro è una raccolta fotografica, proveniente da archivi privati, che racconta l’epopea della piccola frazione a nord di Rimini che, da paese povero formato da ortolani e pescatori diventa, con gli anni, parte di quell’immenso sviluppo economico che ha permesso alla costa romagnola di essere ricordata come capitale italiana del turismo. “Viserbella è la storia di Rimini e delle sue persone. I suoi abitanti, oltre un secolo fa, si sono rimboccati le maniche e si sono messi in gioco per migliorare le proprie condizioni di vita”, ricorda Giovanni Benaglia che di Viserbella è originario. “Senz’altro l’elemento emozionale ha giocato un ruolo importante nella scelta di aiutare la realizzazione di questo libro.  Io a Viserbella ci sono nato e cresciuto e a lei mi legano i ricordi della mia infanzia, delle estati e dei turisti, dell’odore del mare dopo una burrasca. Ritrovare le proprie origini è importante, perché ci consente, in questo mondo che sta cambiando velocemente, di avere sempre un punto fermo e di ritrovare, soprattutto nei momenti di difficoltà, un sicuro approdo per ricominciare il viaggio”.

Infine Benaglia ricorda che “il nostro Studio vuole continuare a investire in cultura. Perché è un modo per far conoscere la parte migliore della nostra terra e della nostra gente. Con la cultura noi raccontiamo ciò che siamo”.

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JACK DANIEL’S CUP 2017 e ALL INCLUSIVE GOLF CHALLENGE CUP by ENGEL & VÖLKERS RICCIONE.

Riviera Golf - Lun, 03/07/2017 - 22:25

Week-end intenso di gare al Riviera Golf Club di San Giovanni in Marignano, dove sabato 1 luglio si è disputata la JACK DANIEL’S CUP 2017 mentre domenica 2 si è giocato il torneo ALL INCLUSIVE GOLF CHALLENGE CUP by ENGEL & VÖLKERS RICCIONE.

JACK DANIEL’S CUP 2017

La  ha ottenuto un grandissimo successo in termini di partecipanti: sono stati infatti 110 a gareggiare all’interno di questo grande appuntamento, unica data italiana della celebre competizione.

Nella prima categoria, primo classificato netto è stato Paolo Pettorossi (Golf Torrenova), mentre secondo posto per il pesarese Andrea Ricci del Riviera Golf; primo lordo va ad Alberto Kellner (milanese ma assiduo frequentatore del Riviera).

Nella seconda categoria si è distinto il giocatore del Riviera Paolo Tomassini, mentre sul secondo gradino è salito Gianluca Giardini (Tourist Golf Club).

Per quanto concerne infine la terza categoria, primo posto conquistato dal marchigiano Marco Panzini (Village Golf Club) , mentre il secondo posto è stato raggiunto dal giovanissimo fanese e giocatore del Riviera, Francesco Currenti.

Premi speciali: primo lady alla pesarese Nicoletta Ricci del Riviera, mentre il primo juniores ed il primo seniores ai due marchigiani Giacomo Toccaceli ed Andrea Rimini (Mia Golf Club)

Tra i premi speciali, impossibile non citare poi il fantastico Hole in one di Gianluca Gandolfi (Tourist Golf di Bologna).

La competizione si è conclusa con la premiazione e la distribuzione di gadget ai partecipanti.

ALL INCLUSIVE GOLF CHALLENGE CUP by ENGEL & VÖLKERS RICCIONE

Importante appuntamento golfistico anche quello che è seguito domenica 2, quando 70 partecipanti si sono sfidati all’interno della ALL INCLUSIVE GOLF CHALLENGE CUP by ENGEL & VÖLKERS RICCIONE.

I giocatori del Riviera Golf hanno fatto piazza pulita degli sfidanti, conquistando tantissimi premi e posizioni vincenti.

Nella prima categoria si sono distinti due giocatori del Riviera, al primo posto il pesarese Guido Giunta ed al secondo Enrico Bernabè (San Giovanni in Marignano).

Seconda categoria conquistata dalla sempre vincente cattolichina Orietta Barocci al primo posto, seguita al secondo posto dal riminese Loris Cerbara.

Terza categoria segnata dal pesarese Enrico Bastianelli che ha conquistato il podio, mentre la seconda posizione se l’è aggiudicata il fanese Gabriele Crimi.

Premi speciali: primo lordo al sammarinese Federico Peliccioni, primo lady per la giocatrice del Riviera Consuelo Vagnini e primo seniores a Maurizio Facchini (del Riviera).

Prossimi importanti appuntamenti previsti per l’imminente fine settimana.

