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Fondo Patrimoniale Addio

Con il decreto legge 83/2015, pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 20 agosto 2015, viene introdotta una normativa specifica, con lo scopo di rafforzare la tutela del creditore in caso di pignoramento, che riguarda  l'espropriazione di beni oggetto di vincoli d'indisponibilità o di alienazioni a titolo gratuito: la cosiddetta “revocatoria semplificata”.

L'istituto introdotto dal d.l. in esame permette al creditore, qualora si ritenga pregiudicato da una donazione, da un fondo patrimoniale o un vincolo di destinazione in genere, di poter iniziare l'esecuzione forzata senza attendere una sentenza dichiarativa d’inefficacia del trasferimento ritenuto lesivo. 

Viene introdotta nel nostro ordinamento civilistico una presunzione secondo cui gli atti sopra indicati sono stipulati  in frode al creditore: tale presunzione, però, lede il diritto di difesa del debitore, ma anche del terzo che ha ricevuto tali beni. In particolare è proprio la posizione di quest’ultimi ad essere fortemente compromessa. Potranno, infatti, opporsi all’esecuzione solo rappresentando motivi circoscritti all’esistenza del pregiudizio e alla conoscenza in capo al debitore del pregiudizio medesimo. L’opposizione, da parte del terzo che si ritiene pregiudicato, va proposta entro un anno dalla data di trascrizione dell'atto di trasferimento del debitore. Da ciò deriva che tutti gli atti di cessione, di donazione, di costituzione di fondo patrimoniale, trust e vincoli in genere, sono da ritenersi "sospesi" sino al termine dell'anno dalla loro trascrizione.

Decorso l’anno, il creditore pregiudicato avrà la possibilità di agire con l'azione revocatoria prevista dall’art. 2901 c.c.. Tuttavia non potrà avvalersi della “revocatoria semplificata”: infatti, prima di iniziare l’azione di esproprio, dovrà ottenere la sentenza dichiarativa dell'inefficacia del trasferimento posto in essere e solo successivamente iniziare le azioni esecutive.

Notizie Newsletter Grassi Benaglia Moretti, avvocati & commercialisti
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“Vietare ai commercialisti di riscuotere le imposte per conto dei clienti”

L'Ordine dei Dottori Commercialisti di Rimini dovrebbe vietare ai propri iscritti di riscuotere le imposte per conto dei clienti”. Giovanni Benaglia va giù duro sull'ennesimo scandalo che ha riguardato, nei giorni, scorsi un commercialista riminese che, secondo l'accusa, sarebbe scappato con le tasse dei propri clienti, invece di versarle all'erario. Copione identico da anni ormai, cambiano solo nomi e vittime: la soluzione, però, per prevenire questi reati è semplicissima, come spiega Giovanni Benaglia, socio dello studio legale tributario GRASSI BENAGLIA MORETTI: ”l’Ordine potrebbe emanare una direttiva con la quale vieta agli iscritti di incassare le tasse dai propri clienti, perché non si svolge alcun servizio utile a loro facendo questo. Ciascun commercialista, infatti, può inviare, attraverso i canali Entratel, direttamente sul conto del cliente i bollettini di addebito delle imposte. Incassare i soldi in anticipo è semplicemente inutile! Vietarlo vorrebbe dire impedire comportamenti anomali da parte di alcuni pochi iscritti”.

Benaglia poi continua:”La circolare può essere emanata immediatamente, nel primo Consiglio utile. Dopodichè si passa a fare i controlli a campione tra gli iscritti, per verificarne il rispetto e, nel caso, comminare le sanzioni. Così come si richiede il rispetto della formazione professionale continua, allo stesso modo lo si deve chiedere per quello che riguarda le norme deontologiche. Il compito dell'Ordine è prevenire i comportamenti fraudolenti, non punirli. Per questo c'è la magistratura. Gli Ordini professionali non nascono per limitare l'accesso alla professione! Il loro compito è quello di tutelare la “fede pubblica”, surrogando lo Stato nei compiti di vigilanza. Se questo non accade, come la cronaca dimostra, tanto vale chiuderli!”. Infine, conclude “il nostro Studio non incassa dai clienti alcuna tassa ma ad ogni scadenza invia a ciascuno di loro l'avviso dell'imminente addebito sul conto. Mi sembra un'azione di trasparenza e correttezza dovuta a chi quotidianamente ci dà fiducia”.

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Il trauma: una ricerca nell’ambito individuale della Concezione Operativa di Gruppo

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Mar, 11/08/2015 - 17:44

di Simona Maini, Agnese Marchetti, Elena Marini, Arianna Occhio, Marella Tarini


INTRODUZIONE

Il nostro gruppo di ricerca si costituisce nel 2010. Il tema intorno a cui ci raggruppiamo è il trauma. Sicuramente non è casuale che 7 donne (rimaste poi 5) siano attratte da una riflessione su questo argomento.
Non è casuale. Ci diciamo, sorridendo, che siamo nella pancia, nell’antico, nel primordiale, e chissà quale emergente rappresentiamo nella Scuola “J. Bleger”, o cosa sentiamo su di noi depositato per immergerci in un pozzo già a prima vista così profondo.


L’INIZIO.

All’inizio la strada è stata tracciata dal prof. Bonfantini che, durante una lezione sulla metodologia della ricerca, ci parla del “fatto sorprendente” come motore di ogni ricerca degna di essere chiamata tale.
Il generatore della ricerca è il fatto sorprendente, il nuovo che stupisce e non ha spiegazione immediata nel già noto.
Di fatti sorprendenti ne emergono almeno 3 nel corso delle condivise riflessioni all’interno del nostro gruppo di ricercatrici. Il comune denominatore è comunque la parola “trauma”.

PRIMO FATTO SORPRENDENTE
E’ la non corrispondenza tra entità del trauma ed effetto.
Un apparente piccolo trauma può produrre effetti psichici importanti, talvolta devastanti, e viceversa. Semplificando, visualizziamo la situazione in un contenitore che ha un contenuto più o meno fluido, più o meno organizzato, che venga colpito da un corpo contundente e si incrini. L’entità dell’incrinatura sarà la risultante tra la forza del colpo e lo spessore del contenitore. E quello che si fa strada, il contenuto che fuoriesce, dipenderà sia dall’entità dell’incrinatura ma anche dall’essere più o meno fluido del contenuto, dal suo essere più o meno grezzo, disorganizzato, instabile . La cosa si complica laddove la demarcazione contenente\contenuto non è così netta. In quelle personalità che hanno già di per sé falle e varchi, risultati, forse, non di grandi eventi ma di tanti ripetuti piccoli quotidiani microtraumi.

SECONDO FATTO SORPRENDENTE
E’ il trauma che, in alcuni casi, ripete se stesso, si autoriproduce. Per usare un paragone biologico, in alcuni casi sulle forze riparative, rigenerative, che portano naturalmente la ferita a guarigione, prevalgono forze di automantenimento della ferita, che si cronicizza, diventa ulcera torbida, infetta, o peggio, ancora più subdolamente, guarisce per poi ricomparire, riprodursi, in una specie di memoria del danno che non vuol guarire. Un Alien che riproduce se stesso e non vuol dimenticare…. che sia come diceva Brecht che è la fragilità della memoria che dà forza agli uomini?….

CHI E’ STATO SBATTUTO A TERRA SEI VOLTE
COME POTREBBE RISOLLEVARSI LA SETTIMA
PER RIVOLTARE IL SUOLO PIETROSO
PER RISCHIARE IL VOLO NEL CIELO?
E’ LA FRAGILITÀ DELLA MEMORIA CHE DA’
FORZA AGLI UOMINI
(Brecht, Elogio della dimenticanza)

TERZO FATTO SORPRENDENTE
In un gruppo di operatori che assistono al trauma provocato da parte di un utente ad uno di loro, o al racconto di questo trauma, accadono cambiamenti significativi.
Nel pensare a questi interrogativi è inevitabile cercare una definizione comune sui termini chiave: Trauma” e Memoria.


TRAUMA

Parola innanzi tutto somatica: lesione prodotta accidentalmente da agenti meccanici la cui azione vulnerante è superiore alla resistenza dei tessuti su cui operano. Ma Trauma è anche parola psichica per eccellenza.
Ci colpisce il concetto di Freud di post definizione di un evento come trauma.
All’inizio, quando un evento accade, è COMMOZIONE e SPAVENTO.
La COMMOZIONE: con questo si intende l’aspetto somatico dell’evento, che provoca un’affluenza di eccitazione che irrompe e pone in pericolo l’integrità.
Il soggetto non può reagire mediante scarica adeguata o elaborazione psichica.
Lo SPAVENTO: è l’aspetto psichico dell’evento. Il termine usato da Freud è “Hilflosigkeit” che letteralmente è: lo stato di impotenza dell’originale e naturale condizione del cucciolo d’uomo.
All’inizio l’evento è commozione e spavento. Viene rimossa la memoria di qualcosa che solo più tardi sarà definito trauma.
Ancora, abbiamo lavorato molto sul termine Memoria con le infinite declinazioni, il rapporto che ha la memoria nella definizione, risoluzione o mantenimento del trauma.
In questo girovagare senza mete precise, ma ricco di suggestioni, ci guidano alcune letture. Ma anche libere associazioni, frammenti di film, di libri, ricordi, immagini infantili, racconti brevi e sinceri. Forse è a questo punto che, più o meno consapevolmente, il gruppo prende una svolta.
Diviene evidente:

  1. l’eccesso di ipotesi;
  2. ricercando, verifichiamo che, alla fine, le ipotesi non sono particolarmente sorprendenti. Ma non è questo il problema. Anzi, forse questo presupposto della sorpresa è fuorviante, perché rischia di far sembrar inutile un lavoro di studio che per noi è stato molto produttivo;
  3. il lavoro rischiava di diventare un piacevole ma infruttuoso percorso circolare, senza una meta precisa, senza un tempo di scadenza;
  4. infine, il problema sostanziale che si fa evidente è: in che consiste la ricerca ? Chi ricerca su chi?

Il Trauma nell’ambito individuale

Il tema del trauma è vastissimo ed affrontabile da infinite prospettive, è ritornato negli ultimi anni all’attenzione dei clinici e dei ricercatori dopo essere stato adombrato per molto tempo nella formulazione del pensiero psicoanalitico.
Nella ricerca, l’ambito a cui ci siamo riferite è quello individuale, ed il trauma è stato inteso non tanto come evento, quanto come esperienza soggettiva che si sviluppa in processi fenomenici successivi. Naturalmente, la nostra teoria di riferimento è la Concezione Operativa di Gruppo, quindi per noi, concettualmente, qualsiasi esperienza soggettiva, individuale, avviene all’interno di una dimensione gruppale, sia se inserita in un contesto istituzionale che collettivo.

