La linea editoriale di un blog. Del perché darsi delle regole ben precise

La linea, disegno animato di Osvaldo Cavandoli

Considero un blog alla stessa stregua di un giornale. Ha un'identità che si esprime attraverso i contenuti – nome, titoli, testi, immagini – ha degli argomenti prevalenti, degli orientamenti, una diffusione tra i lettori. Insomma, una volta avviato vive di vita propria. E in base a quella vita ha poi più o meno successo. Se per successo intendiamo fare il proprio sporco lavoro con dignità, gusto e un minimo di riscontro tra i lettori secondo i propri parametri. Non ha i limiti della carta, un blog, ma non ha nemmeno le potenzialità che la carta stampata offre. Insomma, credo che nel proprio piccolo – o grande – chi si appresta a creare un blog debba porsi non poche domande preliminari. Non tantissime, ma nemmeno poche.

Una certamente è fondamentale: di cosa voglio scrivere? La risposta che ci diamo è di quelle fondamentali, è il solco che delimita il nostro (futuro) fare quotidiano. O settimanale, mensile: dipende da quanto si è prolifici. E' il perimetro che ci contraddistinguerà di fronte alla Ragnatela Globale. Ma è anche la palizzata dietro la quale proteggerci per raccogliere la sicurezza necessaria per affrontare l'oggetto della nostra ricerca. O che tiene fuori gli argomenti che giammai affronteremo. Tanto più è delineato il tema generale del nostro blog, tanto più avremo argomenti da sviluppare per incontrare un pubblico più o meno di riferimento, da fidelizzare e da incontrare attraverso i commenti (quando ci sono, beninteso). E tanto più ci aiuterà a trovare idee per superare gli inevitabili blocchi di creatività che col procedere del tempo sconteremo sulla nostra strada digitale.

Abbiamo subito un infarto, la nostra vita è cambiata e vogliamo condividere l'esperienza aprendo un blog? Buona idea: si può puntare su un vasto pubblico maschile (dai 40 anni in su) e femminile (over 50), poiché è la prima causa di decessi in Europa e la quinta malattia per diffusione. Dal day after il ricovero alla dieta, dal trauma psicologico allo sport consigliato, ecco che la vostra linea editoriale è tracciata. Siamo dei consiglieri comunali e vogliamo parlare della politica del natio borgo selvaggio? Va bene, perfetto, parliamo di politica. E allora giù con i resoconti di vibrati consigli comunale, via con l'epica di un provvedimento amministrativo, colpiamo con l'arguzia una posizione avversaria, mostriamo le rabbiose ragioni di un'interrogazione fondamentale. Il terreno di gioco è chiaro, il lettore sa cosa troverà, per convenire o per rifiutare le tesi che legge – è un suo diritto – ma sa di cosa si parla e per questo ha digitato l'Url o cliccato il link.

E' chiaro che poi non possiamo pubblicare un post sul panettone che abbiamo fatto per natale con il lievito madre. A meno che il panettone non sia un tonico per il miocardio (vedi sopra), il lettore non capirebbe la proposta. Mica perché sono argomenti inconciliabili – Robert Maynard Pirsig ha scritto un libro dal titolo “Lo Zen e l'arte della manutenzione della motocicletta”, il che, diciamolo, concilia l'inconciliabile - ma perché si aspetta qualcosa da voi su un dato argomento. Quando torna sul vostro blog o entra dal motore di ricerca cerca qualcosa di interessante e originale. Se siete abili potete anche divagare, ma senza spezzare il filo narrativo che lega il vostro blog, il tema che lo permea e il vostro lettore. Spiazzarlo con qualcosa che non c'entra nulla, è più che rischioso. Per me, da lettore, è una caduta di stile.

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