Sabato 8 si svolgerà la gara 18 buche stableford APART REVOLUTION TOUR 2017 (valida per la qualificazione per la finale nazionale prevista in ottobre) e domenica 9 avrà luogo il BRETAGNA TOUR ( che consentirà l’accesso diretto alla semifinale nazionale).

Da non perdere.

Per info segreteria@rivieragolf.it | 0541.955009

Prenota il tee time CLICCA QUI

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Sai quali sono le origini del golf? IL GOLF AL TEMPO DEI…MING!

Riviera Golf - Lun, 03/07/2017 - 18:11

Quando pensiamo alle origini del golf, inevitabilmente la mente ci riporta alla Scozia e all’Olanda, i due Paesi che da sempre si contendono la nascita di questo meraviglioso ed appassionante sport.

Ma siamo proprio sicuri che la pratica golfistica sia scaturita nel nord del mondo conosciuto? Quali sono le vere origini del golf?

E se invece qualcuno vi dicesse che un gioco molto simile al golf nacque ben prima in…Cina?

Nel 2005 il professor Ling Hongling della Lanzhou University ipotizzò che fin dalla dinastia Thang Meridionale, ben 500 anni prima dell’arrivo in Scozia, un gioco molto simile si giocasse in Cina, Paese in cui attualmente il governo da qualche tempo sta adottando numerose e severe restrizioni contro il golf, “sport destinato ai privilegiati”.

Infatti, un’attestazione di questo primato è probabilmente presente all’interno degli Archivi Dongxuan risalenti alla dinastia Song (960-1279), ove intorno al 1282 A.D. sono riprodotte alcune immagini che descrivono un gioco già diffuso e chiamato chuiwan (ove con “chui” si indica l’azione del colpire una palla, coincidente con il termine “wan”) praticato con 10 mazze (con caratteristiche molto simili ad un driver, a un legno 2 e un legno 3), che dovevano sospingere alcune palle all’interno di buchi scavati nel terreno.

Probabilmente – considerati i preziosi decori in oro e giada presenti sulle mazze – era un gioco destinato alle classi più agiate ed alle corti imperiali.

Se la paternità cinese fosse confermata, ciò porterebbe alla necessità di retrodatare la nascita del golf intorno al 943 A.D. e quindi a ben cinque…secoli prima della data ufficiale, il 1457, anno in cui viene utilizzato il termine “gowf” all’interno di un editto scozzese che lo proibiva in quanto “distraeva le milizie” (data che però forse va anticipata di qualche anno, come vedremo presto in occasione di altro articolo qui sul blog).

[ LEGGI ANCHE “SAI DA DOVE DERIVA LA PAROLA GOLF?”]

Il professor Hongling sostiene che il gioco fu successivamente esportato in Scozia da viaggiatori e commercianti mongoli nel tardo Medioevo, ipotesi avversata dal celebre e antico Royal and Ancient Golf club di St.Andrews, ove pur ammettendo l’esistenza di antecedenti giochi simili – affermano che “il golf come lo conosciamo oggi, giocato su 18 buche, ha chiaramente avuto origine in Scozia”.

Indipendentemente da come effettivamente sia nato, quella della genesi orientale resta un’ipotesi interessante ed affascinante, avvalorata dalle tante attestazioni iconografiche ed altresì dalla presenza di floride e numerose tratte commerciali tra Oriente ed Europa, ben prima della nascita ufficiale in terra scozzese del nostro amato golf.

Dai Ming al Riviera Golf … vieni a provare a giocare a golf con noi!

CONTATTI segreteria@rivieragolf.it | 0541 955009

 

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I dieci motivi per dire “I love golf”

Riviera Golf - Gio, 29/06/2017 - 13:02

I love GOLF! Milioni di appassionati in tutto il mondo, decine di competizioni, tantissimi sponsor interessati ad investire…quale il segreto del nostro amato golf, sport antico e capace di coinvolgere così tante persone?

Proveremo oggi a svelarvi – certi di elencarne solo una piccola parte – i…10 motivi per amare il golf!