Questo, anche quando l’esperienza sia vissuta da un soggetto “isolatamente”, in quanto entrano in azione, nella organizzazione della risposta all’evento traumatico, le rappresentazioni interne che il soggetto ha del gruppo al quale appartiene o al quale è appartenuto, in sostanza le dinamiche relative al suo gruppo interno primario o ai suoi gruppi di appartenenza successivamente internalizzati nel corso della sua esistenza.
Cosicché la nostra ricerca si è incentrata sulla investigazione di come si possano essere prodotte risposte ad un evento traumatico vissuto soggettivamente, laddove questo soggetto appartiene ad un gruppo, e di come le rappresentazioni del suo gruppo interno abbiano rispecchiato o meno le dinamiche presenti nel suo gruppo esterno attuale, il gruppo a cui il soggetto appartiene prima dell’evento, al momento dell’evento e nello sviluppo del processo successivo all’evento.

L’ipotesi sulla quale stiamo tentando di investigare è che un evento traumatico soggettivo irrompe determinando alterazioni sia sul contenitore che sul contenuto o, nel linguaggio della concezione operativa, sia sull’inquadramento che sul processo interno del soggetto e del gruppo di appartenenza e, nello specifico, sul sistema dei vincoli presente in quel determinato gruppo.


LA RICERCA

Per questa ricerca, secondo le ipotesi appena descritte, abbiamo lavorato su un gruppo istituzionale, una équipe di lavoro, all’interno della quale un operatore ha vissuto una esperienza traumatica durante lo svolgimento della propria professione.
Ciò che si voleva verificare è la dimensione e la qualità dei vincoli esterni ed interni sperimentati dai soggetti in quel gruppo e la loro eventuale trasformazione in seguito all’evento traumatico.

Si tratta di un’équipe istituzionale pubblica di un Servizio dell’Italia Centrale che eroga interventi nel campo della Igiene Mentale, multiprofessionale e transdisciplinare, istituita nel 1991.
Nel corso dei decenni, l’organizzazione ha avuto varie rimodulazioni che l’hanno portata a delinearsi secondo la dimensione che mostra al momento dell’indagine: tre infermieri professionali, un’assistente sociale, tre psicologi, di cui uno a contratto, quattro medici, di cui tre sono psichiatri. Una particolarità di questa équipe è che è costituita quasi completamente da donne, l’unico professionista di sesso maschile è uno degli infermieri professionali. Peraltro, il Servizio interagisce anche con personale appartenente al Privato Sociale del territorio attivo nel medesimo settore di intervento (Comunità Residenziali), con il quale condivide periodicamente, oltre ai programmi messi in essere per i pazienti, i percorsi formativi congiunti ed i momenti di supervisione, e anche uno di questi operatori esterni di comunità è di sesso maschile

In questo quadro, una delle psichiatre, dopo la stabilizzazione in ruolo, subisce un’aggressione, mentre presta servizio, da parte di una paziente assistita da molto tempo dalla struttura. Durante un colloquio individuale, l’utente, femmina, aggredisce la dottoressa verbalmente e con il lancio di alcuni oggetti che non la colpiscono direttamente, ma le conseguenze di questo evento derivano dai movimenti bruschi fatti per evitare gli oggetti scagliati. Dopo l’evento, la psichiatra sviluppa un problema alla colonna vertebrale e poi una sindrome post- traumatica da stress, per cui resta per circa sei mesi lontana dal servizio, con un certificato di infortunio sul lavoro per i postumi descritti. L’assenza della professionista, per tutto il tempo in cui si svilupperà, non verrà colmata da alcuna sostituzione.
Appare significativo segnalare che questa équipe, fin dal momento della sua fondazione, ha voluto costruire un’ECRO (Schema Concettuale di Riferimento Operativo) condiviso tra i suoi integranti per operare attraverso una effettiva interazione multiprofessionale e transdisciplinare. A questo scopo, tutti gli operatori di qualsiasi qualifica che si sono avvicendati nel corso degli anni, hanno frequentato la Scuola “José Bleger” per l’apprendimento della Concezione e della Tecnica Operativa di Gruppo. Sempre con la medesima finalità, l’équipe è stata fin dall’inizio costantemente supervisionata, attraverso incontri cadenzati, grazie all’intervento di un supervisore esterno esperto in COG.
Una volta rientrata in servizio la psichiatra, sono stati attivati, per decisione condivisa nell’équipe, cinque incontri di supervisione a cadenza quindicinale espressamente dedicati alla elaborazione di questa esperienza traumatica.

Metodologia

In questo campo apparivano rappresentate le istanze dei fatti sorprendenti che avevamo enucleato in premessa. Si è pensato quindi di ricercare proprio al suo interno, e di applicare i metodi che si riferiscono al paradigma della Investigazione Qualitativa, secondo il dispositivo della Osservazione Partecipante. Abbiamo deciso cioè di partecipare in qualità di osservatrici partecipanti alle sedute di supervisione che l’équipe aveva programmato per l’elaborazione dell’evento, di predisporre una rotazione delle osservatrici in modo che il processo potesse essere partecipato da più di un soggetto del gruppo di ricerca, e di enucleare gli emergenti di questo processo per analizzarli, in seguito, all’interno dell’intero gruppo di ricerca riunito, nel tentativo di addivenire collettivamente ad una ricostruzione delle risultanze investigative.

Prima di descrivere come si è svolto il lavoro sull’osservazione del gruppo degli operatori, crediamo sia necessario descrivere anche come ha operato al suo interno il nostro gruppo per tale lavoro di ricerca.
Innanzitutto le date per i nostri incontri erano stabilite di volta in volta, gli incontri sono stati numerosi, a volte con lunghe pause, ma il nostro gruppo ha tenuto, i vincoli si sono formati e non c’è mai stata la volontà di abbandonare malgrado la difficoltà nell’incontrarsi.
In alcuni momenti difficili in cui il gruppo sembrava sfilacciarsi, e pareva impossibile andare avanti, abbiamo riconosciuto come elemento di coesione l’aver partecipato noi stesse, come integranti, ai gruppi operativi organizzati dalla Scuola Bleger.
Nei nostri incontri abbiamo sempre pensato di non voler stabilire ruoli particolari: lavoriamo in gruppo ma senza avere un coordinatore o un osservatore, ci autogestiamo, non c’è qualcuno che in maniera stabile verbalizza.
Ad ogni incontro si integrano le verbalizzazioni individuali precedenti e su quelle nascono nuovi spunti di riflessioni e lavoro.

Lavorare sul trauma: pensarlo, osservarlo, scriverne, non è un lavoro facile, sempre ritorna il proprio vissuto interno.
Anche nel nostro gruppo viviamo ruoli diversi, così come nell’équipe osservata: siamo psicologhe, medico e psichiatra.
Inoltre, il nostro gruppo di ricerca ha una implicazione forte con l’équipe osservata: una delle nostre colleghe lavora nel Servizio stesso dove si è svolto l’incidente ed ha partecipato come integrante a tutte le sedute di supervisione, altri componenti dell’équipe sono conosciuti da tutte noi, frequentano l’Istituto Bleger e ne hanno condiviso la formazione; questa sottolineatura è importante, ma non impedisce una lettura degli eventi così come da noi impostata.

Veniamo ora alle osservazioni svolte. Gli incontri di supervisione sono stati in totale 5, noi abbiamo deciso di osservare il primo, quello centrale e l’ultimo.
Il Supervisore della équipe era il Dott. Montecchi, sostituito nei due centrali dal Dott.de Berardinis. Noi, come già detto, ci siamo alternate per effettuare la osservazione partecipante attraverso la quale sviluppare la ricerca, per cui le tre sedute di supervisione osservate hanno avuto tre osservatrici diverse.
Ognuna delle tre osservatrici ha poi riportato dentro il gruppo di ricerca ciò che ha annotato durante le supervisioni e si sono individuati gli emergenti.
Abbiamo poi analizzato le osservazioni attraverso i nostri riferimenti teorici, le nostre libere associazioni, il vissuto di gruppo attraversato a sua volta dal trauma. Quel che ci interessava non era tanto l’evento in sé, e attribuire una qualche responsabilità, ma studiare il possibile cambiamento dei vincoli e del gruppo, in questo caso un’équipe, attraversata da un trauma.

Vediamo ora, di seguito, un breve resoconto di ognuno dei tre incontri osservati, e i tre emergenti individuati.
Da notare che le frasi pronunciate dagli integranti dell’équipe sono messe tra virgolette e tra parentesi i ruoli professionali degli operatori; infine chiamiamo X l’operatrice che ha subito l’aggressione


1° Gruppo 23/11/2012

Supervisiona: L. Montecchi
Ricercatrice osservatrice partecipante: Agnese
Integranti: 14
L’operatrice aggredita non c’e all’inizio, arriverà in ritardo.
Presentazione del compito da parte del supervisore.

” L’idea era quella di riflettere su ciò che si è prodotto nell’équipe in seguito all’aggressione degli operatori , se siamo d’accordo”

Silenzio…..

Parla X (operatrice aggredita, che intanto è arrivata) : “Forse ci è stato utile parlare del conflitto esterno ma anche le nostre modalità sono molto violente… Il conflitto è stato al nostro interno…”

In tutta la riunione non si parlerà mai dell’accaduto, il discorso si sposta all’interno dell’équipe, si fa riferimento ad un gruppo di studio precedente: tempo addietro, infatti, nel Servizio si era costituito un gruppo di studio temporaneo composto da alcuni degli operatori, che si era dato come compito la rilettura del testo “Simbiosi ed Ambiguità” di José Bleger.

(Psicologa): ” Il conflitto traumatico è al nostro interno. Nel gruppo di studio sono emerse difficoltà sul mettere insieme professionalità diverse sulla diagnosi, sul suo significato, come si fa, etc.”

Per quasi tutto il tempo domina il tema della diagnosi, con confusione e conflittualità.

(Operatore di comunità): “Senza diagnosi non puoi lavorare… arrivano persone senza diagnosi…”

(Psicologa): “E’ sulla discriminazione, l’esplicitazione di una discriminazione porta ad un conflitto”.

Si fa riferimento qui al fatto che, solo di recente, è stato espressamente chiesto al Servizio, per questioni amministrative, di formulare diagnosi psicopatologiche “ufficialmente” condivise dai sistemi di classificazione ICD 10 o DSM IV, indispensabili per ottenere le ripartizioni della spesa necessaria per l’inserimento in Comunità Residenziale e per avvalorare la prescrizione di farmaci, in particolare antipsicotici atipici.

(Psicologa) : “Queste diagnosi psicopatologiche come avete intenzione di gestirle? La mia diagnosi è una restituzione di una valutazione diagnostica su base relazionale, con codici linguistici diversi dal DSM… c’è un problema di ruoli, il gruppo forse era simbiotico, ora si sta differenziando…”

(Psichiatra): “Lo avete capito perché ho chiesto le diagnosi?”

Solo alla fine della riunione, all’interno di un conteggio statistico sugli utenti, emerge il dato di due utenti che si sono suicidati dopo le dimissioni e di uno deceduto per overdose.

