Il clandestino coraggioso «premiato» col permesso. Ha fatto catturare due rapinatori ma è stato a sua volta fermato

Santarcangelo - Da ieri mattina ha un permesso di soggiorno. Per motivi giudiziari, ma pur sempre un regolare permesso. Che cancella la parola clandestina dallo status del giovane senegalese, il quale sabato pomeriggio, a Santarcangelo di Romagna ha assistito ad una rapina al supermercato e, invece di "eclissarsi" ha seguito il rapinatore, ha aspettato i carabinieri e ha testimoniato. «Non ho avuto paura - dice di quei momenti il 26 enne di Dakar, venditore ambulante da cinque anni, da quando è atterrato a Malpensa con il visto turistico - il rapinatore pensava a scappare, non certo a me». L'uomo in fuga è Giuseppe D'Ascillo, 32enne, già implicato in un caso di omicidio, la morte di Stefano Ciaramella il 2 settembre 2001 a Napoli, ma risiede a Bellaria dopo la scarcerazione. Scappa verso una Opel guidata dal collega di lavoro Gaetano Amirante, 37 enne. Ma tutto questo il ragazzo senegalese, del quale per motivi di sicurezza omettiamo il nome, non poteva certo saperlo. E non ha avuto paura nemmeno mentre aspettava i carabinieri di Santarcangelo, «non ho pensato se mi mandavano via o no dall'Italia», racconta dallo studio del suo avvocato, Roberto Luceri di Rimini, dove ha accettato di incontrarci.

Testimonia: ricorda il volto del rapinatore che è passato due volte con l'auto davanti al supermercato, proprio accanto a lui, mentre sta vendendo borse e magliette. Lo vede poi estrarre la pistola e lo segue mentre scappa, svoltando l'angolo. Riesce a vedere le ultime due cifre della targa. E le riferisce ai carabinieri. Eppure, lo hanno dovuto fermare: il ragazzo, a Dakar diplomato ragioniere ed ebanista per pagarsi gli studi, in Italia è invece un clandestino, con un decreto di espulsione sul capo, firmato a Bergamo nel 2006. Ma al nucleo Investigativo dei Carabinieri di Rimini, sotto il comando del capitano Nello Claudini, «mi hanno trattato bene: non ero rinchiuso in cella, anzi mi muovevo liberamente e mangiavo alla loro mensa. Non avevo paura, non pensavo che mi potevano portare via, c'era un bel clima», dice di quelle ore passate al comando di Rimini. Insomma, la legge è legge, ma in questo caso non è stata cieca o ottusa: inquirenti e Pm, Irene Lilliu, utilizzano la possibilità del Permesso di soggiorno per motivi giuridici. L'altro ieri quindi la revoca del fermo, ieri invece i militari lo hanno accompagnato in Questura, a Rimini, dove sono iniziate le pratiche per il permesso di soggiorno giuridico. Lo stringe in mano, il tagliandino, davanti il nome scritto a penna, dietro una foto tessera che invecchia questo ragazzo di 26 anni: è la prova che tutto il passato e la clandestinità sono cancellati. Durerà sei mesi, durante i quali il ragazzo, oltre a testimoniare al processo, potrà cercare un lavoro ed ottenere tutt'altro tipo di permesso di soggiorno, quello biennale. Ed è contento ora: «in questi anni ho sempre pensato al permesso di soggiorno. E non mi l'aspettavo certo arrivasse così».

Pubblicato su l'Unità, fascicolo nazionale e cronaca Emilia - Romagna

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