1 PERMETTE DI STARE ALL’ARIA APERTA

I love GOLF! Ampi spazi, distese verdi, panorami rilassanti e suggestivi, lunghe camminate in mezzo alla natura a contatto con le bellezze del territorio. Il golfista è uno sportivo che vive necessariamente la propria passione in ambienti aperti e in luoghi caratterizzati soventemente da un elevato pregio naturalistico (come ad esempio il Riviera Golf, situato all’interno della magnifica Oasi faunistica del Conca!), elementi questi che rendono la pratica golfistica piacevole e particolarmente preziosa per i tanti appassionati che spesso vivono in grandi città, o che comunque passano gran parte del tempo in territori altamente urbanizzati. Inoltre, una ricerca pubblicata sulla rivista “Environment Science and Technology” ha evidenziato come la pratica di una attività all’aria aperta aiuti ad aumentare i livelli di energia e – per contro – a diminuire lo stato di stress, depressione e rabbia…e ciò ci conduce direttamente al secondo importante vantaggio derivante dal golf.

2 AIUTA A MIGLIORARE/MANTENERE IL BENESSERE FISICO

I love GOLF! Il golf allena l’elasticità muscolare e la coordinazione, permette di mantenere una frequenza cardiaca non troppo elevata, riducendo così il rischio di sovraccarichi cardiaci e pressori, ed allena il fisico perché presuppone, per ogni sessione di gioco, la possibilità di camminare mediamente per cinque ore, lungo una distanza che va dai 5 a 8 km, con conseguenti vantaggi sul colesterolo e la glicemia. Una ricerca pubblicata sulla rivista “Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports” – che ha analizzato un campione di 300.818 giocatori – ha evidenziato come il tasso di mortalità dei golfisti sia risultato inferiore del 40% e conseguentemente l’aspettativa di vita è apparsa superiore di 5 anni. Il golf è dunque uno sport che allunga…la vita.

[ Leggi anche GIOCARE A GOLF, IL WELLNESS CHE ALLUNGA LA VITA ]

3 FA SORRIDERE

I love GOLF! E’ ormai dimostrato che il golf consente di aumentare il livello di endorfine, con un positivo effetto anche sull’umore e lo stato mentale di chi lo pratica. Le endorfine – scoperte solo nel 1975! – sono prodotte dal sistema nervoso centrale e costituiscono una sorta di potente analgesico naturale in grado calmare il dolore ed aumentare il benessere; rilasciate dal corpo durante l’attività sessuale, durante lo sport o mentre si gustano particolari tipi di cibi (come ad esempio il cioccolato), vengono altresì definite come l’“ormone della felicità” proprio per la loro capacità di donare euforia.

4 ALLENA LA MENTE E COSTITUISCE UN’OTTIMA PALESTRA DI VITA

I love GOLF! Per le sue caratteristiche di gioco, il golf favorisce la concentrazione su un obiettivo che è tecnico, ma anche mentale. E’ altresì una pratica che favorisce la sana competizione e insegna il valore dell’etica e dell’onestà, in campo ed oltre il green: è infatti significativo che nel golf non esista un vero e proprio arbitro, ma ci si affidi all’autodisciplina ed alla correttezza morale del singolo giocatore, senza la presenza di un controllo dall’alto; lo “spirito del golf” , al di là di necessità di gioco, diviene pertanto vera palestra di vita anche per i giocatori più piccoli, chiamati a misurarsi con una pratica che risulta divertente e stimolante, ma anche utile per il loro sviluppo etico e cognitivo, affinando in loro le capacità di autoanalisi e di autocontrollo, la necessità di affrontare le frustrazioni e di raggiungere obiettivi crescenti.

[ Leggi anche GOLF E BAMBINI, IL RIVIERA SUMMER CAMP ]

5 FAVORISCE LA SOCIALIZZAZIONE

I love GOLF! Benché – lo dicevamo – si tratti di uno sport altamente competitivo, il golf risulta una pratica che ha in sé una doppia valenza: se da un lato è infatti evidente una caratterizzazione fortemente individualistica, dall’altro ha un’indubbia valenza socializzante, resa possibile dall’articolazione del gioco e della partita stessa, in cui i giocatori trascorrono – durante gli spostamenti sul green – lunghi momenti insieme, confrontandosi e comunicando, elemento importante e fortemente caratterizzante di questo bellissimo sport.

6 È UNA DISCIPLINA PER TUTTI

I love GOLF! Il golf è uno sport trasversale ed altamente inclusivo, che ha ormai dimostrato quanto i vecchi pregiudizi – che lo consideravano come una pratica esclusiva ed elitaria – fossero errati e totalmente anacronistici; è infatti una disciplina che può essere praticata da tutti, senza nessuna distinzione socio-economica, anagrafica o di gender. I dati parlano chiaro: le attrezzature necessarie per accostarsi al golf hanno un costo del tutto accessibile, che rende questo sport paragonabile allo sci o al tennis, sport ormai divenuti pressoché trasversali e non più elitari.