Gli emergenti sono:
1) La persona aggredita arriva in ritardo.
2) “Le epistemologie non convergono, frammentazioni di linguaggi… ognuno parla una lingua propria”
3) “Due suicidi sono un grosso trauma, la famiglia di P. (uno dei ragazzi suicidi) si è comportata in modo molto violento con il Servizio”.


2°Gruppo: 13/12/2012

Supervisiona: M. De Berardinis
Ricercatrice osservatrice partecipante: Elena
Integranti: 10
Inizia la supervisione , manca X, che arriverà in ritardo.
Compito: parlare di quel che è accaduto all’interno del servizio e di tutto ciò che si vuole.

Emerge il fatto dei suicidi, il fatto che la famiglia di uno di questi ragazzi si sia scagliata contro il Servizio e che il parroco, durante la messa di commiato, abbia fatto un’omelia contro la struttura pubblica..

Viene raccontato per la prima volta l’episodio dell’aggressione ma sembra soprattutto perché è cambiato il supervisore, e quindi per renderlo edotto degli accadimenti. Ma poi viene fuori il fatto che 3 anni prima, la stessa paziente ha agito un comportamento simile con un altro psichiatra, maschio, poi trasferitosi (per altri motivi) in un altra Struttura.

C’è tensione tra le diverse figure operative, si parla della Diagnosi Operativa.

Arriva X, insieme ad un’altra operatrice.

Emerge la sensazione di una disgregazione tra i ruoli, gli infermieri lamentano di sentirsi come poliziotti, non si sente il riconoscimento del ruolo.

I pazienti sembra sappiano da chi poter ottenere ciò che vogliono.

Emerge il problema di una non comunicazione tra i diversi settori e ruoli.

C’è rabbia, perché c’è chi viene ascoltato e chi no.

X.: “Fuori di qui ho cercato la risposta”.

Alcune operatrici escono perché hanno un gruppo.

X.: “Il gruppo mi avrebbe frammentato”, “non volevo sentire nessuno” .

“Sapevo che sarebbe andata così, avevo chiesto di vedere insieme a qualcuno questa paziente, ma sono abituata a far da sola senza pensarci. Mi è stato detto che dovevo farlo io, perché ero l’operatore di riferimento. Sono stata paralizzata dalla paura”.

Si discute animatamente sulla definizione del ruolo.

Ci si chiede se lo psichiatra deve dare per scontato che ci siano aggressioni e saper in qualche modo reagire ad esse o se queste aggressioni invece non debbano far parte del mandato.

Le opinioni a tal proposito non sono concordi.

Emerge la domanda se loro, come operatori, si devono occupare di maleducati da rieducare o di pazienti.

Gli emergenti individuati sono:
1) La persona aggredita arriva in significativo ritardo.
2) “Quello che succede in quella casa non si sa, come noi qui”. “Qui per parlare bisogna usare violenza”.
3) “Chi è il nostro alleato: il paziente violento o il collega?”.


3° Gruppo 10/ 5/ 2013

Supervisiona L. Montecchi
Ricercatrice osservatrice partecipante: Arianna
Integranti: 13, 1 assente
Anche a questo incontro l’operatrice aggredita arriva in ritardo.

Il primo intervento è significativo : “C’è l’accorpamento dei Dipartimenti, stiamo anticipando una diaspora…”

Il gruppo si riferisce al fatto che sta per concretizzarsi una riorganizzazione regionale della rete delle strutture sanitarie secondo criteri di Area Vasta, e si teme che il Servizio verrà accorpato insieme ad altri in un unico Dipartimento provinciale.

Questo sarà il motivo di fondo di tutto il gruppo, la sensazione di qualcosa destinato a cambiare per sempre, e l’impossibilità di opporre resistenza.

Arriva X in ritardo, mentre il discorso è: tutto finisce e nessuno ha detto niente, ho un brutto presagio , il peggio deve arrivare.

Le viene detto : “hai tentato una fuga”

L’idea è che per riprendere le forze bisogna andare fuori.

X dice: “devo tornare nella caverna”.

Quindi l’équipe è attraversata da questo continuo pensiero dello stare dentro o fuori, del pubblico e del privato, dell’esterno che arriva come una minaccia a sgretolare tutto.

Nella parte centrale dell’incontro vengono portati per la prima volta dei sogni.

Nel primo, c’è la descrizione dello stesso gruppo d’équipe, in una stanza rivestita di mattoni, con una rete in alto, ad un certo punto una persona, descritta come un’amazzone, sembra un uomo ma è una donna, si alza, corre verso la finestra e si lancia rompendo la rete, chi racconta dice che va a vedere e quella persona è sfracellata.

“Era la persona più pessimista del gruppo!”

Il secondo sogno è stato fatto da un’altra operatrice la stessa notte del primo: “dovevo recuperare la mia macchina con gli alberi che si sfracellavano ed era pericoloso.”

Terzo sogno, raccontato da una ulteriore operatrice: “torno a casa e la trovo piena d’acqua, era il mare, mi mettevo su una zattera di rete ma cado, non so nuotare e dico: è il momento di morire. Trovo un ragazzo che mi dice: ti aiuto!. Quando esco c’è un uomo elegante vestito di blu che mi dice di stare tranquilla, ma in realtà non fa niente, poi vedo due colleghe che mi aiutano e mi aspettano con gli asciugamani…”.

Tutti i tre sogni fanno pensare al gruppo che c’è una parte, il femminile, che protegge, come una madre, e c’è una parte negativa, maschile, che va eliminata, ammazzata, o sfracellata, ci sono il maschile e il femminile che si mischiano ma allo stesso tempo confondono, la persona del primo sogno che si sfracella è un’amazzone, con gli stivali, con la coda di cavallo, una donna che fa l’uomo.

Il gruppo lavora su questi temi: dentro/fuori, precari/stabili, il ruolo che si gioca, con tutte le diverse professioni, ma anche con il maschile o femminile: madre che deve solo nutrire o femmina che si può divertire, c’é il cambiamento che porta alla disgregazione, i vincoli e le relazioni che se mutano, finiscono:

“Sono stufa di nutrire, il compito femminile non può essere solo questo”

“Indurre dipendenza è un modo per non vedere la propria”

“Un conto è la vacanza, un conto la foto delle vacanze!”

“Se veniamo accorpati perdiamo questo modo di lavorare”

Nell’ultima parte si lavora su come ci si aspetta che avvenga il cambiamento, è la violenza che irrompe, rappresentata proprio da un uomo (il nuovo direttore che arriva dal potere centrale e che si teme sarà incaricato di dirigere l’unica struttura dipartimentale che verrà configurata in seguito all’accorpamento degli attuali servizi) che usa la violenza e la sua forza sulle Strutture gestite da donne.

Nella conclusione ci si sforza di essere propositivi, viene detto che i modelli che funzionano sono così come questo, a rete, e la rete consiste in una forma articolata, non come un modello dove c’è un sole centrale che nasconde ed ha la supremazia su tutto il resto.

Gli emergenti sono:
1) la persona aggredita arriva in ritardo: “stiamo anticipando una diaspora.”
2) Chi esce si sfracella o annaspa.
3) L’uomo che viene da fuori violenta.


CONSIDERAZIONI

In questo lavoro ci colpiscono immediatamente 3 elementi.
In prima istanza, rileviamo l’effettività del fatto sorprendente dal quale siamo partite: un trauma “apparentemente” lieve può provocare un’onda traumatica con una significatività importante.
L’utente si è scagliata infatti contro l’operatrice con forte aggressività, ma non c’è stato un esito immediato particolarmente grave.
Per la particolare competenza clinica del Servizio, si può rilevare che rabbia ed aggressività siano comportamenti che si possono attendere da utenti così problematici, ma l’effetto dell’attacco è dirompente: sia sull’individuo, portando l’operatrice a rimanere assente dal lavoro per diversi mesi, sia sul gruppo, innescando un processo che è stato l’oggetto delle nostre osservazioni. Quindi: piccolo trauma – grande effetto.

In secondo luogo, l’apparente scarso interesse ad affrontare il caso in sé.
Non si parla mai, o quasi, del fatto accaduto; solo nel secondo incontro, in maniera approssimativa e principalmente per via del cambio del supervisore. In pratica, è assente una cronaca dell’evento, una narrazione che possa condurre il gruppo a rivedere ciò che è successo e cercare di comprendere cause ed effetti.

Il terzo elemento è il ritardo dell’aggredita, che si ripeterà sempre.

Il conflitto e le ansie del gruppo si coagulano intorno a due temi principali che useremo come analizzatori: il potere e le differenze (di ruolo, sessuali, di linguaggi).


IL POTERE

Sin dalla prima riunione è evidente un conflitto di ruoli tra le professioni incentrato sul problema della diagnosi: chi deve o vuole o può fare diagnosi, come la si fa, a cosa serve.
Dall’osservazione emerge che vi è stata la richiesta istituzionale, esterna al servizio, di redigere diagnosi specifiche per i pazienti, questo conduce a discutere su chi ufficialmente può o deve fare la diagnosi, quindi su chi ha maggiori responsabilità ma anche potere.

Questa evidenza porta ad un altro analizzatore. La necessità della diagnosi espressa secondo criteri nosografici descrittivi e la conseguente differenziazione dei ruoli probabilmente mobilita delle ansie latenti, ci si riferisce al fatto che ci fosse un tempo in cui il linguaggio era comune (il tempo della “diagnosi operativa” costruita con l’apporto valutativo di tutte le figure professionali), condiviso, un “ bel tempo perduto”, linguaggio che ora appare frammentato, non più familiare e scontato.
La richiesta esterna della diagnosi fa uscire dall’idea, un po’ utopica, che gli operatori sono tutti uguali, dall’idea di una comunicazione condivisa, che poi si è incrinata e comunque non è più quella di prima.
Gli integranti dell’équipe, che non pensavano alle differenze come origine di conflitto e per i quali la diagnosi era il risultato di un lavoro collettivo, sono costretti ad assumere la differenza e l’obbligo di una diagnosi specifica secondo canoni esterni.
Si distingue tra chi ha più o meno potere, o ruoli diversi: lo psichiatra che è diverso dallo psicologo, chi è assunto a tempo indeterminato e chi no, chi è un tirocinante o un volontario, chi fa il padre o la madre, chi è accogliente e chi è autoritario. E la declinazione di queste distinzioni è caricata di una forte tonalità aggressiva.