Anche i portatori di handicap possono giocare, purché supportati da precisi strumenti realizzati ad hoc; anche i “non più giovanissimi” possono cimentarsi nella pratica golfistica, che anzi – grazie a tranquille passeggiate – può aiutarli nel mantenersi in attività, con tutti i benefici conseguenti; il golf – grazie a sistemi di apprendimento quali ad esempio lo SNAG© praticato dai giovanissimi partecipanti al Riviera Summer Camp – può essere praticato anche dai giovanissimi, a partire dai due anni di età, e risulta una vera e propria palestra che allena i più piccoli al confronto e al superamento delle difficoltà.

Moltissime donne hanno deciso di accostarsi al golf con risultati che non hanno nulla da invidiare a quelli dei loro colleghi…e le vittorie delle tante campionesse a livello internazionale, parlano chiaro!

Se tutto ciò non bastasse…esistono particolari competizioni – e il Riviera ne ha appena ospitata una! – in cui il giocatore può farsi accompagnare dal più fedele compagno che ci sia…il cane!

Più trasversale ed inclusivo di così…!

7 È UNO SPORT DEMOCRATICO ED EQUO

Grazie alla presenza dell’elemento dell’handicap, il golf consente di far gareggiare tra loro anche golfisti molto diversi quanto a preparazione ed abilità, livellando le loro diversità e permettendo un confronto armonioso e sinergico tra le varie parti. E ciò lo rende un unicum nell’ambito delle discipline sportive!

8 INVOGLIA A VIAGGIARE

A differenza di altri sport che prevedono un locus di gioco fisso e prestabilito – sia esso un campo da calcio o da tennis – nel golf centrale risulta il tipo di percorso che si affronta durante una competizione o un allenamento, percorso che può essere diversissimo e assumere – indipendentemente dal numero di buche – le connotazioni e le caratteristiche più svariate. Ogni green è diverso dall’altro, il golfista lo sa- e ciò costituisce per lui un ottimo motivo per proporre ai famigliari…vacanze nearest to the green!

9 È UNA PRATICA PERFETTA PER…FARE SQUADRA ANCHE IN UFFICIO

Il golf è una attività scelta ormai da tantissime aziende per i propri eventi di teambuilding – frequenti al Riviera Golf – in quanto rafforza i legami all’interno di un team ed azzera le gerarchie interne, permettendo di trascorrere una giornata diversa, lontani dall’ufficio e di ritornarvi ricaricati e più coesi…con tutti i vantaggi per il benessere dell’azienda!

10 È DIVERTENTE

Chiudiamo questo decalogo con il motivo che più di tutti fa del golf uno sport così amato. Milioni di persone lo conoscono, lo vivono e lo amano semplicemente perché…giocare a golf è divertente, piacevole ed entusiasmante: a chi infatti non piacerebbe trascorrere una giornata all’aria aperta, in compagnia, sfidandosi in un gioco che sa essere rilassante ed avvincente, allo stesso tempo?

E quindi, se non lo avete già fatto…vi aspettiamo al Riviera Golf per provare insieme il golf!

Per info: segreteria@rivieragolf.it | 0541 955009

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Il golf e le donne. Un onore precluso al gentilsesso per oltre 260 anni.

Riviera Golf - Mar, 27/06/2017 - 19:25
GOLF “Gentlemen Only Ladies Forbidden”

Quando si parla dell’origine del termine “golf”, alcuni ipotizzano che derivi dall’acronimo “Gentlemen Only Ladies Forbidden”, ovvero “Solo per Gentiluomini, Vietato alle Donne”; certamente si tratta di una falsa ed ironica etimologia che però conserva in sé il riferimento ad una realtà storica, ovvero alla nascita della pratica golfistica come attività preclusa al sesso femminile, divieto rimasto a lungo inalterato: basti pensare che solo nel 2014 lo storico Royal and Ancient Club di Saint Andrews – ritenuto per secoli la “capitale del golf” – ha aperto le porte della memership alle giocatrici, che da allora possono diventare socie a tutti gli effetti: un onore precluso al sesso femminile per oltre 260 anni!

In realtà ben prima di questa data così rappresentativa, molte giocatrici – dotate di grinta e passione che non hanno nulla da invidiare a quelle dei loro colleghi – hanno praticato sul green, dimostrando così il carattere inclusivo e trasversale del golf, che si caratterizza come uno sport praticabile da chiunque, senza alcuna distinzione anagrafica, sociale …o di gender.