LE DIFFERENZE

Sembra emergere la differenza tra ruolo materno e paterno che si inserisce su quello professionale. Ricordiamo che l’équipe è costituita quasi tutta da donne ad eccezione di un infermiere.
Il ruolo dello psicologo sembrerebbe quello più accogliente e tollerante, quindi simile al ruolo materno, il ruolo dello psichiatra, diversamente, sembra essere (o meglio, questo sembra il deposito del gruppo di operatori nei suoi confronti) quello di chi dà le regole, più autoritario. Proprio per questo esercizio d’autorità è il ruolo professionale verso cui, secondo questo gruppo, anche se non esplicitamente, sembra più naturale sia rivolta l’aggressività di coloro che le regole le devono subire.
Il gruppo è calibrato su un’identificazione collettiva con il “femminile”, mentre il ruolo dello psichiatra è vissuto come rappresentante della mascolinità ed è questo che viene esposto, per mandato conferito dal gruppo medesimo, all’aggressione esterna. Quindi, sembra di poter dire che questo stesso ruolo è oggetto di una forte aggressione implicita anche all’interno del gruppo delle operatrici.
I conflitti professionali sembrano, allora, confondersi con i conflitti di genere.

Quel che è accaduto può quindi essere l’agito di una aggressività non riconosciuta interna al gruppo, ma elementi aggressivi e violenti erano provenuti già da prima dall’esterno: il Servizio aveva in effetti subìto delle aggressioni importanti:

  1. una in seguito ai suicidi di due giovani pazienti (dei quali uno dimesso da poco da un programma residenziale). La famiglia di uno dei ragazzi aveva organizzato insieme alla parrocchia un’assemblea pubblica alla quale il Servizio non era stato invitato, e pare che il parroco avesse fatto un’omelia criticando pesantemente l’operato del Servizio medesimo, nonostante la Struttura si fosse in realtà molto prodigata nel tempo, operativamente e finanziariamente, per rispondere ai bisogni di questo assistito;
  2. la seconda è la notizia dell’imminente accorpamento di più Servizi e della imposizione del cambio dei direttori, stabilito unilateralmente dai livelli decisionali apicali, con una paventata probabile soppressione dell’autonomia gestionale ed organizzativa sperimentata finora;
  3. infine, la richiesta di redigere diagnosi nosografiche standardizzate al posto delle diagnosi operative che il Servizio era invece formato a produrre collettivamente, per la somministrazione di farmaci e la razionalizzazione dei costi.

Sembra, allora, che il trauma abbia messo in luce alcune fragilità nei vincoli, non evidenti finora sul piano manifesto, e procurate o esacerbate, presumibilmente, da queste azioni, ed esperienze politraumatizzanti precedenti: l’aggressività latente legata al conflitto professionale e di genere, la rabbia non esplicitata legata a questo conflitto latente e quella legata alle altre aggressioni subite dall’esterno, il dissenso non detto o non ascoltato che si sono insinuati tra le crepe ed il gruppo all’improvviso si è dovuto rimettere in gioco.
Il trauma può fungere in un gruppo come collante ma anche come elemento disgregativo: a noi sembra che, in questa osservazione, sia andato un po’ più in questa seconda direzione.
Si è inserito come un cuneo nella quotidianità e ha rotto il linguaggio familiare: prima erano apparentemente tutti uguali, una sorta di condivisione matriarcale dei poteri, adesso no, irrompe ed emerge il conflitto, determinato dalla percezione evidente delle differenze, che sono differenze di ruoli e di genere, e la differenza di genere richiama e sembra sovrapporsi alla differenza dei ruoli e innesca dinamiche competitive. La compattezza del gruppo è destabilizzata, la gestione della paziente non avviene secondo percorsi autenticamente condivisi, si apre il varco alla possibilità dell’aggressione, si genera il trauma: anche la risposta ad esso non è aggregata e condivisa, ma mostra modelli di risposta e di elaborazione frammentati. Il soggetto, vittima dell’evento aggressivo, cerca risposte secondo un paradigma individualistico.

Ci chiediamo: la posizione del gruppo di professionisti è dipesa anche da come si è posta l’operatrice aggredita? E lei avrebbe potuto sottrarsi al mandato conferitole da esso? Diceva infatti di sé, durante una delle supervisioni osservate: “Sapevo che sarebbe andata così, avevo chiesto di vedere insieme a qualcuno questa paziente, ma sono abituata a far da sola senza pensarci. Mi è stato detto che dovevo farlo io, perché ero l’operatore di riferimento.”
Apparentemente lei ha poi avuto, in seguito all’accadimento traumatico, un atteggiamento di rottura col gruppo: non ha chiesto aiuto, si è assentata per un lungo periodo, alle supervisioni da noi osservate è arrivata sempre in ritardo, “anticipando la diaspora” con un messaggio aggressivo che si riflette nelle dinamiche gruppali.

Tutto quel che abbiamo osservato e poi riportato al nostro gruppo di ricercatrici riverbera su di noi in modo differente, dati i nostri ruoli e i nostri gruppi interni: intorno a questo dibattiamo e cerchiamo di analizzare i contenuti che emergono. E’ come essere una squadra, un’osservatrice si avvicina di più ad un’ipotesi o all’altra.
Ma ci sembra di poter condividere unitariamente che la ricerca abbia evidenziato alcune risultanze, che vorremmo lasciare però sotto forma di domande aperte, per suscitare ed identificare pensieri e canali ulteriori di ricerca . Infatti, secondo alcuni autori della Rivista “Psicologia Social” di Bahia Bianca (Bernardo Jiménez Dominguez ) i ricercatori psicosociali dovrebbero considerarsi “costruttori di opere effimere” , quindi la ricerca dovrebbe servire, una volta ultimata, a produrre pensieri generativi e desideri di aprire ulteriori canali di investigazione.

Le risultanze sono:
1) un gruppo curante omogeneo per genere ascrive al suo proprio genere la specificità dell’esercizio della cura? Un gruppo di maschi, cioè, pensa che la cura debba seguire criteri “maschili” e un gruppo di donne pensa che  la cura sia legittima solo secondo criteri “femminili”? Il curare è maschile e la cura è femminile?

2) I conflitti fra categorie professionali sono conflitti di genere?

3) Come gioca la specificità di genere nel determinare difficoltà a rifiutare il deposito dei mandati? Per le donne è forse più difficile rifiutare il deposito di un mandato?

4) La prevalente omogeneità di genere, in un gruppo, rende i processi di differenziazione più difficili? Li rende carichi di un’aggressività reciproca importante tra i membri? Fa emergere dinamiche espulsive rispetto a chi si differenzia?

5) I politraumi precedenti e ripetuti espongono a successive, più dirompenti, esperienze traumatiche?

 

 

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Equitalia: lo studio in prima linea contro le cartelle illegittime

Lo studio GRASSI BENAGLIA MORETTI è in possesso dell’elenco dei 767 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate dichiarati illegittimi dalla sentenza n. 37 del 2015 grazie alla precisa richiesta avanzata dal dott. Benaglia Giovanni nei confronti dell’Ufficio Fiscale di Rimini. 
Si ricorda che la conseguenza di tale sentenza è quella di disporre che gli atti firmati dai dirigenti dichiarati illegittimi siano da considerare nulli, per carenza di legittimità dei dirigenti stessi. 
Vista l’importanza della sentenza lo Studio è a disposizione dei propri clienti o degli interessati, per verificare, attraverso i suoi professionisti, se le cartelle di Equitalia ricevute si basano su atti dell’Agenzia delle Entrate che sono stati emessi da dirigenti non legittimati a farlo. In tal caso, infatti, si potrà avanzare ricorso per far dichiarare l’inesistenza dell’atto impositivo.

 

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La Corte Costituzionale dichiara illegittima la recidiva obbligatoria

La Corte Costituzionale dichiara illegittima la recidiva obbligatoria. Il Giudice delle leggi, investito della questione di conformità alla Costituzione, si è pronunciato con sentenza n. 185/2015 (depositata il 23 luglio), dichiarando l'illegittimità costituzionale della norma. Alla Corte era stato posto il seguente quesito: 

E’ rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 99, quinto comma, del codice penale in riferimento agli artt. 3 e 27, terzo comma, della Costituzione (Cass. penale, sez. V, ord., 10 settembre 2014 (ud. 3 luglio 2014), n. 37443)

In particolare, la Consulta ha ritenuto illegittimo il 1° comma dell'art. 99 del Codice penale, per violazione degli articoli 3 e 27 della Carta Costituzionale, poiché comporterebbe un inaccettabile automatismo sanzionatorio. La norma in questione prevede un aumento di pena sulla base del riscontro della precedente condanna e della circostanza che il nuovo reato commesso rientri nell'elenco indicato all'art. 407 comma 2, lettera a) del Codice di procedura penale (di "grave allarme sociale"). 

Secondo la Corte Costituzionale, dunque, l'inasprimento del trattamento sanzionatorio appare privo di ragionevolezza, "perché inadeguato a neutralizzare gli elementi eventualmente desumibili dalla natura e dal tempo di commissione dei precedenti reati e dagli altri parametri che dovrebbero formare oggetto della valutazione del giudice, prima di riconoscere che i precedenti penali sono indicativi di una più accentuata colpevolezza e di una maggiore pericolosità del reo".

L'automatismo previsto dall'art. 99 comporta un aumento anche laddove vi sia un unico precedente, benché remoto e altresì inidoneo ad accentuare il disvalore penale ai fini della recidiva.

Si tratta perciò di una presunzione assoluta che si pone in contrasto con l'art. 3 della Costituzione. 

Così il comma 5 dell'art. 99, il quale a giudizio della Consulta violerebbe anch'esso i dettami costituzionali - l'art. 27 - non rispettando il principio di necessaria proporzione tra offesa recata e qualità/quantità della sanzione. Osserva, infatti, la Corte: "la preclusione dell'accertamento della sussistenza nel caso concreto delle condizioni che dovrebbero legittimare l'applicazione della recidiva può rendere la pena palesemente sproporzionata, e dunque avvertita come ingiusta dal condannato, vanificandone la finalità rieducativa prevista dall'art. 27 Cost. 3° comma".

Conclude, il Giudice delle leggi, dichiarando "pertanto incostituzionale l'art. 99 comma 5, limitatamente alle parole "è obbligatorie e.."

La pronuncia della Corte Costituzione dovrebbe ora conseguire effetti soprattutto con riguardo ai procedimenti ancora pendenti.

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Ricerca, sviluppo e innovazione: la Regione Emilia Romagna pubblica due bandi di finanziamento.

In data 29 giugno 2015 la Regione Emilia Romagna ha approvato due bandi destinati al finanziamento di progetti di sviluppo, ricerca ed innovazione. 
Il primo bando riguarda progetti di ricerca e sviluppo delle imprese ed è rivolto a tutte le imprese, senza limiti dimensionali. Scopo del bando è quello, da un lato, di rafforzare le strutture di ricerca e sviluppo delle imprese attraverso l’impiego sia di nuovo personale laureato sia mediante l’incremento dei rapporti con il sistema della ricerca; dall’altro lato vuole valorizzare la promozione dei processi di diversificazione e individuazione di nuove nicchie di mercato attraverso nuovi prodotti, servizi e sistemi di produzione a elevato contenuto tecnologico. 
La domanda può essere presentata dalle imprese che hanno unità locale in cui si realizza il progetto in Emilia-Romagna, dalle aggregazioni di imprese e i consorzi. Il contributo regionale è concesso a fondo perduto nella misura del 45% delle spese ammissibili relative ad attività di ricerca industriale e del 20% delle spese ammissibili relative ad attività di sviluppo sperimentale.  La scadenza per presentare la domanda, esclusivamente in via telematica, è fissata per le ore 17.00 del 30 ottobre 2015.