Infatti, benché i numeri e le statistiche propendano ancora per una predominanza maschile sul campo, è innegabile che sin dalle origini del golf moderno a giocare ci siano state anche numerose presenze femminili; basti pensare che all’ormai lontano 1893 risalgono sia la nascita della Ladies Golf Union (tra giocatrici dilettanti provenienti da Irlanda e Gran Bretagna), sia il primo Ladies’ British Amateur Championship, che fu disputato presso il Royal Lytham & St. Anne’s.

Altra data storica per quanto concerne il rapporto tra il golf e le donne, è il 1950 quando si costituisce la Ladies Pga of America, formata dalle giocatrici professioniste statunitensi ed emblema dell’affermazione femminile nel panorama sportivo golfistico. In Europa il golf femminile professionistico si afferma invece più recentemente, quando – verso la fine degli anni ’70 – si costituisce in Gran Bretagna la prima organizzazione di giocatrici “pro” che porta poco dopo alla creazione di una versione europea e di un vero e proprio circuito di gare (chiamato dal 2000 “Ladies European Tour”).

Anche nel circuito golfistico femminile esistono poi i Major, i tornei più attesi e prestigiosi: dal 1950 lo Us Open, dal 1955 lo Us Pga Championship, dal 1979 il British Open, seguiti poi da quello nato nel 1983 e dall’Evian Masters dal 2013.

Nonostante le diverse associazioni di giocatrici e le gare ad esse connesse, esiste ancora un notevole divario tra il golf maschile e quello femminile: basti pensare che – per quanto riguarda i montepremi in palio – se tra gli uomini il rapporto tra il tour americano e quello europeo è nell’ordine di due a uno (circa 320 milioni di dollari previsti negli USA contro i circa 185 in palio in Europa), nel contesto femminile tale gap è ancora più ampio, aggirandosi ad un rapporto intorno al quattro a uno per quanto concerne il premio economico, ma anche per quanto riguarda il numero di tornei che si disputano in ogni stagione (30 negli Stati Uniti e solo una ventina circa nell’antica Europa!).

Il golf e le donne. Una giocatrice da 2.8 milioni di dollari.

Comunque, le competizioni femminili della Lpga statunitensi generano un grande interesse in termini di pubblico, audience e sponsor: lo conferma la campionessa Lydia Ko – neozelandese di origine coreana diventata la numero uno al mondo all’età di soli 17 anni e nove mesi – che nel 2015 ha guadagnato oltre 2.8 milioni di dollari, rispetto ai “soli” 350 mila dollari della miglior giocatrice europea.

Il successo in termini di interesse ottenuto dalle gare femminili ha avuto come positiva conseguenza una generale apertura nei confronti del golf rosa da parte di diversi organi di controllo ed associazioni, uno fra tutti lo storico Royal and Ancient Club di Saint Andrews che dal 2017 ha acconsentito ad aumentare i finanziamenti per le competizioni femminili (Ladies European Tour ed il LET Access Series), dimostrando una proficua apertura verso il panorama golfistico delle donne.

Il golf e le donne … e i bambini.

Il carattere inclusivo del golf ed il suo riflettersi sul mondo femminile ha poi – si è visto – una positiva ricaduta anche sul target più giovani: una recente ricerca effettuata da Syngenta, dimostra infatti come l’incremento della partecipazione femminile sul green favorisca, conseguentemente, l’avvicinarsi al golf da parte delle fasce più giovani. In particolare, rispetto ai “colleghi” maschi, le donne sono disposte a portare in campo con sé i figli nel 38% in più dei casi rispetto agli uomini, e, quindi, 1000 nuove madri giocatrici possono tradursi in ben 720 potenziali praticanti giovanissimi rispetto ad uno stesso numero di nuovi giocatori di sesso maschile! Ne consegue la necessità di incentivare il coinvolgimento femminile per estendere il target di potenziali giocatori.

Il golf e le donne. Ecco le più famose.

Per quanto concerne i nomi, tante le giocatrici con una carriera di tutto rispetto: oltre alla già citata Lydia Ko, impossibile non citare, solo per fare qualche nome, Suzann Pettersen, Stacy Lewis, So Yeon Ryu, Ariya Jutanugarn, Lexi Thopson, Beatriz Recari, Anna Nordqvist; in Italia spiccano Virginia Elena Carta, Giulia Molinaro, Carlotta Ricolfi, Bianca Fabrizio, Alessia Nobilio, Emilie Paltrinieri, Angelica Moresco.

All’interno dei singoli golf club, sono ormai notevoli i numeri delle tesserate donne.

Il golf e le donne al Riviera Golf.

Presso il nostro campo l’interesse femminile verso il mondo del golf trova conferma nelle circa trenta socie, che ogni giorno ci scelgono per esercitarsi, sfidarsi e godere delle straordinarie bellezze del territorio in cui il Riviera Golf è inserito.

Tra le giocatrici più forti, impossibile non pensare alla cattolichina Orietta Barocci che – solo per citare le ultime gare – si è distinta nel Trofeo Lexus Day Car dello scorso 14 maggio (nell’ambito del quale ha conquistato il Longest Drive femminile), nel Bmw Golf Cup International dello scorso 11 giugno ove ha prevalso nella classifica lorda femminile, nel Golf and Food Cup di domenica 18 giugno ove ha vinto il Primo Lady e nella Dreamcars Mercedes Benz, gara stableford svoltasi domenica 25 giugno.

Ci auguriamo che nel prossimo futuro le associazioni, gli sponsor, i finanziamenti decidano di accordar sempre maggior fiducia al mondo del golf femminile e permettano di superare gli antichi pregiudizi che attualmente risultano anacronistici e del tutto immotivati.

Le golfiste ci sono e sanno offrire uno spettacolo intenso, paragonabile a quello dei loro colleghi: “carta canta”.

Vieni a giocare a golf con noi!

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DREAMCARS MERCEDES-BENZ 110 golfisti sfidano il caldo torrido al Riviera.

Riviera Golf - Lun, 26/06/2017 - 18:22

Di nuovo un fine settimana intenso al Riviera Golf dove domenica 25 giugno si è disputata la DREAMCARS MERCEDES BENZ sponsorizzata dal gruppo Di.Ba, importante realtà del nostro territorio: nato nel 1976, è ormai divenuto una delle realtà italiane più forti nell’ambito dei motori, offrendo servizi assai diversificati (dalla rivendita di ben 14 brand automobilistici, ai servizi finanziari ed assicurativi).

Il caldo torrido non ha scoraggiato i 110 giocatori che si sono affrontati in una splendida e intensa giornata di golf.

La gara prevedeva formula stableford a tre categorie.

Nella prima categoria al terzo posto è salito il giocatore del Riviera Stefano Palmieri, al secondo posto il sammarinese Roberto Bianchi, mentre nel primo netto si è distinto Alessandro Chionna, giocatore del Golf Club Bologna ma assiduo frequentatore del Riviera.

Nella seconda categoria, il podio è stato interamente conquistato da golfisti provenienti dal Riviera: al terzo posto Mirco Ottaviani, al secondo Orietta Barocci, mentre sul gradino più alto è salito Marzio Raspugli.

Per quanto concerne la terza categoria, terza posizione raggiunta dal marchigiano Ferruccio Pigliapoco, mentre i gradini più alti se li aggiudicano due giocatori del Riviera, Enrico Bastianelli al secondo mentre al primo posto Raffaele Guidi.

Premi speciali: primo lordo conquistato dal giocatore del Riviera Cristian Currenti, il primo lady da Antonella Balzi (Riviera), mentre il primo seniores va a Marco Panzini (del Village Golf Club).

The big dog golf cup 2017, in campo con gli amici a quattro zampe.

Sabato 24 appuntamento particolare con una giornata dedicata al compagno per antonomasia, il cane: il Riviera Golf ha infatti ancora una volta saputo mostrare la capacità inclusiva del golf, con una gara 9 buche in cui ogni giocatore era accompagnato dal proprio compagno a quattro zampe.

Al Bistrot Buca 19 l’istruttore Riccardo Ariù insieme al suo border collie “Baby” ha regalato una bella dimostrazione di agility, di obedience e di conduzione con le oche. Alberto Bianchi ha mostrato come realizzare una toilettatura a prova di concorso. Il veterinario Gianfranco Manfroni ha dato preziosi consigli sulla salute del cane.

Prossimi appuntamenti al Riviera Golf

Prossimi appuntamenti previsti per sabato 1 luglio con la Jack Daniel’s Cup 2017, mentre domenica 2 si disputerà la All Inclusive Golf Challenge by Engel & Völkers Riccione.

Per info segreteria@rivieragolf.it e per iscrizioni gara e tee time CLICCA QUI

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Film sul golf. Qual è il tuo preferito?

Riviera Golf - Mar, 20/06/2017 - 15:18
CIAK…SI GIRA…SUL GREEN!

Il cinema, la meravigliosa invenzione capace di illuminare qualsiasi volto e di indagare ogni più recondito aspetto della vita umana, un’arte visionaria e quasi magica che dal lontano 1895 riesce a toccare l’animo umano e narrarne le gesta, i sogni e le passioni.