Il secondo bando riguarda i progetti di ricerca industriale strategica rivolti agli ambiti della strategia di specializzazione intelligente ed è rivolto ai laboratori di ricerca. Scopo del finanziamento è quello di sviluppare e diffondere significativi avanzamenti tecnologici per il sistema produttivo attraverso la realizzazione di nuovi risultati di rilevanza tecnologica e industriale, di interesse per le filiere produttive regionali, nella forma di dimostratori di nuovi prodotti o nuovi sistemi di produzione.
La scadenza per la presentazione della domanda, esclusivamente in via telematica, è fissata per le ore 17.00 del 30 settembre 2015.

Lo Studio GRASSI BENAGLIA MORETTI è a disposizione dei propri clienti e di tutti gli interessati per qualsiasi chiarimento in merito ai suddetti finanziamenti e mette a disposizione la propria professionalità per la predisposizione, redazione ed invio delle richieste di finanziamento. 

 

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Target Sinergie rinnova il suo sostegno a Banco Alimentare Abruzzo

Hanno distribuito a circa 40 mila poveri di Abruzzo e Molise mediante 240 strutture caritative ben 1.434.973 kg di prodotti alimentari: è questo in sintesi il saldo benefico che Banco Alimentare Abruzzo presenterà ai sostenitori dell’associazione all’Open House di Pescara, mercoledì 15 luglio. E tra questi ci sarà anche Davide Zamagni, presidente, e Gianluca Fabbri, sales manager, in rappresentanza di Target Sinergie, che dallo scorso anno sostiene questo importante progetto di aiuto alle persone, sancendo così il rinnovo di un impegno comune nell’aiuto al prossimo.

In Abruzzo Target Sinergie è presente con la gestione in outsourcing della piattaforma logistica della De Cecco, marchio alfiere del Made in Italy della pasta, a Val di Sangro (Chieti). E’ diventato naturale quindi per Target Sinergie ampliare, negli anni scorsi, il raggio della propria Responsabilità Sociale d’Impresa al territorio abruzzese, proprio nel settore dove maggiormente l’azienda riminese è impegnata, l’agroalimentare, rinovando anche quest’anno il sostegno allo sforzo dei 35 volontari che, attraverso le 245 strutture caritative convenzionate, aiutano il prossimo nei bisogni primari: l’alimentazione.

Il tema della serata Open house, scrive il presidente del Banco Alimentare Abruzzo Luigi Nigliato «sarà EDIFICARE, CREARE, COSTRUIRE e trae spunto dalle parole di Papa Francesco: “Dobbiamo imparare ad incontrare i poveri. La cosa importante non è guardarli da lontano o aiutarli da lontano. No, no! È andare loro incontro. Questo è cristiano! Questo è ciò che insegna Gesù. Dobbiamo edificare, creare, costruire una cultura dell’incontro”». Un messaggio positivo che l’associazione abruzzese rilancia aprendo la sua struttura e illustrando i risultati raggiunti in questo periodo certamente di grande difficoltà per molte persone.

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Incrementano fatturato e posti di lavoro per Target Sinergie: bilancio 2014 presentato alla cena con i dipendenti

«Stiamo costruendo qualcosa di positivo, per noi e per tutti quelli che vogliono costruirlo insieme a noi»: il 2014 del gruppo Target Sinergie presenta un bilancio in attivo e con numeri in incremento, e ciò giustifica il commento ottimista del fondatore Domenico “Mimmo” Pirozzi, alla cena che ha visto partecipare oltre 170 dipendenti. E’ uno dei due appuntamenti clou per il gruppo riminese attivo nella logistica, nei servizi di Facility Management, nell’igiene e pulizie civili, industriali e alimentari. A Natale infatti si scambiano gli auguri con i lavoratori, a maggio si discutono Bilancio e andamento del lavoro, con i dipendenti giunti dalle regioni dove Target Sinergie eroga servizi alle imprese: Sardegna, Campania, Abruzzo, Toscana, Lombardia, Emilia – Romagna e, ovviamente, Rimini, dove ha sede. Quest’anno, in più, un piccolo gesto di solidarietà: ad ogni dipendente sono stati donati due biglietti della lotteria Fondo per il Lavoro della Caritas diocesana di Rimini, che Target Sinergie sponsorizza.

Il fatturato 2014 ha superato i 21 milioni 400 mila euro, con un incremento di quasi un milione di euro rispetto al 2013. E se nell’anno precedente si era registrato un lieve passivo, ampiamente coperto dagli accantonamenti, il 2014 è stato nel segno positivo: fatturato, incremento dell’occupazione (5%) – in totale sono quasi 750 i dipendenti – e attivo di bilancio.

Il settore logistica di stabilimento nel 2014 si è confermato il principale, passando dal 74% al 77% del fatturato: circa 16 milioni e mezzo. «Oltre a nuove importanti commesse da parte di uno dei nostri clienti storici, Marr, che ci ha affidato nuovi servizi in diversi stabilimenti – ha spiegato Davide Zamagni, presidente di Target Sinergie alla platea di lavoratori e dirigenti – è partita con successo la collaborazione con De Cecco, un marchio prestigioso del made in Italy, con la gestione della piattaforma di Val di Sangro (Chieti). Anche nel settore Beverage abbiamo rafforzato la partnership con Partesa (gruppo Heineken) a Cortemaggiore (Piacenza), mentre nella logistica Farmaceutica abbiamo ampliato i servizi alla Comifar, del gruppo internazionale Phoenix, a Carinaro (Caserta)».

I servizi di Facility Management (ovvero la gestione in outsourcing delle pratiche amministrative) sono la seconda voce di bilancio, con oltre 3 milioni di fatturato. Tra i clienti che si affidano a Target Sinergie si consolidano i rapporti con la multiutility Hera e con la holding dell’energia Sgr. Infine il settore dell’igiene e pulizie, con le riminesi Banca Carim, Banca di Rimini e Bcc Valmarecchia, la multinazionale Teddy, oltre a marchi conosciuti come Celli spa, Riviera Golf Resort e Gruppo Maggioli.

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La ricerca e l’abduzione

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Mar, 26/05/2015 - 15:11

Charles Sanders Peirce, in “Some consequences of four incapacities” (trad. it. “Alcune conseguenze di quattro incapacità”), sostiene che il motore che muove l’essere umano alla ricerca è il dubbio: è la situazione di dubbio che stimola nell’uomo l’attivazione di un processo psichico, il pensiero, con il fine di porre fine alla situazione di dubbio e ricreare una situazione di tranquillità e quiete.
Questo motore può essere inteso in tre modi:

1. come stimolo che viene dalla realtà, una cosa di cui bisogna occuparsi;
2. una passione soggettiva che viene da lontano, legata alle relazioni sociali del vissuto;
3. l’egotismo, la soddisfazione derivante dal far parte di un gruppo che si occupa di un certo oggetto.

Aggiunge poi che non esiste nell’uomo un processo psichico che abbia come obiettivo la conoscenza e che non sia di tipo inferenziale. Con inferenza è da intendersi un percorso logico compiuto dalla mente dell’uomo: si parte da un oggetto conosciuto e, utilizzando un passaggio intermedio, si arriva a carpire una nuova conoscenza, un oggetto prima ignoto.

Fondamentalmente nei suoi ragionamenti l’uomo utilizza tre tipologie di inferenze, ossia tre forme di argomentazione: l’induzione, la deduzione e l’abduzione.

In ambito semiotico l’importanza delle inferenze è legata all’interpretazione: “…le inferenze costituiscono la via maestra attraverso cui un’interpretazione prende forma, o attraverso cui un oggetto diventa prima segno per essere poi pienamente interpretato” (S. Zingale, Il ciclo inferenziale, p. 1).

La differenza tra i tre tipi di inferenza sta nel fatto che nell’in-duzione si va verso qualcosa e la conclusione che viene prodotta è una sintesi; nella de-duzione si proviene da questo qualcosa e la conclusione che si ottiene è una tesi; nell’ab-duzione si compie invece un movimento logico laterale o a ritroso (retro-duzione in questo caso) e la conclusione cui si perviene è un’ipotesi.

Nell’inferenza di tipo induttivo si utilizza una logica di tipo associativo: ricercando relazioni tra due eventi osservati, uno considerato causale e l’altro considerato come effetto del primo, si perviene ad una conclusione (sotto forma di implicazione del tipo se … allora) che si propone come legge o regola generalizzata. Tale conclusione è determinata dalla sintesi tra le due premesse ed ha valore probabilistico, dunque fallibile e da considerare vera fino a prova contraria.
 Un esempio di inferenza induttiva[1] è:

Caso: Ha piovuto

Risultato: Il terreno è bagnato

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

La regola cui si perviene è però solamente probabile poiché il terreno potrebbe essere bagnato anche per altri motivi. Così, ad una prima fase di osservazione dei fenomeni di interesse, deve seguire la fase della sperimentazione, nella quale due oggetti di ricerca vengono messi in relazione, e, successivamente, quella della verifica, che ha l’obiettivo di controllare la validità delle procedure utilizzate e delle scelte fatte.

 Nella inferenza di tipo deduttivo si parte da un oggetto già conosciuto, una regola o legge, da cui si sviluppano, necessariamente, delle conseguenze. In questo caso è la premessa iniziale ad essere un’implicazione del tipo se… allora, e tale premessa si deve ripetere sempre con le stesse modalità: in sostanza deve essere considerata, o presunta, vera. Dunque da una premessa (legge) considerata vera, se si verifica un certo fenomeno e se viene condotto un ragionamento secondo una modalità “meccanica” corretta, allora ne deriva una conclusione certa.
 L’inferenza deduttiva ha questa sequenzialità:

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

Caso: Ha piovuto

Risultato: Il terreno è bagnato

Nell’inferenza di tipo abduttivo si produce un’ipotesi per provare a dare una spiegazione di un fatto osservato: dato un evento (fatto sorprendente), considerando che potrebbe dipendere da una legge d’implicazione (del tipo se… allora) particolare, se ne fa derivare una possibile causa (assente possibile). La conclusione del ragionamento di tipo abduttivo è un’ipotesi, ossia una possibilità che deve essere sottoposta a verifica. L’ipotesi, nella concezione peirceiana, deve essere considerata come una domanda che, richiedendo una verifica, cerca una teoria.
L’inferenza abduttiva si presenta con questa forma:

Risultato: Il terreno è bagnato

Regola: La pioggia comporta il terreno bagnato

Caso: Ha piovuto

Ma non è detto effettivamente che abbia piovuto; la pioggia è soltanto una delle possibilità che avrebbero potuto comportare quella conclusione, ossia il terreno bagnato.

L’abduzione è dunque un azzardo poiché, pur fondandosi sulle premesse del ragionamento, non si configura come pura ripetizione del contenuto delle premesse medesime, come avviene negli altri due tipi di inferenza, bensì come “ricomposizione di tale contenuto semantico” (M. A. Bonfantini e G. Proni, To guess or not to guess?, p. 152): anche con premesse valide la conclusione potrebbe risultare falsa. Questo rischio è il prezzo che viene pagato a fronte del forte potenziale creativo proprio dell’abduzione: questo tipo di argomentazione, in effetti,  non si fonda sul ragionamento logico meccanico quanto sull’interpretazione del dato o “risultato”, che viene motivato facendo leva su un principio generale (o legge-mediazione). È l’elemento interpretativo che connota l’inferenza abduttiva come rischiosa, in quanto non è detto a priori che sia proprio la legge-mediazione che si ipotizza ad essere motivo dell’effetto sorprendente osservato. Ed anzi è nella scelta della legge-mediazione che si gioca la creatività e la possibilità di scoperta del ricercatore, poiché tanto più la legge-mediazione appartiene ad un campo semantico distante dal quello proprio dell’evento osservato, e tanto più è possibile ritenere l’abduzione innovativa. Ossia tanto meno la conclusione abduttiva era suggerita dalle informazioni incluse nel campo osservato e quanto più la si può connotare come una nuova conoscenza.

A tale proposito i due semiologi Massimo A. Bonfantini e G. Proni distinguono tra tre tipi di abduzione:

1) un primo tipo in cui la legge-mediazione usata per inferire il caso dal risultato è data in modo obbligato o semiautomatico: sono abduzioni che si elaborano in maniera inconsapevole, utilizzando schemi mentali abitudinari (o abiti, per dirla con Peirce) per rispondere agli stimoli provenienti dal mondo esterno;

2) un secondo tipo in cui la legge-mediazione utilizzata viene reperita e selezionata nell’ambito dell’enciclopedia disponibile: accanto agli abiti personali si utilizzano le informazioni e le conoscenze che consapevolmente si hanno, si fa riferimento ad un sapere istituzionalizzato, a teorie già esistenti;

3) un terzo caso in cui la legge-mediazione viene costituita ex novo, inventata[2]: è l’invenzione che propone una conoscenza del mondo “così come ancora non è stato” (S. Zingale, Il ciclo inferenziale, p. 11).

Peirce paragona il ragionamento abduttivo ad un tirare a indovinare (il lume naturale), appunto per la distanza esistente tra le premesse e la conclusione di tale inferenza, ma ipotizza l’esistenza di un’affinità tra la mente dell’uomo che produce un’ipotesi e la natura su cui si applica il suo interesse, sostenendo “che la mente umana, essendosi sviluppata sotto l’influenza delle leggi naturali, per questa ragione in qualche modo pensa secondo modelli naturali”(C.S. Peirce, 1929, p.269). Nelle previsioni che fanno, gli uomini sarebbero guidati da concezioni sistematiche della realtà, presenti in maniera più o meno consapevole, che determinano orientamenti di giudizio specifici. Dunque partendo da tale presupposto suppone che gli elementi che sostengono un’ipotesi sarebbero già presenti nella mente dell’uomo, ma la novità consiste nel immaginare di poter metter insieme, come attraverso un “insight”, un’intuizione, ciò che prima non si  pensava minimamente di associare.

L’abduzione, dice ancora Peirce, è “il primo passo del ragionamento scientifico”, l’inferenza mediante la quale è possibile adottare una nuova idea, un’ipotesi che possa permettere di dare spiegazione di un fatto altrimenti considerato inspiegabile. A questa deve però seguire un’inferenza induttiva, che funge da prova sperimentale dell’ipotesi (si deve ripetere molte volte un esperimento per eliminare il più possibile il frutto del caso, sosteneva Galileo Galilei), e poi quella deduttiva, che permette di trarre dall’ipotesi sperimentale le necessarie conseguenze e conclusioni. 

Note:
[1] Rifacendoci alla teoria dell’abduzione di Peirce consideriamo che con “caso” si intende la “conclusione abduttiva” o “ipotesi” del ragionamento; con “risultato” si intende il “fatto osservato”; con “regola” invece si intende la “legge generale”, l’“esperienza”.

[2] Questo terzo tipo di abduzione può a sua volta essere suddiviso in tre sottotipi: un primo nel quale la legge-mediazione viene estesa ad altro campo semantico (spostamento); un secondo nel quale la legge-mediazione crea una nuova relazione tra due elementi già presenti nel medesimo campo semantico (connessione); un terzo nel quale la legge-mediazione introduce come antecedente logico un termine inventato (inventato dal suo istitutore).

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Gestione d'impresa e i giusti obbiettivi da raggiungere: un corso per imprenditori delle PMI

Offrire agli imprenditori delle Piccole e Medie Imprese gli strumenti per valutare, in modo rapido ed efficace, le conseguenze delle proprie scelte di gestione e migliorare la propria capacità di fare progetti realizzabili nel medio – lungo termine. Sono questi gli obbiettivi di fondo del corso di formazione che terrò per La Bisaccia a partire dal 4 maggio, in comodi appuntamenti bisettimanali per un totale di 8 lezioni.

Insieme alla direttrice de La Bisaccia, Stefania Mosconi, abbiamo progettato un percorso tarato sulle esigenze degli imprenditori di piccole e medie imprese, per aiutarli a capire come gestire le informazioni economiche e finanziarie per raggiungere gli obiettivi prefissati, imparare a valutare la convenienza degli investimenti, prima di farli, a trarre i dati dal proprio bilancio, saperne misurare la redditività e valutare la propria posizione finanziaria. Nello stesso tempo affronteremo anche temi economici che aiuteranno a impostare un corretto rapporto con le banche e a conoscere gli aspetti fiscali principali e a tutelare il patrimonio personale.

Abbiamo impostato il corso seguendo diverse metodologie di insegnamento finalizzate a far emergere e condividere le conoscenze possedute dal gruppo dei partecipanti in merito ai diversi argomenti, per stimolare con loro un confronto con la mia esperienza in controllo di gestione. Ovviamente insieme alla sperimentazione di nuovi metodi e strumenti attraverso esercitazioni guidate in aula.

I dettagli del programma, il costo e le modalità di iscrizione sono consultabili sul sito de La Bisaccia.

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Target Sinergie sostiene il “Fondo per il lavoro” della Caritas: l’azienda sponsorizza la Lotteria del commercio riminese

E’ una lotteria atipica, fondata per sostenere il Fondo per il lavoro della Caritas Diocesana. E quest’anno Target Sinergie ha deciso di sostenere come sponsor questa scommessa tutta timinese, organizzata dall’associazione Zeinta de borg. Dopo il grande successo della prima edizione 2014, l’associazione Zeinta di Borg, il Fondo per il Lavoro e oltre 200 imprese riminesi, tra le quali Target Sinergie per la seconda volta lavorano assieme ad un progetto nato e studiato per aiutare il commercio e chi cerca lavoro.

Il primo premio consiste in mille e cinquecento euro in buoni d’acquisto da 5 euro spendibili all’interno del circuito dei commercianti aderenti, secondo premio 1000 euro, terzo 500 euro, inoltre, 55 premi da 100 euro, sempre in coupon da 5 euro. Il vincitore avrà 30 giorni di tempo per riscuotere il premio (secondo il Regolamento italiano delle lotterie) e dovrà necessariamente consumarlo entro il 30 settembre 2015 nel circuito delle imprese aderenti al progetto. Il 21 aprile il taglio ufficiale del nastro della Lotteria nella sala Energia del SGR di Rimini dove si svolgerà la serata di presentazione del progetto con la presenza del mons. Luigi Ricci, vicario generale della Diocesi di Rimini e dal 22 aprile si potranno acquistare i biglietti.

L’estrazione avverrà il 14 giugno 2015 presso Largo Bordoni (zona Ina Casa) durante la manifestazione ‘Zeinta in Festa’. Finalità del progetto: Promuovere il commercio riminese e aiutare economicamente il Fondo per il Lavoro e la Diocesi di Rimini che a sua volta investirà e pubblicizzerà il commercio riminese. Il ricavato andrà alla Caritas che gestisce il “Fondo per il lavoro” che si impegna a dar sostegno all’impresa nei primi mesi di assunzione.

La lotteria del Commercio Riminese è stata ideata e organizzata dai 200 commercianti per sostenere ‘Il Fondo per il Lavoro’, un patto di solidarietà per la dignità di ogni persona nato su iniziativa della Diocesi di Rimini con l’obiettivo di dare sostegno al lavoro di persone in difficoltà proprio perché il lavoro non ce l’hanno. Il Fondo per il lavoro ha individuato due percorsi: aiutare nuove attività imprenditoriali mediante un sostegno misurato nel tempo e aiutare l’inserimento lavorativo in azienda per persone disoccupate e inoccupate con l’assegnazione di borse lavoro. (Per ogni altra info sul Fondo per il Lavoro visitare il sito.

Partecipare significa aiutare tutti, disoccupati, commercianti e cittadini. Insieme per il bene della città, per il lavoro e la ritrovata dignità.

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Seminario intensivo: “Interpretazione”

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Lun, 13/04/2015 - 13:28

Il Centro studi e ricerche “José Bleger” di Rimini e l’Associazione “Area3″ di Madrid
organizzano il seminario intensivo

INTERPRETAZIONE

15 e 16 maggio     Spazio DuoMo     via Giovanni XXIII, 8     Rimini

PROGRAMMA

>>>>>>>>>>     Venerdì 15 Maggio

Ore 9.30
Tavola rotonda
Coordina: Laura Buongiorno
Massimo Bonfantini: “Interpretazione e trasformazione secondo il materialismo storico pragmaticista. Oltre Marx e oltre Peirce.”
Renato Curcio: “La costruzione socio analitica del significato.”
Leonardo Montecchi: “Delirio di interpretazione ed interpretazione del delirio.”

A seguire approfondimento delle informazioni attraverso i gruppi operativi.

Ore 15.00
Tavola rotonda
Coordina: Gabriella Maggioli
Patrick Boumard: (in attesa del titolo dell’intervento)
Federico Suarez: (in attesa del titolo dell’intervento)
Loredana Boscolo: “Interpretazione e contro transfert.”

A seguire approfondimento delle informazioni attraverso i gruppi operativi.

>>>>>>>>>>     Sabato 16 maggio

Ore 9.30
Tavola rotonda
Coordina: Raul Cifuentes (da confermare)
Violeta Suárez: (in attesa del titolo dell’intervento)
Thomas Von Salis: “Il setting come condizione quasi necessaria per fare l’interpretazione.”
Massimo De Berardinis: “L’interpretazione nel gruppo multifamigliare.”