Oggi pensiamo ad un target particolare di golfista, quello appassionato anche di…cinema!

Ci siamo chiesti se ed in che modo i registi abbiamo deciso di accostarsi al mondo del golf – mettendo in luce protagonisti legati a questa coinvolgente passione – e abbiamo scoperto che esistono numerose pellicole incentrate sul nostro amato green. Vediamone qualcuna.

Lo Sport più distensivo del mondo (Hanna e Barbera, 1945)

Prodotto durante la seconda guerra mondiale, è il ventesimo cortometraggio animato della leggendaria coppia Tom e Jerry. Anche in questo caso la storia verte sulla consueta lotta fra il gatto – che in questo caso cerca di impegnarsi nel suo nuovo travolgente amore per il golf – ed il topo – che non fa altro che distrarlo e infastidirlo. Come finirà?

Follow the sun (S. Lanfield, 1951)

Film incentrato sulla vita e l’amore della leggenda del golf Ben Hogan.

Lui e Lei (G. Cukor, 1953)

K. Hepburne è una giovane e bella campionessa di golf fidanzata con un insegnante spocchioso e costantemente impegnato nel tentativo di sminuirla. Tutto cambierà con l’arrivo di un nuovo allenatore, impersonato magistralmente da Spencer Tracy, che movimenterà l’andamento di questa riuscitissima commedia sentimentale.

Palla da Golf (H. Ramis, 1980)

Divertente commedia che racconta di un giovane caddy alle prese tra la fidanzata, un eccentrico miliardario e un giardiniere paranoico, magistralmente impersonato da Bill Murray ed alle prese con…una marmotta.

Un tipo imprevedibile (D.Dugan, 1996)

Un ex giocatore di hockey su ghiaccio – impersonato da Adam Sandler, re della comicità targata USA – decide di tentare una nuova strada, avvicinandosi al golf, ma non ha calcolato che questa nuova avventura lo porterà a confrontarsi con un avversario tutt’altro che debole. Divertente commedia ricca di colpi di scena.

Tin Cup (R.Shelton, 1996)

Kevin Costner è un promettente campione di golf che dal campetto scalcinato dove insegna arriverà a confrontarsi con i grandi giocatori in occasione del prestigioso US Open. Ma la sua indole tutt’altro che mite rischierà di far sfumare il suo sogno di gloria.

La Leggenda di Bagger Vance (R.Redford, 2000)

Tratto dall’omonimo romanzo di Steven Pressfield, il film narra il profondo e travagliato rapporto tra un misterioso caddie (impersonato da Will Smith) e un tormentato ex campione (interpretato da Matt Damon).

A Gentleman’s game (J.Mills Goodloe, 2001)

Un ragazzo appassionato di golf riesce a scalare la strada verso il successo, arrivando a varcare le soglie di un prestigioso ed esclusivo club. Scoprirà ben presto che si tratta di una realtà fatta non solo di…gentlemen.

Bobby Jones genio del golf (R.Herrington, 2004)

La pellicola narra la storia dell’intramontabile Robert Tyre Jones Jr, dall’infanzia vissuta in Georgia, ai primi tornei fino al celebre Slam del 1930 cui seguirà il ritiro a soli 28 anni.

Il più bel gioco della mia vita (B.Paxton, 2005)

Riuscitissimo ed emozionante film incentrato sulla figura di Francis Ouimet, giovane e squattrinato golfista che riuscì a conquistare gli U.S.Open del 1913, pur essendo all’esordio della sua carriera.

Tommy’s honour (2016, J.Connery)

Sean Conery ha trasmesso al figlio Jason, promettente regista, la passione per il golf, e tutto ciò si è tradotto in questo bellissimo film ambientato negli anni 80 e 90 del 1800, che racconta la storia di Tom e Jimmy Morris, “fondatori” del golf moderno. Il golf fa da sfondo alla narrazione incentrata sul rapporto, profondo e travagliato, tra i due personaggi: Tom Morris – nato nel 1821 a St. Andrews – che mosse i primi passi come caddie ed esperto greenkeper, per poi diventare un grandissimo golfista (guadagnò la vittoria dell’Open Championship per ben 4 volte!); e il figlio Tom, primo campione a conquistare il podio dell’Open Championship per 4 anni consecutivi, e rappresentante di una nuova era e di una nuova concezione del golf: mentre il padre infatti era un conservatore che accettava il sistema per cui i ricchi scommettevano sui golfisti e – in caso di vincita- tenevano per sé il grosso del ricavato, il figlio si opponeva a questa logica, pretendendo paghe più oneste e rispettose del ruolo dei giocatori.

Hai visto uno o più di uno tra questi film sul golf? Quale tra questi consiglieresti?

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Il caddie, un asso nella manica per la vittoria.

Riviera Golf - Lun, 19/06/2017 - 19:03
Il caddie: molto più di un portaborse.

Il caddie (o caddy) – così pensano i neofiti del golf – è l’addetto al trasporto della sacca dei giocatori sui campi da golf, l’uomo di fatica al servizio del golfista. In realtà il ruolo del caddie è assai più ampio, importante e sfaccettato.

Ma quale è la genesi storica di questa figura così centrale all’interno della pratica golfistica?

In origine le partite di golf non venivano disputate su veri e propri percorsi, bensì all’interno di parchi pubblici nei quali i giocatori si muovevano in mezzo a tante altre persone impegnate in attività diverse. In quel contesto ormai lontano nacque la figura del caddie, che coincideva con la persona incaricata di creare veri e propri “varchi” ai giocatori, garantendo così un gioco sicuro anche per chi si trovava a passeggiare nei pressi di una zona di gara.

In seguito, dato l’elevato costo che avevano inizialmente le palline utilizzate durante il gioco (erano infatti oggetti di complessa e onerosa costruzione, capaci di deteriorarsi velocemente in caso di sosta prolungata in zone del campo molto umide), il caddie divenne “fore Caddie” (fore=avanti) ebbe il compito di anticipare il gruppo di giocatori ed individuare la probabile area di ricadute delle palline stesse, al fine di recuperarle velocemente.

Il caddie, un prezioso consigliere.

Attualmente, il caddie riveste un ruolo di fondamentale importanza, soprattutto a livello professionistico, in quanto richiede l’instaurazione di un solido rapporto con il giocatore: egli è sì addetto alla preparazione e al trasporto delle mazze, ma tra i suoi compiti decisivo è anche quello di consigliare il giocatore sulla migliore strategia da seguire in ogni situazione di gioco.

Ne consegue che un caddy, per essere davvero preparato, deve conoscere  il campo perfettamente ed il percorso che dovrà affrontare insieme al suo assistito, le mappe, le caratteristiche e le distanze di ogni buca; deve inoltre saper valutare quale supporto dare al giocatore in base alle diverse condizioni atmosferiche che possono presentarsi durante una gara.

Il caddie deve inoltre conoscere il golfista che segue, comprenderne i bisogni e le necessità, sì da consigliarlo al meglio e potergli garantire un’assistenza proficua, sia dal punto di vista dell’incoraggiamento necessario in alcune situazioni – ogni golfista spera di incontrare un caddie partecipe delle sue vittorie e/o sconfitte! – sia dal punto di vista tecnico, allorquando sia necessario, da parte del caddie, un suggerimento relativamente al bastone da utilizzare o all’angolo di tiro migliore.

Egli è quindi in primis un buon giocatore di golf (molti grandi golfisti hanno iniziato a praticare ricoprendo proprio questo delicatissimo ruolo!), capace di contribuire alle decisioni strategiche e in possesso di tutte le conoscenze tecniche atte ad assistere proficuamente il golfista che accompagna e supporta.

Naturalmente, uno dei suoi compiti principali resta la preparazione della sacca da golf, che – oltre ai ferri preferiti dal giocatore – deve contenere, numerosi altri oggetti utili durante il gioco (soprattutto a livello professionistico): palline, le mappe delle buche, guanti di scorta, il kit di pronto soccorso, un misuratore di distanze ed eventualmente altri elementi necessari.

Il caddie e il giocatore professionista.

Per quanto concerne il golf professionistico, ogni giocatore secondo il regolamento può avere un solo caddie, che retribuirà a proprie spese in base ad una percentuale sui premi vinti: generalmente, questa percentuale è del 5% se il giocatore assistito ha superato in un torneo il taglio, del 7% per un piazzamento tra i primi 10 vincitori, e del 10% in caso di vittoria della gara. Naturalmente il caddy percepisce anche uno stipendio indipendente dalle prestazioni del suo assistito, i cui risultati costituiscono quindi per lui un bonus extra.

Il ruolo del caddie può essere in qualche modo paragonato a quello – altrettanto importante – del navigatore per il pilota di rally: come quest’ultimo infatti, il caddy gioca un ruolo fondamentale nell’ambito di una partita ed è così fondamentale per il golfista che spesso, una volta trovato il “consigliere” giusto con il quale instaurare un rapporto di fiducia e di feeling, non lo lascia più!

Un caddie è (a volte) per sempre.

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