A seguire approfondimento delle informazioni attraverso i gruppi operativi.

Ore 14,30
Tavola rotonda
Coordina: Massimo Mari (da confermare)
Franco Berardi (Bifo): “Psico architettura della illusione condivisa. Note su Leopardi, Foscolo, Schopenhauer, Nietzsche letto da Yalom e da Ferraris, Philip Dick.”
Nicola Valentino: “La costruzione di significato delle narrazioni esperienziali in socio analisi narrativa con riferimenti ad un cantiere di socio analisi.”
Soren Lander: “Interpretazione, emergente ed (eventualmente) una piccola dose di tango argentino.”

Ore 15.30
Assemblea conclusiva
Coordina: Marella Tarini

Ore 17.30
In collaborazione con Casa Madiba, per la rassegna Varchi, presentazione e discussione di libri:

” Cambiare il mondo. Lettere fra l’Italia e il Messico.”
di Leonardo Montecchi e Paolo Pagliai

Coordina: Manila Ricci

http://www.ibs.it/…/montecchi-l…/cambiare-mondo-lettere.html

Ore 19 aperitivo per congedarsi

I gruppi operativi saranno coordinati da:
Fabiola Gomez, Laura Grossi, Annalisa Valeri

>>>>>>>>>>     La partecipazione al seminario è gratuita     <<<<<<<<<<

 

Franco (Bifo) Berardi (Bologna): scrittore, filosofo e agitatore culturale.

Massimo Bonfantini (Milano): filosofo e scrittore, è professore di Semiotica, da ultimo nel Politecnico di Milano. Si è occupato dapprima dei grandi realisti inglesi, poi di marxismo, quindi di Charles S. Peirce, di cui ha curato le Opere (Bompiani, 2003).

Loredana Boscolo (Chioggia): psicologa e psicoterapeuta, docente della Scuola “Josè Bleger”, dirigente della Asl di Chioggia.

Patrick Boumard (Parigi): professore emerito dell’Università Europea della Bretagna occidentale, ove dal 1990, provenendo da un’esperienza di ricerca e didattica a Paris VIII, ha insegnato scienze dell’educazione. E’ considerato oggi uno dei massimi rappresentanti della etnografia delle pratiche educative ed è, attualmente, il presidente della “Societé Internationale d’Ethnographie”.

Laura Buongiorno: coordinatrice didattica della Scuola “Josè Bleger”.

Raul Cifuentes (Madrid): presidente dell’Associazione “Area3″ di Madrid.

Renato Curcio (Roma): direttore editoriale della Cooperativa “Sensibili alle foglie”, ricercatore socioanalitico sugli stati modificati di coscienza.

Massimo De Berardinis (Firenze): psichiatra, psicoterapeuta, docente della Scuola “Josè Bleger”, direttore dell’Unità Operativa di Psichiatria Asl di Firenze.

Fabiola Gomez (Rimini): educatrice professionale, docente della Scuola “Josè Bleger”.

Laura Grossi (Rimini): pedagogista, docente della Scuola “Josè Bleger”.

Soren Lander (Göteborg): psicologo e psicoterapeuta.

Gabriella Maggioli (Rimini): psicologa e psicoterapeuta, docente della Scuola “Josè Bleger”.

Massimo Mari (Jesi): psichiatra e psicoterapeuta, docente della Scuola “Josè Bleger”, direttore del Dipartimento di Psichiatria di Jesi.

Leonardo Montecchi (Rimini): psichiatra e psicoterapeuta, direttore della Scuola “Josè Bleger”.

Manila Ricci (Rimini): Casa Madiba.

Federico Suarez (Madrid): psicologo e psicoanalista, membro dell’Associazione “Area3″ di Madrid, docente della Scuola “Josè Bleger”.

Violeta Suarez Blazquez (Madrid): psicologa e psicoanalista, vicepresidente dell’Associazione “Area3″ di Madrid.

Marella Tarini (Senigallia): psichiatra e psicoterapeuta, ricercatrice della Scuola “Josè Bleger”, direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche di Senigallia.

Nicola Valentino (Roma): ricercatore in socioanalisi narrativa della Cooperativa “Sensibili alle foglie”.

Annalisa Valeri (Rimini): psicologa e psicoterapeuta, docente della Scuola “Josè Bleger”

Thomas Von Salis (Zurigo): psichiatra infantile e psicoanalista, docente della Scuola “Josè Bleger”.

 

 

 

 

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Anche l'Avvocato Davide Grassi alla Giornata della Legalità di Urbino

URBINO – Il 27 marzo ad Urbino si terrà la Giornata della Legalità, una giornata per informare i cittadini e far conoscere il fenomeno mafioso inteso non solo come organizzazione criminale ma anche come quel sistema che interessa tanto le grandi quanto le piccole realtà e che racchiude in sé tutti quei comportamenti illeciti come la corruzione, le tangenti, le speculazioni edilizie, eccetera che avvengono con la connivenza interessata dei ceti dirigenti e che hanno riempito le pagine di cronaca degli ultimi mesi, dallo scandalo Mose, a Mafia Capitale passando per l’EXPO.

L’evento, organizzato dall’associazione del M5S Urbino.org con il patrocinio del Comune di Urbino e della Provincia, ha lo scopo di sensibilizzare il più possibile l’attenzione dell’opinione pubblica su un tema di stringente attualità come quello della lotta alla mafia e delle implicazioni che le associazioni di stampo mafioso possono avere quando arrivano ad infiltrarsi nella pubblica amministrazione, negli appalti, negli ospedali e nelle istituzioni in genere.

La giornata avrà inizio alle 9.30 di venerdì 27 marzo, presso il collegio Raffaello di Urbino con la conferenza “Mafie in Italia, da Cosa Nostra a Mafia-Capitale” in cui interverranno l’avvocato Enzo Ciconte, professore di storia della criminalità organizzata, l’avvocato penalista Davide Grassi, che si è occupato di numerose inchieste su infiltrazioni mafiose e il senatore del M5S Mario Giarrusso, avvocato impegnato nella lotta alla mafia e attualmente membro della commissione parlamentare antimafia. Insieme approfondiranno il tema delle infiltrazioni mafiose nella pubblica amministrazione, illustrando l’evoluzione e le diverse forme di criminalità organizzata e la sua diffusione  nel nostro paese.

Nel pomeriggio l’evento proseguirà al cinema Ducale di Urbino dove dalle 17 è prevista la proiezione del docufilm “La Trattativa” di Sabina Guzzanti, film di denuncia sul rapporto Stato-Mafia di cui poco si è parlato nel momento della sua uscita nelle sale, a causa dello scomodo argomento trattato, ma che è tornato alla ribalta a seguito della sua proiezione alla Camera dei Deputati per volontà dei parlamentari pentastellati  dopo la quale è partito un tour di proiezioni e dibattiti disseminati per tutta Italia che ha fatto sempre registrare il tutto esaurito. Alla proiezione seguirà un incontro dibattito con la stessa Guzzanti che sarà a disposizione dei presenti per rispondere alle domande del pubblico. Presente al dibattito anche la deputata del M5S Giulia Sarti, impegnata da anni nella lotta alla mafia e componente della commissione giustizia e della commissione antimafia alla Camera (per info e prevendite www.urbino.org).

L’evento terminerà con una fiaccolata cittadina alle ore 21.30 in piazza della Repubblica in ricordo delle vittime delle stragi di mafia alla quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. A conclusione della fiaccolata interverrà, tramite un video messaggio, il magistrato Nino Di Matteo, pubblico ministero nel processo sulla trattativa Stato-mafia, costretto a vivere sotto scorta per le minacce di morte ricevute dal boss Totò Riina, per darci una testimonianza tangibile di cosa significhi oggi essere in prima linea nella lotta alla mafia (ancora da confermare la partecipazione Nino Di Matteo).

L’auspicio è quello che la Giornata della Legalità raccolga una sentita partecipazione da parte di tutti, cittadini e forze politiche con la speranza di vedere in prima fila tutti i nostri consiglieri comunali fino ad arrivare alle maggiori autorità locali, per dare un forte segnale di condivisione di quello che è l’intento della manifestazione, ovvero la lotta alle mafie e la promozione della legalità.

Il programma

• 9.30 presentazione della Giornata della legalità
Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica – sala Raffaello
Sindaco Maurizio Gambini
Consigliere Emilia Forti
Prof. Gualtiero De Santi

• 10 conferenza: Mafie in Italia, da Cosa Nostra a Mafia-Capitale
Collegio Raffaello, Piazza della Repubblica – sala Raffaello
prof. Enzo Ciconte
senatore Mario Giarrusso
avvocato Davide Grassi
modera Andrea Cangiotti

• 17 proiezione film: La Trattativa di Sabina Guzzanti
Cinema Ducale, Via F. Budassi
avvocato Davide Grassi

• 19 dibattito
Cinema Ducale, Via F. Budassi
regista Sabina Guzzanti
deputata Giulia Sarti

• 21.30 fiaccolata
Piazza della Repubblica
video conferenza con Nino Di Matteo (da confermare)
consigliere Emilia Forti

 

Notizie
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Nuovo inserimento di personale svantaggiato: il Csr affida a In Opera l’appalto Vulcangas per le pulizie uffici

Legge 17 e pulizie uffici, un nuovo affidamento di lavori per sostenere l’inserimento di persone svantaggiate alla cooperativa sociale In Opera dal Consorzio Sociale Romagnolo (Csr), il consorzio delle cooperative sociali riminesi. Il Csr ha ottenuto dalla Ditta Italiana Gas Liquidi S.p.A. proprietaria del marchio Vulcangas di Poggio Torriana (Rn) il servizio di pulizia degli uffici di direzione, amministrazione, dell’ufficio tecnico e dell’ufficio commerciale, autotrazione.

Si tratta di un nuovo appalto in convenzione attraverso la Legge Regionale 17 (la legge regionale che regolamenta e sostiene l’inserimento di persone svantaggiate nel mondo del lavoro) e che si inserisce nella lunga e positiva tradizione di servizi inerenti le pulizie aziendali, svolti da diverse cooperative sociali aderenti al CSR. Il Csr ha affidato alla cooperativa In Opera lo svolgimento del lavoro in appalto, che avrà una durata di 12 mesi, dal 16 febbraio 2015 al 15 febbraio 2016, e che prevede l’inserimento di una persona.

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Il garante dei carcerati: il vero problema è che manca un direttore a tempo pieno

(Tratto dal Corriere Romagna) RIMINI. «Non è il sovraffollamento il principale problema del carcere di Rimini, ma l’assenza di un direttore a tempo pieno». Parola del garante dei detenuti Davide Grassi che ieri ha fatto il punto della sua attività durante la IV commissione consiliare. Grassi, che ricopre dal l’incarico dal mese di novembre ha già le idee chiare sulla situazione ai Casetti. Specie dopo le quattro ispezioni (con gli onorevoli Giulia Sarti, Tiziano Arlotti, Ernesto Preziosi e con il garante regionale Desi Bruno) portate a termine «sempre a sorpresa - puntualizza - per avere le idee chiare sulle carenze reali della struttura».

Il carcere dei Casetti ospita oggi 104 detenuti di cui 50 stranieri. E specie con questi ultimi il rapporto è difficile perché «non conoscono la nostra lingua, né le leggi ed è difficile comunicare oltre che mediare con le famiglie».

Il problema principale è però l'assenza in pianta stabile di un direttore (quello che c’è oggi rimarrà sino ad agosto) perché «è difficile organizzare progetti formativi e ottenere autorizzazioni per il lavoro esterno».

Il paradosso dei Casetti è rappresentato da «una sezione completamente ristrutturata che resta però chiusa e inagibile per mancanza del collaudo, mentre nell’altra ala ci sono 4 o 5 detenuti per cella in cui il bagno si trova di fianco al fornello, dove ci sono infiltrazioni d’acqua e soffitti da ripristinare».

Qualcosa è stato fatto «a livello di servizi igienici e di altre zone fatiscenti, con l’aiuto degli stessi detenuti» ma per Grassi è davvero troppo poco.

E i problemi non finiscono qui. «C’è un difficile rapporto con la Magistratura di sorveglianza che offre risposte tardive e troppo spesso negative». Un problema emerso forte durante le feste di Natale quando alcuni carcerati si sono visti negare i permessi premio «e questo ha esasperato gli animi e creato difficoltà anche agli educatori che stanno lavorando bene».

Senza dimenticare «gli spazi esterni riservati ai familiari dei detenuti per i colloqui, in cui esiste anche un’area verde con i giochi che è assolutamente disastrata, mentre sarebbe molto utile sistemarla per non traumatizzare i bambini che vanno a trovare il papà in carcere».

Il garante Grassi ha fatto visita anche alla comunità di San Patrignano che oggi annovera ben 1.300 ospiti dove si trovano anche 108 detenuti in affidamento sociale, 48 agli arresti domiciliari, 14 in detenzione domiciliare più un articolo 21.

Dicono di noi
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“Cambiare il mondo. Lettere fra l’Italia e il Messico”

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Lun, 23/02/2015 - 23:36

VARCHI! Presentazione di libri per allargare l’area della coscienza promossa da
Scuola Bleger e Casa Madiba

NEXT STOP: Sabato 14 marzo dalle ore 16.00 Casa Madiba Network
Casa Occupata_Laboratorio antirazzista cittadino per i nuovi diritti
Via Dario Campana (dietro il civico 61) vicino all’Amir ( Rimini)

Presentazione di “Cambiare il mondo. Lettere fra l’Italia e il Messico”, ed. Sensibili alle foglie, di e con Leonardo Montecchi e Paolo Pagliai (in collegamento via web conference da Città del Messico)

>>CAMBIARE IL MONDO<<
In un’epoca che non riesce più a immaginare la costruzione di un sistema di relazioni diverso da quello dettato dal capitalismo, gli autori, uno in America Latina e l’altro a Rimini, si scambiano lettere sui temi del cambiamento sociale e politico.
A fronte della perdita dei riferimenti propri del Novecento, con le sue ideologie e le sue rivoluzioni, essi si interrogano sulle pratiche che potrebbero sostituire i paradigmi precedenti per cambiare il mondo.
Immaginare una forza istituente che, dal basso, reinterpreti la realtà e sappia orientare gli umani verso una società finalmente giusta e accogliente, sembra una necessità impellente, considerata la ferocia (o la banalità) del sistema in cui viviamo.
In questi informali scambi di idee e riflessioni molti lettori potranno riconoscere il loro smarrimento, i loro riferimenti culturali e la loro ansia di cambiamento.

Leonardo Montecchi, Paolo Pagliai: “Cambiare il mondo. Lettere fra l’Italia e il Messico” (Sensibili alle foglie, 2015)

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“Sull’intimità”: il passaggio dall’Io al noi

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Lun, 23/02/2015 - 23:30

Sabato 14 marzo, dalle 9.30 alle 12.30, presso la sede della Scuola Bleger in via Circonvallazione Occidentale 122, a Rimini, si terrà un seminario con Mario Galzigna: prendendo spunto dal libro “Sulla Intimità” di Francois Jullien (ed. Cortina, 2014) si discuterà della problematica del passaggio dall’io al noi.

Mario Galzigna, docente di filosofia all’università di Padova e curatore dell’ultima edizione de “La storia della follia” di Michel Foucault in italiano, ha studiato epistemologia ed etnopsichiatria ed è autore di numerosi testi. L’ultimo libro pubblicato è “Rivolte del pensiero: Dopo Foucault, per riaprire il tempo” (Bollati Boringhieri Saggi, 2014).

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Sul mensile Tracce la nuova campagna pubblicitaria Target Sinergie: qualità e competitività si possono coniugare con utilità sociale

Ha debuttato nel numero di Tracce dedicato al decennale della scomparsa di Don Giussani la nuova campagna pubblicitaria di Target Sinergie. La rivista internazionale di Comunione e Liberazione, in distribuzione in questi giorni ad abbonati e in edicola, reca infatti la prima delle due uscite promozionali che Target Sinergie ha predisposto, per promuovere i propri servizi e sopratutto la propria visione aziendale sui valori sociali: produttività e competitività che però “non lascia indietro nessuno, neanche chi ha disabilità».

«C’è chi crede che qualità e competitività si possano coniugare con utilità sociale. – recita l’headline della pagina, che prosegue: «Noi, ad esempio, quando parliamo di Logistica, Facility Management, igiene». Un messaggio che vuole sottolineare come i metodi di lavoro per erogare servizi alle imprese di Target Sinergie comprendono il «coinvolgimento e la formazione continua dei dipendenti, un team valido di progettisti e analisti dei servizi, un controllo di gestione rigoroso».

Sappiamo bene in Target Sinergie che il mercato il più delle volte è interessato al solo risultato, e probabilmente i nostri partner ci hanno scelto per questo. Ma abbiamo voluto sottolineare nel messaggio pubblicitario che «a noi piace sapere che scelgono un metodo che non lascia indietro nessuno, neanche chi ha disabilità».

L’inserzione pubblicitaria è stata prodotta in Target Sinergie dall’ufficio Comunicazione in sinergia con il servizio Commerciale, testi e coordinamento di Enrico Rotelli, grafica di Isabella Manucci, foto di Riccardo Gallini.

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“Medici senza camice. Pazienti senza pigiama”. Socioanalisi narrativa dell’istituzione medica

Scuola di prevenzione José Bleger Rimini - Gio, 05/02/2015 - 10:15

Varchi! Presentazione di libri per allargare l’area della coscienza
1° Appuntamento – Venerdì 13 febbraio dalle ore 16 alle ore 19 presso Casa Madiba Network
Via Dario Campana 61 dietro la palazzina AMIR – Rimini
>>>Presentazione della ricerca:
“Medici senza camice. Pazienti senza pigiama”.
Socioanalisi narrativa dell’istituzione medica

Saranno presenti Nicola Valentino e qualche medico del collettivo.
Questo libro è il frutto di un cantiere di socioanalisi narrativa voluto da un gruppo di studenti di medicina e di medici specializzandi per indagare e raccontare i limiti dell’istituzione medica. L’esperienza di tirocinio ospedaliero, mettendoli a confronto con la pratica di spersonalizzazione dell’ammalato e con il rapporto gerarchico istituito dal corpo medico con le altre figure professionali dell’ambito sanitario, ha generato in loro malessere e insoddisfazione.
Di qui l’esigenza di un confronto che ha aperto il cantiere anche ad alcuni operatori, impegnati in ambito sanitario con altri ruoli professionali, e persone interessate al tema, che svolgono attività estranee alla relazione di cura. La raccolta narrativa e la riflessione collettiva hanno individuato due grandi aree tematiche: i dispositivi della formazione medica e la forma istituita della relazione medico-paziente. Ci si è soffermati perciò sulle modalità della formazione dei medici al loro ruolo e all’identità di gruppo e ci si è interrogati sulla costruzione del paziente come oggetto passivo, osservando come questa modalità relazionale sia fonte di un malessere aggiuntivo per la persona ammalata. I partecipanti al cantiere, infine, hanno provato a immaginare parole nuove e momenti formativi autogestiti, orientati a relazioni di cura rispettose, paritarie e non passivizzanti.
Relazioni che vedano protagonisti medici senza camice e pazienti senza pigiama.
Gli incontri della Rassegna “Varchi!” si svolgeranno negli spazi autogestiti e riutilizzati di Casa Madiba Network in Via Dario Campana dietro il civico 61 a fianco dell’AMIR

Info: lab.paz@gmail.com – www.bleger.org
FB: Casa Madiba – Scuola Bleger Twitter: @labpazproject

>>>Cos’è la rassegna “Varchi! Presentazioni di libri per allargare l’area della coscienza”:
Varchi! è transito e movimento.
Varchi! è una rassegna di presentazione di libri che vuole scuotere le coscienze ed immaginare processi di liberazione possibile.
Varchi! è il campo della possibilità, della ricerca della sincronia fra tanti e tante.

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Natale 2014, il sostegno Target Sinergie alla scuola Little Prince (Nairobi, Kenia) dell’Avsi, al Centro 21, alla Service web e a Casa Sant’Anna

Target Sinergie vuole rendervi partecipi del proprio impegno sostenendo alcune opere in occasione del Natale 2014. La scelta è orientata all’aiuto alle giovani generazioni, un messaggio positivo per il futuro che si concretizza nella nostra terra e all’altro capo del mondo.

Quest’anno sosterremo la Scuola Little Prince a Nairobi in Kenya, progetto di AVSI. Il merito di quest’opera è di aiutare famiglie povere che non possono permettere ai figli di andare a scuola, a causa dei costi insostenibili o per l’aiuto che il bambino poteva dare alla famiglia. Nata nel 2000 come doposcuola, in una struttura provvisoria, oggi la scuola conta 350 alunni e dispone di un asilo, di una biblioteca, di un laboratorio artistico, di un teatro, di una classe di informatica, di una mensa, di una cucina e di uffici amministrativi.

Più vicine a noi territorialmente le altre tre realtà che sosterremo per questo Santo Natale, acquistando prodotti artigianali confezionati dalle persone nel corso delle attività svolte presso le varie opere.

La prima è il Centro21 di Riccione, che si occupa prevalentemente del supporto alle famiglie di adolescenti e adulti con disabilità mentali. La seconda è la cooperativa Service Web di Rimini, che accompagna i bambini nella crescita e nell’educazione attraverso gli innumerevoli e qualificati servizi per l’infanzia. Infine, il nostro aiuto va a Casa di Sant’Anna, casa di accoglienza per ragazze madri.

Con la speranza che il nostro piccolo gesto possa ispirare le imminenti festività, Target Sinergie e le sue consorziate vi augurano un Buon Natale e un Felice 2015.

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